La gioia di correre in salita
Romanzo
Libreria pienogiorno
24 agosto 2024
cartaceo e-book
317
A volerla racchiudere in un'immagine, la vita di Mark è una grande pianura assolata. Un lavoro di broker ben pagato, una bella casa a Londra, una lunga relazione, anche quella piatta, con Susan e una prospettiva di carriera tutta in discesa. Una vita al riparo da qualsiasi imprevisto. Non ricorda un passo in salita, Mark, nemmeno per passeggiare. Ma un giorno, un velo nero lo avvolge e tutta la sua sicurezza si infrange come un vetro. Anche il suo rapporto con Susan si incrina e, in preda a una crisi che non ha visto arrivare, Mark decide di prendersi una pausa. Trascinato dal suo amica Nic, si trasferisce in Italia, nelle Lanche piemontesi, terra di tutto ciò che non ricorda più: piccoli borghi, ritmi lenti, buon vino, un paesaggio che invita a guardarsi dentro. E salite, tante salite, che tolgono lentamente il fiato. Mentre Mark, sempre più spaesato, dispera ormai di trovare se stesso, un nuovo ciclone si abbatte su di lui: Black, un giovane labrador nero che Nic gli affibbia in custodia. Pieno di energia e voglia di esplorare, Black trascina un riluttante Mark in corse tra i vigneti e in affannosi saliscendi. Poco alla volta Mark comincia a rientrare in contatto con il proprio corpo e con la natura. E scopre con sorpresa che alla fatica di correre in salita corrisponde una gioia mai provata prima. E anche che Black, da impegno dovuto, è diventato la luce delle sue giornate. Così, un giorno, decide di partire con lui per una nuova avventura...
“La gioia di correre in salita” di Mark T. James, edito Pienogiorno è la storia della rinascita di Mark; un giovane uomo che lavora a Londra come broker finanziario e ha una carriera molto promettente. Guadagna bene, ha una bella casa che condivide con Susan, donna bella e ambiziosa, e la sua vita scorre freneticamente tra lavoro e abitudini ben radicate. Nel momento in cui Mark ha l’opportunità di diventare socio dell’agenzia presso la quale lavora, sente su di se una sensazione di disagio. E’ davvero quel che vuole? Potrebbe finire col somigliare al suo capo che dimostra più anni di quelli che ha, è solo e vive per il lavoro. Prenderà quindi la decisione più saggia e più pazza della sua vita. Nulla sarà più come prima proprio grazie a questa scelta.
“Eppure nella mia vita a Londra, tutto sembrava andare a gonfie vele, tutto era facile, tutto in discesa…”
Mark, trentasei anni, laureato, broker finanziario di successo. E’ inglese ma parla fluentemente l’italiano. Un uomo piacente che molti paragonano all’attore Mattew McConaughey. E’ intelligente, ambizioso, ma terribilmente abitudinario, detesta qualsiasi imprevisto volto a stravolgere la sua consolidata routine. Detesta la commiserazione altrui perciò evita di parlare della sua infanzia di figlio abbandonato da genitori in giro per il mondo come una coppia di bohemien. E’ cresciuto con la burbera zia Daphne e l’adorato bisnonno con il quale aveva un rapporto speciale e che ricorda con grande rimpianto
Susan è la sua compagna. Una donna giovane, bellissima e sofisticata. Scrive per una nota rivista londinese e spera di diventarne direttrice poiché è assai ambiziosa. E’ sempre elegante, raffinata anche se, a detta di Nic, snob e antipatica. E per Mark, Nic è un importante punto di riferimento.
“Susan non lo sopportava e quando lo invitavo a cena a casa nostra accampava una serie di impegni di lavoro o un mal di testa da solitudine assoluta”
E’ il suo migliore amico. Si conoscono dai tempi della scuola quando erano solo due ragazzini e Nic era un robusto e scorbutico adolescente mai bullizzato, poiché abile nel difendersi. Attualmente è un violinista di successo e, nonostante non sia molto attraente, ha una vita amorosa piuttosto intensa, ma priva di progettualità. E’ lui che invita Mark a uscire dai propri schemi e a seguirlo in Italia per cambiare aria.
Pietro è un signore italiano proprietario della tenuta nelle Langhe che ospita i due giovani. Pu essendo in là con gli anni è piuttosto in forma e ha una vitalità invidiabile. Non è solo un uomo energico, è anche molto saggio e diretto. A Mark ricorda il suo caro bisnonno. Giulia invece è una giovane veterinaria dal piglio deciso e dall’espressione severa come quella della zia Daphne. In realtà, quando la si conosce meglio, si scopre il suo lato dolce, la sua vivacità e indipendenza. E’ una ragazza semplice che ama la vita all’aria aperta e la natura.
Ed infine c’è Black, un adorabile cucciolone di labrador nero. Un innocuo cagnolone, tenero compagno di lunghe passeggiate e corse liberatorie nei campi. Inizialmente involontarie, poi necessarie come l’aria proprio come la presenza di Black.
“Io camminatore ben pensante, lui corridore anarchico” da “La gioia di correre il salita”
Si tratta di una storia narrata in prima persona dal protagonista (ha lo stesso nome dell’autore oltre ad alcune caratteristiche) che racconta di come ha cambiato la sua vita. Parte dal finale per poi ripercorrere la propria storia a ritroso. La trama è molto carina, scalda il cuore poiché al centro c’è l’amore disinteressato di un animale e quello suscitato dalla Natura. Per accogliere tali sentimenti, ma soprattutto per capirli e apprezzarli, occorre una mente aperta e bontà d’animo, caratteristiche che il protagonista possiede, ma ancora non sa gestire. Glielo insegneranno le bellezze di quei luoghi, la saggezza della gente oltre l’affetto di Black.
Il linguaggio è piuttosto semplice e basilare. Il tono è colloquiale, lo stile fluido ed essenziale, sebbene non manchino le parti descrittive. Il ritmo è abbastanza vivace e i dialoghi brillanti. Pur essendo una lettura non impegnativa, contiene alcuni interessanti spunti di riflessione. Uno di essi è il potere salvifico degli animali che, con il loro amore incondizionato, possono riempirci la vita. Un altro invece potrebbe essere letto come un invito a focalizzarci su noi stessi fermandoci di tanto in tanto e facendo un’analisi dei nostri reali bisogni.
“Black sapeva di tenerezza. Che parola: tenerezza! La uso poco, e mi viene da usarla per lui, incredibile”
Quello che facciamo ci sta portando nella direzione desiderata? Ma poi se così fosse, siamo sicuri sia quella che davvero fa per noi? Le relazioni che intratteniamo nella nostra quotidianità ci bastano ? Si fondano su basi solide? Sono veramente autentiche come crediamo?
Sono queste le domande che il protagonista di “La gioia di correre in salita” arriva a farsi. E questo anche grazie ad un cane che non sapeva di volere, ma che ha finito per amare. I personaggi sono forse un po’ stereotipati, troppo numerosi e non tutti necessari a mio avviso, ma la storia è piacevole.
Mi piace la sua semplicità e dolcezza. Nonostante non sia la tipologia di lettura che prediligo, ho finito per gradirla. L’ho letta in breve tempo e l’ho trovata rilassante. Il destino di Mark mi ha così incuriosita da voler leggere il sequel. Rimarrà nelle Langhe o subirà nuovamente il richiamo della City? Voi non siete curiosi di saperlo?
“Se le persone ci accogliessero come fanno gli animali che ci amano, credo che il mondo andrebbe diversamente.”
