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Recensione: “La mia vita dentro al D.A.P” di Elisabetta Guidotti, RiStampa Edizioni

La mia vita dentro al D.A.P. Disturbi da Attacchi di Panico. Racconti e pensieri Book Cover La mia vita dentro al D.A.P. Disturbi da Attacchi di Panico. Racconti e pensieri
Elisabetta Guidotti
Narrativa
RiStampa edizioni
26 febbraio 2019
cartaceo, ebook
146

Mi sentivo forte, invincibile, non dicevo mai di no! Tempo per me stessa mai, corse, stress, sentimenti pochi, emozioni? No, non potevo perdere tempo con queste sciocchezze, una wonder woman invincibile!
Il panico mi bussava alle spalle ogni tanto ma, non potevo perdere tempo! Chi sei, che vuoi non mi spezzi mica! Psicologi, Psichiatri, non ho nulla da dirvi la mia vita va benissimo così!
Un bel giorno... STOP!
"Hai ignorato tutti i miei consigli! Non riesci a cambiare la tua vita? Bene ci penso io!"
Il Sig. Panico in maniera molto irruente si è preso tutto!
Non esisteva più niente, la wonder woman era diventata un piccolissimo esserino da accudire giorno e notte! Come è possibile?
Non mi capacitavo, volevo combatterlo, sconfiggerlo ma, era una battaglia troppo forte.
Alla fine mi sono arresa.
In un anno quella che ero, come vivevo, la mia corazza, tutto spazzato via, in maniera irruente, devastante e invalidante!
Gli attacchi di panico bisogna conoscerli bene, non possiamo ignorare i messaggi che il nostro corpo ci manda, io ho fatto di testa mia, ho buttato al vento due anni della mia vita, per poi rendermi conto che lui, il panico, voleva solo il meglio per me. Era ora di smetterla con quella vita, era ora di pensare a me stessa!
L'ho fatto! Ho lottato con tutte le mie forze, ho fallito e fallito molte volte ma, non mi sono mai arresa!
Sono stata aiutata in tutto questo, ho fatto un percorso fatto di farmaci, psicoterapia e tecniche di rilassamento. È stata dura, durissima ma, dopo aver perso tutto, piano piano ho ripreso la mia vita ma, non quella che conducevo prima, una vita nuova fatta di piccole cose, di emozioni, di amore, di serenità, come un bimbo che per la prima volta inizia a fare i suoi primi passi e scopre il mondo visto da una prospettiva diversa, ecco il mio paragone, ero proprio io!
Il mio consiglio? Accettate di avere un problema, chiedete aiuto, seguite un percorso adatto a voi.
Ho conosciuto l'inferno ma vi assicuro che se ne può uscire! Amatevi con tutte le vostre forze, non commettete l'errore di voler guarire per qualcun'altro, fatelo esclusivamente per voi stessi!
Oggi ringrazio il mio amico panico per avermi reso diversa.

“Un giorno ti alzi e vedi il mondo intorno a te girare. Nella testa solo una gran confusione;…Ti arriva tutto così, all’improvviso…Da quel momento, la mia vita è cambiata; da quel momento io non ero più io.”

 

Gli attacchi di panico, l’ansia, le fobie. Non è tanto facile parlare di questi argomenti, anche perché è difficile comprendere quanto sconvolgano la vita fin quando non si cade nella loro rete soffocante.

Ho sempre le parole di mia nonna impresse nella testa. Lei soffriva di questa patologia, perché di una patologia si tratta, e come tale deve essere considerata. Eppure, quando mia nonna stava male, quando le mancava il respiro e la confusione s’impadroniva della sua mente, spesso veniva ignorata dagli adulti di allora che quasi si irritavano quando lei esternava il suo malessere.

Ma io ricordo le sue parole ancora oggi, il suo dialetto stretto e lo sguardo sofferente che indirizzava a chi prendeva sotto gamba questi suoi momenti difficili. «Non giudicare mai ciò che non conosci», ripeteva dall’alto dei suoi capelli bianchi.  E quanta saggezza c’era nelle sue parole!

 

Ora, purtroppo, capisco bene il senso di quella frase, anche se avrei preferito ignorarlo. Per questo quando ho avuto davanti agli occhi il libro di Elisabetta Guidotti ho deciso di leggerlo. Cosa mi aspettavo di trovare? Forse solo un po’ di comprensione, forse volevo solo sentirmi meno sola. Eh si, perché, come dice l’autrice, la solitudine, per chi soffre di D.A.P., è la cosa che più fa male

 

Ora, la solitudine che provi, da sola, a casa, sotto le coperte, è più pesante di qualsiasi dolore

 

Solitudine, un vuoto pieno di troppi pensieri che annaspano tra i ricordi. Una malinconia di fondo che non riesce a trovare sfogo nel presente, ma si attacca al passato, a ciò che si era, come se solo quel tempo fosse accarezzato dai raggi del sole. E poi c’è la paura. Paura di non farcela, di non vedere davanti a te altro che il nulla.

Mentre leggevo passo per passo i pensieri di Elisabetta Guidotti, mi sembrava di sentir parlare me stessa. Ed era consolante sapere che c’erano altre persone che provavano ciò che io, più di una volta ha provato sulla mia pelle, non perché facesse piacere la sofferenza altrui, ma solo perché il senso di isolamento, che è strettamente legato a questa patologia, grazie alle sue parole veniva meno. Era come se qualcuno avesse fatto scoppiare quella bolla di sapone che mi isolava dal resto del mondo, permettendomi di respirare nuovamente aria pulita.

Credo che questo sia il primo passo da fare per poter rialzare la testa e cercare di reagire. Ma, per uscire dalla prigione dove le tue paure ti rinchiudono, bisogna andare oltre; è vero che da soli è difficile superare tutto, ma è ancor più vero che se non ritroviamo noi stessi è impossibile.

Gli attacchi di panico, dice l’autrice, sono un grido di aiuto che inconsciamente ci indirizziamo. Troppo presi da tutto ciò che è  l’esterno, spesso ci dimentichiamo di guardare a quello che veramente siamo, a ciò che vogliamo. Quello che noi vediamo come nemico, in realtà, non è nient’altro che l’arma attraverso la quale il nostro Io rinchiuso cerca di palesarci la sua sofferenza.

Devo dire grazie al Sig. Panico, sapete? Prima dei mie disagi era un “iceberg”. Sentimenti pochi, pessima moglie, pessima mamma… Dopo aver toccato il fondo, mi sono resa conto di una cosa importante. La vita, ragazzi, è una sola e, sicuramente, troppo corta… Molto probabilmente, se il mio fisico non avesse ceduto, non mi sarei resa conto che stavo portando avanti la mia vita in una maniera disastrosa per tutti.

Bisogna un po’ recuperare fiato, lasciare spazio a se stessi e sorridere al mondo. Amare e soprattutto amarsi. Avere qualcuno vicino per cui lottare è senza dubbio una spinta in più. Non a caso la Guidotti dedica il suo libro al suo bimbo, nel quale ha trovato un confidente prezioso e una delle più importanti ragioni per lottare per il domani.

Mentre scriveva questi ed altri pensieri sul suo diario personale, l’autrice ha capito che quelle parole, scritte per “aiutarsi”, potevano anche aiutare altre persone che vivevano la sua stessa esperienza. Ecco da dove nasce questo libro. Una volta uscita dal suo tunnel buio, Elisabetta Guidotti ha voluto condividere con altri la sua luce per poterli spingere a cercare il proprio sole. Ed è in quest’ottica che deve essere visto questo testo dove, riflessioni personali, fiabe, illustrazioni, lettere e poesie si alternano per parlare tutte le lingue di questo mondo, in maniera tale da far arrivare il proprio grido anche a chi non sa o non riesce ad ascoltare. Io ho accolto e fatto mio il suo sentire. Consiglio a chi ha subito o si trova oggi in balia di attacchi di panico di dare un’occhiata a queste pagine. Anche a chi, invece, ha avuto la fortuna di non essere mai inciampato in una situazione del genere chiedo di dare comunque uno sguardo: non si sa mai che le sue mani possano essere d’aiuto ad altre mani bisognose.

La vita è bella, tutti abbiamo il diritto di viverla al meglio. Non pensate anche voi la stessa cosa?

Sahira

 

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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