La Malarema
Romanzo di formazione
Piemme
17 marzo 2026
ebook, cartaceo
304
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola. Dopo aver raccontato l'antica storia delle formichelle della Costiera amalfitana, Alessia Castellini approda nella sua isola, la Sicilia, e riprende l'affascinante tradizione delle raccoglitrici di bisso. La malarema è un romanzo che fonde storia, poesia e denuncia sociale con un tono autentico e una lingua che parla di paesi lontani e del mare del Sud.
Con “La Malarema”, edizioni Piemme, Alessia Castellini si conferma una scrittrice capace di “respirare” dentro la vita delle donne. Dopo il fortunato esordio con “Il sentiero delle formichelle” (edizioni Piemme) l’autrice ritorna con nuova linfa e ci porta nella sua Sicilia.
Con una scrittura in grado di esplorare il dolore e la memoria, capace di unire intensità emotiva e una trama che svetta in un panorama editoriale saturo e sbiadito, accompagna i suoi lettori dove il mare non arriva, attraverso 304 pagine.
L’utilizzo del suo idioma di origine, quello trasmesso oralmente da generazione in generazione e che si alimenta negli spazi domestici, rafforza le grandi capacità di scrittura della Castellini.
Le parole sono scelte con cura. Alessia non si limita a dire, ma mostra: accompagna il lettore nell’aria pesante dei silenzi, tra donne spezzate e uomini incompiuti, rendendo ogni “imperfezione interiore” un tratto distintivo di umanità.
“Rossella non ricorda l’ultima volta in cui ha giocato. Non si ricordano mai le ultime volte, se non si sa che lo sono”
Rossella è la muta protagonista di queste pagine, in quel silenzio è nascosta la sua verità e quella della sua famiglia. Di suo padre Vicio, di Zza Pierina, di Maria Elena, di Mimì, di sua madre, di Pina, di Provvidenza.
L’autrice attraverso una sapiente costruzione a scatole cinesi porta il lettore alle ultime pagine.
Cosa si nasconde dietro il silenzio di Rossella?
“Il mare fu, Rossè”
Alessia Castellini fa dell’Opera Pia, una struttura per “donne traviate” gestita da suore severe e austere; quello che Elena Ferrante nella sua quadrilogia dell’Amica Geniale, ha fatto con la città di Napoli.
Entrambe sono state in grado di trasformare città e luoghi in personaggi presenti, silenti e schiaccianti.
“Una volta Pina le ha detto che agli occhi della legge questo luogo non esiste, e che ad abitare un luogo che non esiste si svanisce. A Rossella d’altro canto pare che, da quando si trova lì, sia il mondo là fuori a essere svanito…”.
Rossella cresce immersa nella Sicilia di fine Ottocento, guardando sua madre sfidare gli abissi per raccogliere la Pinna nobilis e impara quanto il mare e le persone che ti vogliono bene possano far paura.
Perde il mare, perde sua madre e perde la voce.
Le resta solo il silenzio. Anche il suo cuore inizia a battere più lentamente lontano dalla sua città, da suo padre Vicio, da Mimì, Zza Pierina, Angelo e da Maria Elena.
Una storia di mancanze, di sconfitte, di donne spezzate e svilite.
Una storia che si ricompone pagina dopo pagina, che ci porta in quel reclusorio femminile lasciando il lettore con un barlume di speranza, dandoci la stessa forza di ridere di Provvidenza, la capacità di venire al mondo di Alba e la caparbietà cattiva di Pina.
“Le campane stanno suonando, significa che è iniziato un nuovo giorno, ma lei sta ancora dentro al precedente..”
Lasciar andare queste donne non è stato semplice e il viaggio che mi ha portato a conoscere le loro storie troppo veloce.
La Malarema si divora e ti resta dentro.