La levatrice di Nagyrév
Giallo storico
Marsilio Editore
14 gennaio 2025
cartaceo, ebook
448
Zsigmond Danielovtz, incaricato di indagare sul cadavere di un'anziana contadina, è un uomo indebolito dalla guerra, ma vigile. E così ci mette poco a scorgere, dietro gli occhi degli abitanti di Nagyrév, qualcosa di sinistro. Nagyrév è un piccolo villaggio sperduto della pianura ungherese, l'anno è il 1929 e il benessere, in quella ristretta comunità rurale, non arriva. Zsigmond Danielovtz si rende presto conto che la morte della donna sulle sponde del fiume Tibisco non è che l'anello di una lunga catena di scomparse e incidenti che da tempo coinvolgono il piccolo villaggio.
"La levatrice di Nagyrév" racconta un fatto di cronaca realmente avvenuto tra le due guerre mondiali, un episodio che sconvolse l'Europa non solo per l'efferatezza dei crimini, ma anche l'inedito capovolgimento dei ruoli: le donne uccidono gli uomini, si vendicano. Superstizione, violenze, miseria e soprusi sono i protagonisti delle vite che si incrociano in questo affresco rurale, dove a fare le spese di appetiti e frustrazioni sono sempre le donne. Le regole patriarcali della comunità magiara e le meschinità dell'animo umano creano situazioni insosptenibili e sofferenze ingiustificabili per mogli e figlie, anziane e ragazze.
Personaggio chiave, intorno al quale girano le storie di Nagyrév, è la misteriosa Zsuzsanna, levatrice dal passato fumoso, spesso etichettata come "strega" dai suoi concittadini, temuta e, ogni tanto, rispettata, una figura carismatica, rarissimo esempio di donna emancipata, cui molte "sorelle" chiedono aiuto per risolvere i guai che hanno dentro casa: gravate da inganni, stupri e sottomissioni, le vittime hanno deciso di alzare la testa.
Gli avvenimenti che ebbero luogo a Nagyrév, mostrando gli orrori di cui è capace la vita domestica e le forme di resistenza alle sopraffazioni di genere, possono essere una finestra utile, e dolorosa, per capire il presente.
“Le tombe di Nagyrév sono rimaste silenziose per più di un decennio ma adesso finalmente parleranno” – da “La levatrice di Nagyrév” di Sabrina Zuccato, Marsilio.
Nagyrév (Ungheria), 1929.
Il corpo di una donna assassinata viene rinvenuto sulle rive del Tibisco. L’ispettore Danielovitz, addetto alle indagini, si troverà coinvolto in quello che sarà il caso più complesso della sua carriera. La causa della morte è avvelenamento e lui riceve delle misteriose missive che lo spingono a fare chiarezza sui numerosi decessi avvenuti nell’arco del medesimo periodo. La riesumazione e le analisi delle salme riveleranno verità troppo a lungo sepolte insieme alle vittime, mentre gli inquietanti occhi neri di colei che tutti chiamano strega, osserva da lontano. Il suo nome è Zsuzsanna Fazekas ed è la levatrice di Nagyrév.
“Spesso ci troviamo protagonisti di storie che non ci appartengono”
Zsigmond Danielovitz è un ispettore di polizia, ex militare reduce di guerra. È tornato dal fronte con un moncherino al posto della mano e la mente tormentata da incubi. Tutti lo considerano un eroe e lui cerca di mostrarsi imperturbabile, celando le sue ansie da stress post traumatico. È apparentemente freddo, calcolatore e pragmatico. Un professionista dalla reputazione inappuntabile. Si fida del suo finissimo istinto, ma non si pronuncia senza aver prima trovato le prove comprovanti le sue ipotesi. Vive da solo e non ha mai conosciuto l’amore poiché ha sempre trovato deprecabile lasciarsi andare ai richiami della carne e del cuore.
Zsuzsanna è la levatrice di Nagyrév. Approdata da Budapest nel 1919 e stabilitasi dalla sorella Lydia, è una donna affascinante, dallo sguardo profondo e scrutatore. Poiché oltre ad aiutare le partorienti, viene considerata anche guaritrice, tutti la chiamano strega e ne hanno paura. Si pensa che possa maledire e provocare sciagure; gli uomini la disprezzano e la tengono a distanza, le donne la temono e la rispettano. Zsuzsanna ha un passato di sofferenza che l’ha resa più forte, è conscia del proprio potere sul suo prossimo e questo la fa sentire sicura e al di sopra di chiunque. È razionale, astuta, ma anche pronta ad aiutare qualsiasi donna in difficoltà, categoria che a Nagyrév non manca…
“Mi ero sempre chiesta cosa si celasse sotto il flusso di quell’acqua che spesso mi era apparsa ripugnante: ora lo sapevo” – La levatrice di Nagyrév
Le donne che vivono situazioni drammatiche sono numerose.
