La guardarobiera Book Cover La guardarobiera
Oceani
Patrick McGrath
romanzo gotico, narrativa straniera
La Nave di Teseo
26 ottobre 2017
Cartaceo, kindle
326

Londra, gennaio 1947. La guerra è finita da due anni e la città è in macerie. In uno degli inverni più freddi da che se ne ha memoria, anche trovare qualcosa da mettere in tavola è molto difficile.

Ad abbattere ancor di più gli animi, arriva la perdita inaspettata e scioccante di uno dei più amati attori teatrali del momento: Charlie Grice muore in circostanze poco chiare, gettando la moglie Joan, donna bellissima e innamorata, che lavora come guardarobiera del teatro, in un dolore sordo e senza limiti.

Controvoglia, Joan assiste con la figlia Vera alla prima replica dello spettacolo che era di suo marito, sottoponendosi al trauma di vedere un altro uomo interpretarne il ruolo. L’idea la terrorizza, ma quando l’attore appare sul palco, la vedova è sconvolta nel rendersi conto che dietro agli occhi dell’uomo brucia ardente lo spirito di Charlie. Più tardi, nel backstage, incontrando il sostituto, il suo cuore, stordito dalla gioia, ha la conferma che il suo grande amore vive nel giovane attore Daniel Francis. Ne diventa amica, lo invita a casa e comincia a donargli gli abiti del marito, sottratti al suo guardaroba.

Nasce così una relazione che oscilla tra l’attrazione e l’assedio del fantasma di Charlie, che trascina Joan in un gorgo. Chiamata da una voce amata e spaventosa al tempo stesso, la donna scoprirà il terribile segreto che avvolge anche la morte di suo marito Charlie Grice: la guerra, dopotutto, non è ancora finita.

Dal maestro del thriller psicologico, in un crescendo di tensione, un romanzo sui lati oscuri del dolore, dell’amore e della follia.

“Deve pur esistere qualcosa che si possa amare senza riserve e per sempre”

È questo il dilemma che ossessiona la mente di Joan, la protagonista di “La Guardarobiera”, il romanzo di Patrick McGrath che precede l’ultimo, pubblicato nel mese di giugno, e che sarà oggi oggetto della seguente recensione.

L’autore è ormai noto ai lettori di tutto il mondo per la sua propensione a raccontare storie pervase da follia. Vicino alla psicologia e alla psichiatria fin da piccolo a causa del lavoro paterno, contraddistingue i suoi libri a tal punto da essere definito dai più “Signore del Gotico”. E aspetti tipici del romanzo gotico si ritrovano anche in “La Guardarobiera”, essendo una storia ricca di suspense e di immagini ai limiti del macabro.

La trama

Il titolo “La Guardarobiera” richiama una caratteristica della protagonista del romanzo, Joan. Costumista del Beaumont Theatre, dopo l’improvvisa morte del marito Charles Grice, rinomato attore chiamato da tutti ‘Gricey’, sarà custode e frequentatrice del suo guardaroba, che costituirà non solo il luogo dei ricordi e del dolore, ma anche il mezzo di una tragica verità.

L’aforisma che più potrebbe caratterizzare questa storia è “non tutto ciò che appare è come sembra”: Gricey celava un grande segreto e lo ha fatto con grande maestria. Un segreto che segnerà profondamente sua moglie, ebrea, la quale si troverà implicata in pericolose trame politiche che metteranno a repentaglio e sconvolgeranno del tutto la sua vita.

La storia di Joan è ambientata nella Londra del secondo dopoguerra: siamo nel 1947 in un Paese moralmente ed economicamente provato. Tutta la storia ruota intorno alla “zona dei teatri” londinesi: Gricey era attore; la figlia avuta con Joan, sulla scia delle orme paterne, è attrice; colui che diverrà il sostituto di Gricey prima nella parte di Malvolio in “La dodicesima notte” di Shakespeare e poi nella vita sentimentale di Joan è attore.

In realtà, il contesto teatrale rivela soprattutto per la voce narrante: è un coro, sullo stile di quello greco che caratterizzava il teatro antico, che dispiega il susseguirsi degli eventi, commenta le vicende e il modo in cui i personaggi vivono le loro emozioni. Il tutto utilizzando la prima persona e il plurale. Ed è il coro, ancora, ad insistere con il lettore sul fatto che ciò che si vede non è esattamente ciò che viene mostrato. Basti pensare al funerale di Gricey, dove è proprio il coro a rivelare l’oscurità che costella la sua vita nel momento in cui testimonia che tutti gli avevano voluto bene, aggiungendo però un “alcuni di noi, comunque”, quasi al fine di correggere la precedente affermazione.

