La firma del chimico
romanzo
derive approdi
2026
cartaceo/ebook
290
Tra i pochissimi professori che si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà imposto nel 1931 dal regime fascista, Giorgio Errera, luminare della Chimica, è il più sfuggente e misterioso. Nel romanzo diventa mentore di Rodolfo Maggi, reduce della Grande Guerra, che ritorna a Pavia per terminare gli studi e provare a dimenticare gli orrori del conflitto. Lo aiuteranno la moglie Margherita, donna tenace e determinata, e l’amorevole madre Florence, che pure si trascina il peso di una tragedia passata. È però il ritorno dalla clandestinità della cognata Ada, affascinante e ribelle, a sconvolgere la vita di Rodolfo: domandandogli riparo e aiuto per ottenere la sua vendetta, lo getterà in una crisi esistenziale che lo porrà davanti a una scelta. Continuare a tenere gli occhi chiusi di fronte alla realtà, forse, non è più possibile. Accetterà di mettere in gioco i propri privilegi per fare giustizia?
E voi che rapporto avete con la chimica? Vi affascina come materia?
“La firma del chimico”, edito Derive Approdi, è un romanzo che porta la firma dello scrittore Giacomo Pinelli.
Ormai sapete molto bene i miei gusti letterari e sapete molto bene come io eviti con tutta me stessa questo genere di lettura, eppure, c’è qualcosa che mi ha colpito già nel titolo e nella cover di questo romanzo.
Il libro si muove tra il primo dopoguerra e l’avvento del fascismo, intrecciando vicende private e responsabilità collettive con una scrittura intensa e mai retorica.
Il punto di partenza è già di per sé potente: la figura di Giorgio Errera, uno dei pochissimi professori che nel 1931 si rifiutarono di firmare il giuramento di fedeltà imposto dal regime fascista, diventa il simbolo di una coscienza che sceglie di non piegarsi.
Intorno alla sua figura troviamo Rodolfo Maggi, reduce dalla Grande Guerra che torna a Pavia cercando, quanto meno di ricostruire una normalità, ma si sa… la storia ce l’ha insegnato: chi torna dal fronte non riuscì mai più ad avere una normalità e ritornare alla vita di prima. Il passato è troppo difficile da dimenticare e da cancellare.
Il trauma del conflitto, il peso delle relazioni familiari e soprattutto l’irruzione di Ada, costringeranno Rodolfo a interrogarsi su se stesso e sul proprio ruolo nel mondo.
“La dolcezza di quel pensiero mi carezzò mentre la gente, fuori dal cimitero, cominciava a diradarsi. Ada non disse niente, mi abbracciò soltanto. Errera, contrito, mi strinse la mano.”
Ciò che colpisce maggiormente è proprio questa capacità di Pinelli di raccontare la storia senza trasformarla in semplice sfondo decorativo, forse è questo che mi è piaciuto di più.
Lo stile è elegante, misurato, attento alla profondità psicologica dei personaggi.
Lo scrittore evita il moralismo e preferisce lasciare che siano i conflitti interiori a guidare la narrazione.
Anche le figure femminili come: Margherita, Florence e soprattutto Ada, non restano ai margini, ma contribuiscono a costruire il nucleo emotivo e politico della storia, facendole emergere.
Bella lettura.
Voto: 4 stelle

Anna Calì, classe ’96. Nelle sue vene scorre la lava del Vesuvio e la passione che contraddistingue il popolo napoletano.
Giornalista di professione e con la passione dei libri sin da piccola. Adora annusarli e, quando va nelle librerie, si perde tra gli scaffali ad osservare le copertine.
Grazie a questa passione è riuscita a mettere in campo due sogni nel cassetto: il primo, recensisce i libri che legge, esperienza che fa bene sia al corpo che alla mente. La seconda: è diventata anche scrittrice e ha pubblicato già due romanzi.