La maledizione dei Löwensköld
Trilogia
Romanzo
Iperborea
13 maggio 2026
cartaceo e-book
384
Gli anelli portano spesso con sé maledizioni. È così nei miti e nelle fiabe, è così in Tolkien e nella Tetralogia di Wagner: segno di un legame inscindibile di amore e fedeltà, possono trasformarsi nell’opposto, in un simbolo di potere, di una volontà di dominio retta dalla violenza e dalla disumanizzazione e già dalle origini votata alla propria distruzione. Maestra nell’attingere dalle antiche leggende per parlare di ciò che ci riguarda sempre, anche Selma Lagerlöf racconta di anelli maledetti, quelli dell’aristocratica famiglia dei Löwensköld: il primo, trafugato dalla tomba del generale Forte Bengt, era al centro del suo romanzo gotico L’anello rubato. L’altro è quello scagliato a terra in un momento d’ira dall’affascinante pastore Karl-Artur quando respinge Charlotte Löwensköld, rompendo cinque anni di fidanzamento. Non è per brama di potere che la disdegna: al contrario, vuole seguire fedelmente l’insegnamento evangelico, rinunciare alle ricchezze della famiglia e alla carriera e camminare sulle orme di Cristo. Ma sa davvero quali sono le tentazioni mondane da cui fuggire? Intorno a lui e al suo senso di un alto destino ruota il diversissimo amore di tre donne: la brillante madre Beate, costretta a confrontarsi con la sua adorazione per il figlio; l’insidiosa Thea Sundler, che cerca di averlo per sé assecondandone il rigore; e Charlotte, libera e fiera eterna promessa sposa, pronta a sacrificarsi per l’amato.
“Perché se i desideri avessero un minimo potere, la terra sarebbe ben diversa da quella che è” da “La maledizione dei Löwensköld” di Selma Lagerlöf
“La maledizione di Löwensköld” di Selma Lagerlöf edito da Iperborea, narra di uno sfortunato fidanzamento, forse maledetto secondo una leggenda che riguarda la casata dei Löwensköld. Il giovane Karl-Artur rinuncia alle ricchezze di famiglia per seguire la strada della fede. In lui non vi è alcuna ambizione diversa da quella di fare il pastore di anime nonostante abbia studiato in una prestigiosa università. La sua fidanzata, Charlotte, appartiene a una famiglia di antico lignaggio ormai decaduta. Si guadagna da vivere come aiutante e dama di compagnia dell’attuale anziano pastore e della moglie di lui nella parrocchia dove Karl-Artur presta servizio. Preoccupata per il loro futuro fondato sul modesto compenso del giovane, Charlotte si lascerà andare ad un commento sventato che innescherà una serie di equivoci e
sfortunate coincidenze.
“Sarebbe riuscita a vedere la bellezza dei fiori, degli uccelli, dei bambini, avendo perso l’amore?”
Quando ho letto la trama di questo romanzo, non immaginavo fosse il secondo di una trilogia ma poco conta poiché è una storia che si legge anche senza conoscerne il prequel. Non è sicuramente un romanzo gotico come il primo, ma riprende la tematica della maledizione degli anelli. Dal gesto del giovane protagonista che rompe il suo fidanzamento scagliando a terra il suo anello, nascerà una storia quasi rocambolesca, sorprendente e ricca di emozioni.
Karl-Artur è il rampollo di una nobile famiglia. Sua madre è la famosa colonnella Beate Ekensted. Si tratta della donna più ammirata in assoluto di tutta la zona e oltre. La sua fama la precede. Piccolissima di statura ma molto attraente, di rara grazia ed eleganza. Un modello di stile, intelligenza, buon gusto e fierezza. Le sue feste sono famose per esser impeccabili, raffinate ma nello stesso tempo divertenti. Ogni signora si contende la sua compagnia ed è citata come perfetta padrona di casa, moglie e madre.
“Diceva cose belle e amabili a chiunque le capitasse d’incontrare”
Karl-Artur è il suo orgoglio. L’unico maschio sul quale ha riversato ogni ambizione. Un giovane assai promettente, il migliore del suo corso all’università di Uppsala, brillante, ma nello stesso tempo coscienzioso. Immaginate lo sconcerto della colonnella quando il figlio abbandona qualsiasi possibilità di carriera per seguire la via della fede, spogliandosi di ogni ricchezza. Karl-Artur mostrerà il suo lato più caparbio, spigoloso, inflessibile e orgoglioso.