I personaggi e le loro emozioni

Joan, la padrona del guardaroba, è una donna affascinante (eccezion fatta per il sorriso), di trent’anni, intelligente e, come si mostrerà alla fine del romanzo, coraggiosa. Affronta la morte del marito in modo non facile: essendo da sempre una persona solitaria e senza amici, si ritrova sola anche in questa occasione. Si affida talvolta all’alcool talaltra al guardaroba contenente gli abiti di suo marito, tra i quali percepisce la sua presenza.

Frank Stone è un giovane e ambizioso attore che, per caso, avendo imparato a memoria tutte le parti dell’opera di Shakespeare, sostituisce Gricey nel personaggio di Malvolio, colpendo tutti per la sua interpretazione tanto simile al defunto. E ad essere colpita è la stessa Joan, la quale, in un primo momento sentirà la necessità di avvicinare il giovane e rapportarsi a lui proprio come se fosse stato la reincarnazione del marito, per poi allontanarlo bruscamente quando scoprirà della sua relazione clandestina con la figlia e soprattutto quando il ricordo e l’amore verso il defunto marito si sarà evolto in rabbia e delusione.

Vera è la figlia di Joan e Gricey: personalità debole e sensibile con la passione del teatro, ereditata dal padre. Suo marito, Julius Grass, sarà la chiave di volta che aiuterà Joan a scoprire il “segreto di suo marito”. Julius costituisce anche il personaggio con cui si ha l’inserimento di una storia nella storia: infatti, al racconto di come Joan vive il lutto si frappone il racconto sull’antisemitismo inglese nei mesi successivi al secondo conflitto mondiale in cui, ancora, si inserisce l’avventura che Joan dovrà vivere in questo contesto.

Commento personale

Se intento dell’autore era quello di rendere il lettore consapevole che effettivamente “nulla è come sembra”, l’obiettivo è a mio parere centrato. I personaggi, infatti, si confondono tra loro con segreti inaspettati; i fantasmi dei propri cari si trasformano in orrori nella realtà; lo spirito dei morti finisce per perseguitare i vivi fino alla pazzia. Tutto questo, a sua volta, si confonde con la vera storia dell’antisemitismo e dei seguaci di Mosley in Inghilterra.

Questi intrecci, possono tuttavia confondere proprio il lettore. Non mancano, infatti, momenti in cui, durante la lettura, sorge spontaneo chiedersi il perché di alcuni eventi, come ad esempio la morte di Gricey, la cui causa resta all’immaginazione di chi legge, nonostante parliamo di un personaggio che, seppur morto, è presente in tutto il corso della storia.

È interessante la presenza del coro che funge da narratore della storia: è onnisciente, sa già come andrà a finire la storia. Esso coinvolge il lettore e lo rende maggiormente partecipe degli eventi che si alternano, anche con commenti personali che inevitabilmente finiscono per influenzare chi legge. Tuttavia sussistono dei momenti in cui il coro sembra abbandonare le vesti di narratore onnisciente e vestire quelli dei personaggi. Ciò non rende lineare per il lettore la comprensione di quanto accade intorno dal momento che il punto di vista della narrazione cambia in modo repentino.

La prosa è limpida: le descrizioni sono chiare, così come chiaro è il modo in cui il coro si esprime.

Tuttavia, ho avuto la sensazione che la storia narrata sia fine a se stessa. Tocca temi caldi della storia del nazismo in Europa, senza però affrontarli con la dovuta intensità ma rendendoli sfondo di vicende d’amore e delusioni. Molto probabile che l’autore non voleva andare oltre la storia di Joan, ma in questo caso, le trame intrecciate risultano svuotate di qualsivoglia contenuto sostanziale.

Forse, ad un veterano della narrativa contemporanea come Patrick McGrath si può concedere anche questo. Senza dubbio, la sotto-trama storica è inserita brillantemente sia nell’intrigo oscuro che sarà svelato nel corso della narrazione che nel contesto teatrale che impernia il romanzo, nello specifico in riferimento alla produzione operistica che si avrà con “La Duchessa di Amalfi”.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: