La memoria della cebere
romanzo contemporaneo
NN Editore
24 gennaio 2019
cartaceo, ebook
290
Elena è una scrittrice, sa leggere le storie sui volti delle persone. Una notte, un aneurisma la colpisce nella sua casa di New York. Sopravvive e insieme a Patrick decide di trasferirsi in Francia, nell'Auvergne, in un paesino ai piedi del vulcano Puy de Lug.
Durante la convalescenza, la mente di Elena arde di pensieri, di memorie interrotte, di sentimenti riscoperti, di attese e incertezze, come il magma che ribolle sottoterra, a pochi chilometri da lei.
Quando i genitori vengono a trovarla per un breve soggiorno, il loro arrivo coincide con l'improvvisa eruzione del vulcano. E mentre una colonna di fumo, cenere e lava inizia a uscire dalla bocca del Puy de Lug, i protagonisti si trovano tra le mura di casa, in un tempo sospeso che sovverte ruoli e sicurezze, paure e desideri.
- “Sono fatti di nulla, i momenti di felicità” – da “La memoria della cenere” di Chiara Marchelli, edito NN Editore.
Una scrittrice e il suo compagno si trasferiscono nel paese d’origine di lui, in Francia, ai piedi del vulcano Puy de Lug. Lei è convalescente dopo aver rischiato la morte in seguito alla rottura di un aneurisma. Poco dopo, la raggiungono anche i suoi genitori. Durante quei giorni, il vulcano inizia ad eruttare cosicché i quattro si ritrovano chiusi in casa insieme. Quella è l’occasione per lei di riflettere sulla sua vita e di scoprire alcune verità inconsciamente ignorate sino a quel momento.
“Nelle relazioni umane gentilezza e menzogne valgono mille verità”
Elena è una scrittrice, vive a New York con il suo compagno Patrick e un giorno, improvvisamente, si sente male a causa della rottura di un aneurisma. Grazie all’intervento tempestivo dei neurochirurghi, i danni sono stati limitati e lei è potuta tornare alla vita di sempre, seguendo alcune raccomandazioni. Elena è una donna riflessiva e questo la porta a rimuginare sul proprio passato, sul presente e sulla paura dalla quale fatica a guarire. Lei e Patrick decidono di trasferirsi in un piccolo paese montano, in Francia, dove lui è cresciuto, nei pressi del vulcano Puy de Lug.
Patrick è un uomo dolce e premuroso. Si prende cura di lei nel migliore dei modi. Forse Elena lo ha idealizzato o forse non lo conosce come crede ma, durante la loro permanenza in Francia, metterà in atto atteggiamenti per lei inspiegabili ed enigmatici. Piccole cose dall’apparenza insignificanti, che porteranno Elena a farsi delle domande.
Quando i genitori di Elena fanno loro visita, rimanendo poi bloccati in seguito all’eruzione vulcanica, gli equilibri vanno sfaldandosi piano piano. La madre è il genere di donna che per recarsi dai figli si fa la messa in piega, è estremamente apprensiva e spesso invadente. Il padre è un uomo cortese, che usa la gentilezza per evitare il confronto e smorzare gli animi. Entrambi sono genitori affettuosi e preoccupati per Elena, nonostante siano rassicurati dalla presenza di Patrick al suo fianco.
Elena è in crisi creativa, si confida spesso con Bruno, ex maestro del paese, uomo colto e saggio, che conosce Patrick da sempre. Ha un rapporto conflittuale con la figlia che vive lontano; teme di comprometterlo ulteriormente quando lei giungerà in paese e, anche lui, conserva un segreto sepolto nella sua anima, del quale non ha mai parlato con nessuno.
“Certe persone non chiamano le cose con il loro nome. Fanno paura, le parole” – La memoria della cenere
La storia è narrata in prima persona attraverso la voce di Elena, la protagonista. Il linguaggio è potente, toccante, in quanto portatore di concetti sui quali occorre soffermarsi spesso per riflettere; quindi, il ritmo è piuttosto lento. L’autrice dimostra grande abilità narrativa nel descrivere luoghi e stati d’animo con i quali i protagonisti devono fare i conti.
Il paesaggio circostante è cupo, si passa da una quiete iniziale ad una pericolosa precarietà. È esattamente ciò che accade nella vita della protagonista. Elena passa da una quieta routine allo sconvolgimento totale, provocato da un evento incontrollabile che potrebbe tornare a manifestarsi all’improvviso. Nello stesso tempo, lei e tutti gli abitanti del piccolo paese dove stanno vivendo devono fare i conti con l’incombente minaccia dell’eruzione del vulcano.
“Credo esista una misura di saturazione oltre la quale non si può andare. Nei sentimenti, nei pensieri. Colmi questa misura e, se non ti fermi, il corpo si ferma per te”
Avevo letto in precedenza un altro libro di quest’autrice (“Madre Terra“) e, poiché ne avevo apprezzato lo stile e il linguaggio quasi lirico, avevo deciso di leggere anche “La memoria della cenere”, che credo sia il suo primo romanzo.
Non si tratta di un’indagine della polizia come in “Madre Terra”, ma di un’indagine intimista sulla precarietà della vita e soprattutto sulla presa di coscienza di essa. La protagonista deve imparare a convivere con la paura, consapevole del fatto che non se ne andrà mai; provare ad accoglierla come sentimento naturale. Essa si presenta quasi come un velo nero e, se non può levarselo e abbandonarlo per sempre, provare quantomeno a scostarlo. Quando non le è possibile, deve imparare a vedere bene, nonostante la sua presenza davanti agli occhi. Per arrivare a questa riflessione, fa un’interessante viaggio dentro e fuori di sé, analizzando anche le persone con le quali interagisce.
Elena si misura con l’umana imperfezione di Patrick e il crollo dell’idealizzazione che aveva eretto nella sua mente. Ciò non significa che il compagno non sia la brava persona che lei credeva, è semplicemente un uomo con un suo passato, che ha fatto scelte non condivisibili.
Anche il saggio ex maestro Bruno non è sempre stato saggio. Inoltre, essere costretta in casa per una settimana con i genitori, la porta ad analizzare e rivedere il suo rapporto con tutta la famiglia.
Un romanzo che è una continua ricerca. Ho ritrovato la bellissima scrittura di “Madre Terra” e l’argomento altrettanto coinvolgente. Chiara Marchelli è così brava nel trasportare il lettore dentro ai suoi paesaggi che, ad un certo punto, mi è parso di confondere la foschia della pianura Padana con la cenere del Puy de Lug.
“Mi piace questo paesaggio duro però rigoglioso, che non conosco. L’assenza di famigliarità, dover iniziare. Dalla casa, dai dintorni. Che poco a poco diventeranno abituali e che ancora sono imprecisi per me”
Amate i romanzi introspettivi ?