La sua fidanzata, Charlotte, è una giovane appartenente alla casata dei Löwensöld. Deduco sia una famiglia prestigiosa ma caduta in disgrazia poiché la ragazza lavora come governante per il vecchio parroco e sua moglie. È una personcina amabile ma saggia, la fatica non la spaventa e non è mai inoperosa. Pur vestendo con abiti modesti, la sua quieta e delicata bellezza non passa inosservata. I suoi sentimenti sono nobili, puri e sinceri. Il suo carattere forte e la sua grande dignità, le impediscono di manifestare il dolore e la delusione apertamente, questo le si ritorcerà contro.
“Quella giovane creatura malinconica e affascinante non poteva che destare interesse, compassione e tenerezza ovunque andasse.”
Il signor Schagerström è il ricchissimo proprietario di numerose miniere oltre di di una sfarzosa proprietà. È vedovo e profondamente scosso per la perdita della sua adorata moglie. Pur provenendo da una famiglia abbiente, all’uomo non sono mai state risparmiate fatica, umiliazioni e povertà. Ha imparato ogni cosa partendo dal basso. Da studente mediocre e superficiale, è diventato l’affidabilissimo contabile di colui che diventerà suo suocero sposando la ragazza che amava segretamente. Lei bellissima, ricca e intelligente. Lui dalla modesta posizione, dal carattere timido e insicuro e dall’aspetto fisico decisamente poco attraente. Eppure formeranno una coppia felice e affiatata. Anche dopo aver ereditato le ricchezze della moglie, rimarrà un uomo d’animo nobile e generoso.
Non si può dire lo stesso della signora Thea Sundler, moglie dell’organista della parrocchia. Una donna dall’aspetto insignificante la cui unica bellezza è rappresentata dalla folta chioma di capelli ricci. Intrappolata in un matrimonio incolore e privo di passione nonché di una vita sempre uguale, si farà trasportare da sogni proibiti e da un amore impossibile. La frustrazione e l’invidia, faranno emergere la meschinità del suo carattere e una scaltrezza che non sapeva di avere.
“Il suo amore era come un ramo reciso: nessun potere al mondo sarebbe riuscito a riattaccarlo all’albero e a farlo crescere.”
L’ambientazione di questo romanzo è la Svezia del XIX Secolo, si narra di una piccola realtà rurale dove la maggior parte delle persone vive modestamente (alcuni anche nell’indigenza), a pochi metri da ricchissime proprietà dei signori del posto. Essi invece godono di prestigio e agi d’ogni tipo. L’autrice introduce entrambe le realtà attraverso un linguaggio elegante ma di facile comprensione. Si tratta di una narrazione vivace il cui ritmo scorre rapido. Non è una trama statica poiché la situazione pare evolvere in continuazione e cambiare spesso.
Si narra di amore fatto di rinuncia, di sacrificio e fonte di dispiacere quando soffocato dall’orgoglio. Si parla anche di fiducia tradita, intrigo e meschinità tipiche di un piccolo mondo che si nutre di pettegolezzo. L’autrice ci porta lungo tutte le strade alle quali puntiglio e caparbietà conducono. Anche la fede è un tema centrale. Nobile scelta quando vissuta con la dovuta umiltà. Se invece è la presunzione a guidare l’animo umano, il passo verso il fanatismo si fa breve. Si perde di vista l’obiettivo e si percorrono vie che nulla hanno a che vedere con l’amore verso Dio.
“Era il malvagio serpente della calunnia, che la stringeva tra le sue spire e che l’avrebbe tenuta prigioniera a lungo.”
Un racconto che avvince e che ci porta lontano nel tempo e nello spazio. I personaggi rievocano vagamente quelli di Jane Austen, in particolar modo Schagerström che mi ricorda il colonnello Brandon di “Ragione e sentimento”. Chi ama questo tipo di atmosfere, non potrà non apprezzare “La maledizione di Löwensköld”! Ha il fascino dei classici con la scorrevolezza del romanzo contemporaneo. Tra un dramma e l’altro, l’autrice riesce anche a strapparci un sorriso.
Credete nel potere delle leggende?