La moglie olandese Book Cover La moglie olandese
Ellen Keith
narrativa storica, narrativa contemporanea, narrativa straniera
Newton compton editori
4 aprile 2019
kindle, cartaceo
351

Amsterdam, 1943. I tulipani sbocciano in cerca di normalità. I nazisti si stringono intorno alla città. Gli ultimi barlumi di resistenza sono stati spazzati via; Marijke e suo marito vengono arrestati e deportati in due diversi campi di concentramento in Germania. Dall'altra parte del filo spinato, l'ufficiale delle SS Karl spera di essere all'altezza delle aspettative di gloria di suo padre.                                              Buenos Aires, 1977. È in corso la "guerra sporca" argentina, una repressione violenta di tutti i dissidenti al regime. Luciano si trova in una cella senza sapere se uscirà mai di prigione. Dall'Olanda, alla Germania, fino all'Argentina, la storia di tre persone che condividono un segreto sta per intrecciarsi nell'ombra di due dei regimi più terribili di tutta la storia moderna.

Devo essere onesto. Con te e con me stesso. Devo essere onesto su chi sono. Ho nascosto la verità per tanto di quel tempo, per paura, per la convinzione che quello che sento sia sbagliato. Che tu mi avresti odiato per questo. Ho sperato di essere il figlio che hai sempre voluto io fossi: un uomo forte e coraggioso. Ma io non lo sono.

 

 

 

Spesso si tende a dimenticare il passato, ciò che si è vissuto, ciò che si è perito. Spesso si pensa al futuro, a come continuare la nostra vita, velocemente. Spesso non si riesce ad immaginare ciò che sarebbe potuto accadere nel secolo scorso: il periodo delle cruente guerre. Guerre parallele, simili nel ragionamento, simili nelle torture… eppure in luoghi così distanti fra loro. Ellen Keith, l’autrice, mi ha fatto ricordare cos’è veramente la sofferenza, il dolore, l’essere cattivi, spietati, senza pietà. Karl, Marijke e Luciano, i tre protagonisti delle tre storie narrate, hanno vissuto in questo periodo senza gioie veritiere, senza colori. Tutto era concentrato nel ‘ripulire la razza umana’. Come può essere possibile che sia esistita tanta violenza? Le persone venivano catturate, rese prigioniere, torturate, uccise. E questo perché? Non seguivano gli schemi. Non c’era alcun tipo di libertà. Dovevi essere parte della massa. Non potevi innamorarti di una persona del tuo stesso sesso, non potevi esprimere la tua opinione politica, non potevi conoscere la verità. Non potevi vivere.

 

Karl, un ragazzo qualsiasi che voleva semplicemente entrare nelle grazie del padre, cercare di compiacerlo, di renderlo fiero di lui. Sin da piccolo era stato portato sulla strada da loro considerata giusta. Diventato schutzhaftlagerführer, iniziò a vivere in un modo diverso. Era l’unico modo per rendere felice il padre, non poteva fallire. Karl, però, non sempre riusciva a mantenere la mente ferma. Vedeva troppi corpi morire, troppe donne e bambini massacrati. Vedeva troppo. L’unico piacere che aveva era Marijke, una donna olandese innamorata follemente del marito, che a costo di vivere (o forse sopravvivere) ha scelto di intraprendere una carriera che l’avrebbe portata alla salvezza, almeno ciò che sarebbe rimasto di lei. I due iniziarono a essere la forza gli uni degli altri. I loro lavori erano routine, svolgevano tutto passivamente, sperando che tutto finisse, che arrivasse presto la sera per gustarsi l’unico attimo di passione. Infine l’amore, o ciò che è simile a tal sentimento, vince sempre su tutto. Magari fosse stato così anche per Luciano, catturato per aver partecipato ad una protesta. Lui, un altro giovane ragazzo, argentino, privato della libertà di essere se stesso, di credere in una determinata forma di governo. Nonostante fosse riuscito in qualche modo a sopravvivere, lavorando alla traduzione di fascicoli, riuscirono a capire il suo orientamento sessuale e le torture iniziarono ad essere così potenti, che il suo corpo non riuscì a sostenerne il peso.

 

 

 

 

 

 

I dettagli più macabri sono descritti in maniera eccellente, crudamente. Le immagini, così, si imprimono nella mente, vividissime. E se fossi stata io al loro posto? Sarei sopravvissuta? Sarei morta il primo giorno? Perché farli patire per giorni di fame, di sete, le torture se poi, in un modo o nell’altro li uccidevate sempre? Perché godevate a vedere le persone soffrire? Cosa vi si era messo nella mente?

 

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò che hanno vissuto le persone nelle guerre è troppo doloroso, anche solo per ricordarlo, immaginarlo. Mentre lo leggevo sensazioni quali ansia e paura, terrore, mi hanno fatto riflettere. Può accadere di nuovo. Credo sia un’ottima spinta a vivere la nostra vita finché possibile. Non possiamo scrivere l’inizio o la fine del nostro libro, ma possiamo scriverne lo svolgimento: la parte migliore, la nostra.

 

 

 


 

Ellen Keith. Scrittrice canadese di successo, ha vinto il prestigioso premio Harper Collins/UBC per la categoria Best New Fiction. Recentemente si è laureata alla ‘University of British Columbia’s MFA’ in scrittura creativa. I suoi lavori sono apparsi in pubblicazioni come il ‘New Quarterly’ e il ‘Globe and Mail’. Attualmente vive ad Amsterdam.

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