"La marchesa dei veleni"
Romanzo storico
Newton Compton Editori
3 aprile 2026
Cartaceo, ebook
320
Cécile De Lacey, figlia illegittima del conte di Brienne, lascia il monastero in cui è stata cresciuta tra silenzi e rigide regole ecclesiastiche per raggiungere Parigi, dove l’attende un nuovo destino: diventare dama di compagnia della marchesa Marie-Madeleine de Brinvilliers, figura eminente dell’aristocrazia francese. In quella casa, Cécile apprende l’arte della seduzione e scopre, a poco a poco, l’oscura maestria della sua padrona nell’uso dei veleni. Ma anche Cécile conosce quella sapienza, appresa in segreto a Fontevrault, sotto la guida della marchesa Costanza Spina di San Tommaso, vedova italiana esperta di medicina naturale. Sotto gli occhi sempre meno ingenui e innocenti di Cécile si dipana l’oscura vicenda di Marie-Madeleine e del suo crudele amante, il cavaliere Jean-Baptiste Gaudin di Sainte-Croix: una storia fatta di amori proibiti, vendette, intrighi familiari e passioni inarrestabili, che porterà a uno degli scandali più scioccanti che Parigi e la Francia abbiano mai visto…
“La marchesa dei veleni” è il nuovo romanzo di Simona Teodori, edito da Newton Compton Editori.
Padre Henri Leduc è il cappellano dell’Abbazia Reale di Fontevrault. Quella vita di ascetismo non era adatta a lui:
“Non avrebbe voluto prendere i voti (…) Era nato per studiare il mondo, ma non da monaco.”
Lui, figlio cadetto, non sarebbe mai diventato cavaliere. Era stata la sua condanna fin da bambino. Inoltre, era pervaso da un sentimento che lo turbava. Un desiderio pungente che aveva un nome: Cécile de Lacey, sua nipote.
Per la fanciulla giunge un’opportunità irripetibile: la marchesa di Brinvilliers necessita di una dama di compagnia.
Quanto era faticoso spezzare le loro consuetudini giornaliere e non vederla più, ma doveva accettare la proposta per il bene della ragazza.
Simona Teodori riesce a far percepire al lettore i turbamenti, i tormenti e la passione che brucia sotto la pelle dei suoi personaggi. I capitoli dedicati a Cécile sono in prima persona. È lei stessa a narrare la sua storia e la sua angoscia ora che sta per lasciare quel luogo sicuro per recarsi a Parigi. Parte con un bagaglio di conoscenze. La Marchesa Costanza Spina di San Tommaso le ha trasmesso le sue conoscenze della medicina galenica, unite alle pratiche delle guaritrici, oltre alla credenza nell’oroscopo e nei sogni premonitori.
“Sai cosa si dice? Chi sa guarire sa anche uccidere (…) L’uso ambivalente di un farmaco fa di ogni medichessa una potenziale malefica.”
A Parigi, Cécile viene accolta da Marie-Madeleine d’Aubray, Marchesa di Brinvilliers, un personaggio enigmatico. Una maliarda, sommersa dai debiti, che è legata, come fosse un sortilegio, a un uomo che la sta portando alla rovina: Jean-Baptiste Gaudin di Sainte-Croix.
“Le casse erano vuote e i debiti sembravano cresciuti in maniera esponenziale.”
La Marchesa doveva trovare un modo per eludere i numerosi creditori. Cécile capisce, ben presto, che “il mondo è un’altra cosa, fuori dalle mura di Fontevrault.”
Chi era Marie-Madeleine?
“Una gran dama ricoperta d’oro ma senza quattrini, umiliata dai mormorii della servitù, costretta a scacciare i creditori e a proteggersi dai pettegolezzi.”
Quanto è faticoso per Cécile abituarsi al carattere volubile della Marchesa. Tutti, in quella magione, sembravano esercitare “un ambiguo magnetismo.”
In quella casa, in poco tempo, erano avvenute due morti:
“Se non avessero agito in fretta per allontanare l’ombra della maldicenza, la famiglia avrebbe dovuto fare i conti con il sibilo sottile della calunnia che Parigi amava tanto.”
Palazzo Branvilliers sembrava oppresso da un peso, da un’atmosfera grave.
Una sottile inquietudine attraversa tutta la storia. Fatti strani, personaggi che sembrano conoscere ciò che è sfuggente.
Anche l’aristocrazia frequenta i quartieri più malfamati, pur di avere un consulto dalle famose fattucchiere popolane che conoscono l’arte segreta degli amuleti e della magia.
La storia è ambientata tra tra il 1669 e il 1676, un periodo in cui, in Francia, era ancora molto attiva l’Inquisizione.
Le medichesse erano costrette a praticare la loro arte con discrezione. Le guaritrici sapevano utilizzare ogni farmaco in maniera ambivalente, per ritrovare la salute o per portare alla morte.
Affascinante il laboratorio di Fabourg Saint-Garmain pieno di “fornelli, alambicchi e storte”, ove si tengono lezioni di somministrazione di veleni a dame e gentiluomini.
Anche Cécile ha un dono, o meglio, una sapienza:
“Sa dosare, somministrare e neutralizzare, se ancora in tempo, gli effetti di un veleno, qualunque esso sia.”
Un racconto sensuale, audace, che, proprio come gli incantesimi, incanta e strega il lettore che rimane avviluppato alle pagine della storia.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.