La leggenda della rosa di Natale
racconti
Iperborea
2014
cartaceo
128
Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d'argento, schiere di anime perdute che penano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlöf, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi romanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali.
La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l'umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un'apparente semplicità emerge una sottile indagine dell'animo umano: non c'è mai un «vissero felici e contenti» nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l'accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia.
E quasi sempre il «miracolo» avviene attraverso un racconto nel racconto, quell'inesauribile potere dell'immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell'imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.
Definire “La leggenda della rosa di Natale” una raccolta di storie è oltremodo riduttivo. È più esatto considerarlo uno scrigno che racchiude sette perle, ciascuna perfetta e sfaccettata, ognuna capace di irradiare una luce meravigliosa e che, insieme alle altre, arriva a comporre un piccolo e prezioso gioiello. Selma Lagerlof è stata la prima donna della storia a essere insignita del premio Nobel per la letteratura.
Maestra elementare, vissuta dalla seconda metà dell’Ottocento al 1940, è stata una delle autrici svedesi più amate e conosciute al mondo. La sua prosa è limpida, poetica, di rara e preziosa bellezza e la fede, la sete di verità, di giustizia e il far sempre prevalere il bene e la bontà d’animo sul male e la cattiveria sono sempre il fine ultimo dei suoi racconti. Una sorta di morale. Tra queste pagine incontriamo molteplici e variegati personaggi, paesaggi magnifici in cui si evince la magnificenza dei doni del creato, tra colori e profumi incantevoli. E così vediamo, nel racconto che dà il nome alla silloge, in una foresta sferzata dal freddo di una notte di Natale, fiorire le più favolose meraviglie della natura, tra cori d’angeli e fiori mai visti prima da occhi umani.
“Ma la vigilia di Natale sentì più vivo nell’anima il ricordo dell’abate Hans e uscì nel giardino per rivolgere a lui i suoi pensieri. Finché passando accanto al posto dove aveva interrato i tuberi nudi, vide che erano cresciuti dei rigogliosi gambi verdi con in cima dei bellissimi fiori con foglie bianco- argento”
Incontriamo un violinista di grande talento, ma che, offuscato da un ego smisurato, è condannato a suonare ininterrottamente finché non sono la bontà e la benevolenza a salvarlo. Troviamo un tesoro nascosto, una vecchia solitaria, che abita nel bosco senza l’amore di qualcuno e che vive nel terrore delle anime erranti non redente, che, si dice, vaghino sulle cime che la circondano, ma che saprà conquistarsi un canto di gioia e di luce nel momento dell’addio alla terra.
Un altro protagonista delle storie di Selma Lagerlof è un violinista che sa fare vibrare il suo archetto di magia e sentimento, nonostante l’aspetto dimesso. Vediamo poi, con sgomento e meraviglia, quanta rovina può provocare la ricchezza di una miniera d’argento; infine, conosciamo un capitano di nave con il cuore colmo d’amore per la sua dolce moglie a cui, ogni giorno, scrive lettere ricche di sentimento, che tiene custodite in una cassetta a tenuta stagna.
“Ma anche indovinandone tutto il contenuto, sarebbe difficile comprendere davvero tutto l’amore che c’era in quelle lettere e come fossero state scritte perché la giovane donna a cui erano destinate si sentisse sempre sicura al pensiero che un uomo così forte e affettuoso e pieno di gioia avesse scelto proprio lei per compagna di vita” – La leggenda della rosa di Natale
In ognuna di queste storie è la fede a cancellare le paure, i lutti, la miseria. Riecheggiano, tra le parole di Selma Lagerlof, la bellezza della natura, la magia delle fiabe e del folklore svedese, tra paesaggi rurali, foreste incantevoli e personaggi variegati che siano un re, un brigante, un abate, un pastore, una vecchia o un capitano innamorato.
Tra fede e superstizione, ogni volta è il bene a prevalere sulla malvagità, la bontà d’animo e l’altruismo a vincere sul narcisismo e l’arroganza. I racconti scritti nei primi del Novecento sono sempre attuali, brillanti e luminosi, regalano speranza e sentimenti intensi, sono ricchi di molteplici e sfaccettati colori. La scrittura è semplice e armonica, arriva dritta al cuore e ci regala personaggi e descrizione indimenticabili.
“Non si poteva concedere alla memoria la possibilità di costruirsi una città? Nessuno si stupiva di tutti i castelli e le cittadelle edificate dalla speranza. Ma la speranza costruisce in aria. La memoria porrebbe le fondamenta della sua città sul fondo del mare, sotto i verdi, oscuri abissi”
Amate i racconti della tradizione o credete che non siano più attuali nell’epoca moderna?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.