La Fuliara. Storia di una maledizione
saga familiare
Garzanti
24 giugno 2025
cartaceo, ebook
224
Belpasso, Sicilia, metà Ottocento. Gnu Ranna: questo è il nome che le hanno affibbiato, insieme a quello di strega, fattucchiera, speziale. Ma, prima di scagliare una maledizione su un’intera stirpe – la famiglia Baruneddu, condannata a una vita di sfortunati amori –, Gnu Ranna aveva un altro nome. Si chiamava Veneranda Balsamo, ed era solo una ragazzina affidata dal padre alle cure di una mavara che le ha insegnato come trovare le erbe giuste per curare le malattie, riconoscere i boccioli dei fiori alla luce chiara dell’alba e vivere dei frutti della terra. Giorno dopo giorno, anche Veneranda è diventata una mavara di talento, a cui tutti gli abitanti di Belpasso si sono rivolti con fiducia. In particolare le donne che si recavano nel retro del negozio del padre a chiederle aiuto per i loro bambini o per un dolore troppo tenace. Lì erano al sicuro. Ma nessuna donna, a Belpasso, lo è mai del tutto. Nessun uomo sa rispettare un «no» mormorato con paura. Per questo, quando la figlia scappa con un Baruneddu, Veneranda decide di diventare una strega. Tutto pur di proteggerla e tenerla vicino. Perché lei, dalla madre, dalla nonna e da quelle prima di loro, ha ereditato una macchia. Una macchia che ha segnato il suo destino. Una macchia impressa dai masculi. Una macchia che, come inchiostro, si allarga di generazione in generazione.
Il romanzo “La Fuliara. Storia di una maledizione” di Anna Chisari, Garzanti, ci porta in Sicilia verso la metà dell’Ottocento.
Questo libro è la storia di una famiglia, ma non in senso tradizionale, una famiglia di sangue, ma che non vive insieme. Con se porta negli anni un tarlo, un peccato, una maledizione, come dice il titolo.
La giovane Angelina viene violentata da Cateno Spampinato, brigante e criminale della peggiore specie. Il ragazzo, cresciuto dal prete e dalla perpetua della chiesa della Madonna del Carmelo di Catania, perché lì era stato abbandonato alla nascita, scappa presto dai suoi tutori per imbarcarsi su una nave come mozzo. La vita per mare lo tempra e lo rende uomo, finché non arriva a Genova, dove affina le sue doti di ladro e malfattore. La povera Angelina rimane incinta dopo lo stupro e ai genitori non resta che mandarla in un convento di clausura per farla partorire in gran segreto. Nasce così Tanina, che per un disguido verrà abbandonata vicino a una sorgente, dove verrà raccolta da Mimmo e
Santina, due persone rozze, povere e violente, che nulla faranno per dare alla piccola una vita dignitosa.
Una volta cresciuta, viene ceduta a Pietrangelo Balsamo per saldare un debito di gioco. Notte dopo notte, violenza dopo violenza, nasce Veneranda. Rimasta senza madre, Balsamo decide di affidare la bambina alle cure di una “mavara”, una strega, una donna capace di alleviare dolori e malattie col potere delle erbe e delle piante. Veneranda diventa un’abilissima aiutante, e quando cresce prende il posto di Donna Lucia, “la Fuliara”. Veneranda avrà a sua volta una figlia, e così, di madre in figlia, la macchia che ognuna porta dentro di sé diventerà sempre più maledetta, portandoci a un epilogo triste e amato.
Temi trattati
Quanti temi importanti in questo libro! Primo fra tutti, la condizione della donna, che in passato era semplicemente considerata merce. Un buco da cui trarre soddisfazione e una serva a cui qualche schiaffone e qualche spintone non potevano che fare bene. I legami affettivi, che qui nessuna protagonista trova nella sua famiglia, ma in amici, nei vicini di casa, nelle balie che le hanno allattate e nelle donne che si sono prese cura di queste bambine, come se fossero le loro madri. Il matrimonio e la vita coniugale, dove la donna non contava nulla, nemmeno nella scelta del proprio compagno. Guai a restare zitelle, meglio un matrimonio violento con mille bambini da sfamare senza cibo che restare sole per tutta la vita. La gioia delle piccole cose, emozionarsi per un bocciolo che sta per schiudersi, la gratitudine per un bacio o una carezza donati di cuore.
Un romanzo, questo di Anna Chisari, molto intenso, che fa arrabbiare per le vicende delle protagoniste. Nel contempo fa riflettere su ciò che conta davvero nella vita, su come spesso siano le cose più semplici a donarci la felicità. Soprattutto ci aiuta a capire che è possibile riscattarsi, e rompere i legami che ci rendono prigionieri e dominati.

Mamma appassionata di libri fin dall’infanzia.
Sono una lettrice compulsiva, non c’è momento che non sia buono per leggere! Amo tutti i generi di libri, ma prediligo noir, gialli, thriller e romanzi d’autore.