Rozalia, disprezzata poiché di origini serbe, derisa in quanto considerata stolta e sposata con un uomo violento che la picchia selvaggiamente da anni. La medesima sorte è toccata a Katalin, che aveva visto nella guerra un’opportunità per liberarsi del marito chiamato alle armi. Un sadico sempre alla ricerca di un pretesto per fustigarla. Cercava, quindi, di mascherare la delusione di fronte al bollettino dei morti, dove non appariva mai il nome del consorte, recitando la parte della moglie apprensiva.
Erika, costretta a sposare un uomo più anziano che la disgustava. Una persona lasciva e manesca. Sempre pronto ad umiliarla e ingravidarla poiché desideroso di circondarsi di figli maschi. A nulla servivano le suppliche di lei, perennemente sfiancata dal troppo lavoro e dalla numerosa prole. Per non parlare del suo aspetto, rovinato dalle gravidanze e dalla fatica, mentre un tempo era stata assai bella e fiera della propria avvenenza.
“Ci uccisero proprio coloro che ci avrebbero dovuto amare di più”
Kristina è una ragazza giovanissima e graziosa, innamorata del marito, ma costretta a subire violenza da parte del suocero. È terrorizzata e si sente sporca. Quando trova il coraggio di parlarne con suo marito, riceve uno schiaffo e una serie di insulti poiché convinto che la colpa sia sua e non certo dell’anziano padre. Kristina vive nella paura e nell’umiliazione.
Maria, invece, non è più nel fiore degli anni, ma è comunque attraente e sensuale. Da giovane era famosa per la sua bellezza, era una preda molto ambita, ma lei si era sempre sentita libera di scherzare con gli uomini, soddisfacendo i propri istinti ogni volta che lo desiderava. Pareva indifferente ad ogni malignità e volgarità che si diceva di lei, in realtà ne soffriva. Per riscattare la propria reputazione, aveva sposato un uomo benestante, che aveva nascosto la propria omosessualità dietro quel matrimonio di facciata. Ma per la gente del paese Maria era comunque sbeffeggiata e disprezzata.
“Sentì montare dentro una sensazione che era insieme piacere e tormento, vergogna e gloria, e si domandò quali forme avesse il desiderio”
“La levatrice di Nagyrév” è un romanzo molto interessante dal punto di vista storico. La ricostruzione del periodo è molto curata, frutto di ricerca e studio da parte dell’autrice, come scrive nelle note finali. La vicenda è tratta da un antico fatto di cronaca nera, alcuni personaggi sono realmente esistiti e Sabrina Zuccato ce ne parla dopo l’epilogo, elencandoli e scrivendone la reale sorte. Il periodo è quello a cavallo dei due conflitti mondiali e la trama è ambientata in Ungheria, in una piccola e povera realtà rurale. Lì vi regna ignoranza, superstizione, violenza e alcolismo.
Il linguaggio è comprensibile, lo stile fluido e la lettura assai scorrevole. Il ritmo è rapido, tanto più che ho esaurito la lettura nel giro di un paio di giorni. È una storia molto avvincente e piena di suspense. È emotivamente impegnativa poiché tratta di tematiche drammatiche, ma purtroppo realistiche. Le protagoniste sono le donne con i loro gravosi fardelli in una comunità chiusa, retrograda, dalla mentalità fortemente patriarcale. Ognuna di essa narra la propria storia, dall’infanzia sino ai loro sciagurati matrimoni. Donne umiliate e maltrattate, pur avendo mandato avanti intere fattorie al posto degli uomini in guerra, senza venir meno alle loro già numerose incombenze.
Questa è la storia di una ribellione di massa ma molto silente fatta di omertà e collaborazione. ma quello che doveva essere un legittimo risentimento, in un paio di esse però degenera prendendo forme terrificanti.
“Credo che chiunque abbia scritto quelle lettere volesse avvisarci di qualcosa di terribilmente perverso e spaventoso da non poter essere espresso a voce“
È sconvolgente, scioccante. Un qualcosa che non mi sarei mai aspettata di leggere, ma che purtroppo non è frutto di fantasia. Rivelando la tematica, temo di incorrere nello spoiler, ma mi sento di avvisarvi, non sarà una lettura leggera dal punto di vista emotivo per ciò che concerne un particolare evento, così crudele e immotivato da lasciarmi interdetta. Sono, tuttavia, certa che vi avvincerà e non vi lascerà indifferenti.
Vi ispirano i gialli storici tratti da reali fatti di cronaca?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐
