La figlia del dottor Baudoin
Young adult
Camelozampa
9 ottobre 2017
cartaceo e-book
208
Sono in due a spartirsi l'ambulatorio. Uno è l'affascinante Jean Baudoin, il fondatore, in piena crisi dei cinquant'anni, infastidito da tutto: il lavoro l'annoia, i figli gli urtano i nervi. L'altro è Vianney Chasseloup, medico alle prime armi, occhi dolci e aria arruffata, pieno di ideali e buoni propositi. Lui cura tutti quelli che Baudoin non vuole più: gli anziani, i derelitti, i poveracci, i casi disperati. Ma un giorno, tra i pazienti del dottor Chasseloup, si intrufola una ragazza dagli occhi blu, quasi viola. Violaine. Una ragazza così graziosa, avrebbe tutto per essere felice. È la figlia del dottor Baudoin. Ma allora, che ci fa lì?
“Una ragazza così carina, avrebbe tutto per essere felice. E’ la figlia del dottor Baudoin. Ma allora, che ci fa lì?”
“La figlia del dottor Baudoin” di Marie-Aude Murail (CameloZampa editore) narra di un medico demotivato al lavoro e teso unicamente verso la propria confortevole routine. Se nel suo ambulatorio si presenta un caso che reputa banale, non esita a dirottarlo al proprio giovane socio, Vianney Chasseloup. Il dottor Chasseloup è ancora inesperto, ma la sua empatia e il suo impegno non passano inosservati tra i pazienti. Il titolare dello studio però, non se ne avvede poiché troppo impegnato a vivere la propria vita che reputa perfetta. Un giorno però la figlia Violaine gli farà una richiesta da lasciarlo basito e sarà solo l’inizio di un grande sconvolgimento.
“Oh no, non è possibile. Si sbagliava, doveva sbagliarsi per forza”
E’ un romanzo per young adult, a partire dai quattordici anni, poiché tratta un tematica molto delicata: una gravidanza indesiderata e la relativa decisione sull’interromperla o portarla avanti. L’autrice usa un linguaggio semplice adatto a giovani lettori, lo stile è molto fluido e i capitoli sono brevi. La narrazione è molto garbata e si affronta l’argomento con tatto, rispetto e al netto di qualsiasi pregiudizio. Il sentimento che suscita la protagonista Violaine, diciassette anni, è soltanto una grande tenerezza e rammarico per il suo forte disagio.
Violaine è un’adolescente molto bella, come tante. Va a scuola, si fida ciecamente della sua migliore amica per la quale non ha segreti. Il suo aspetto fa sì che abbia sempre un qualche fidanzatino attorno che, dopo qualche tempo, non esita a liquidare. I suoi familiari compiangono scherzosamente il malcapitato di turno, ma nello stesso tempo si preoccupano per lei, anche se confidano nella buona educazione che le hanno impartito. E’ una ragazza intelligente, ma ancora ingenua e inconsapevole. Come tutte le diciassettenni, vuole uniformarsi alla maggioranza delle coetanee, facendo scelte delle quali non è affatto convinta.
“La figlia del dottor Baudoin piaceva, piaceva pure troppo e aveva l’impressione che piacere le comportasse degli obblighi”
Il dottor Jean Baudoin è un medico, un marito e un padre. Sua moglie Stephanie è titolare di un centro analisi, dopo un problema di salute e con l’avanzare del tempo, la sua figura si è arrotondata perdendo di armonia. Jean è ancora molto affascinante, quindi si rammarica un po’ del cambiamento della moglie. Caratterialmente è sempre la stessa donna ottimista e gentile che aveva sposato vent’anni prima, oltre essere una buona madre per i loro tre figli, ma lui non può fare a meno di apprezzare l’avvenenza delle altre signore. E’ egocentrico, egoista e supponente. Si sente al di sopra di tutti, in particolar modo del giovane socio: Vianney Chasseloup.
Vianney è grato a Jean di averlo voluto come collaboratore nonostante si renda conto di non avere la sua stima. Probabilmente l’ha scelto perché nessun altro si sarebbe adattato a quel bugigattolo di ambulatorio che gli ha assegnato e di farsi carico senza lamentarsi di ogni paziente che Jean trova noioso. Vianney è molto empatico, gentile, e amante della propria professione. E’ un ragazzo dall’aspetto un po’ bizzarro, chioma indomabile e poca cura nella scelta del look ma è sempre educato, volenteroso e ha un sorriso per tutti.
Ho amato moltissimo questo romanzo dalla narrazione che io chiamo “alla francese”, ovvero quando parte è raccontata sotto forma di favola da un narratore esterno. Come fosse una di quelle voci suadenti che si sentono spesso all’inizio di un film francese introducendo la trama e i protagonisti. I personaggi sono ben caratterizzati poiché ognuno di essi riesce a suscitare un sentimento. Jean? Indignazione e voglia di prenderlo a schiaffi. Stephanie? Indulgenza. Violaine? Tenerezza e compassione. Vianney? Ammirazione, affetto e curiosità. Non c’è nulla in questa storia che non sia gentile, dottor Baudoin a parte!
“Suo padre non aveva potuto aiutarla e lei non doveva infastidire sua madre.
-Forse è questo diventare grandi – pensò confusa”
L’autrice ha dimostrato grande sensibilità nell’introdurre una tematica difficile e scomoda (come tutti gli argomenti che dividono l’opinione pubblica) con imparzialità e tutta la gentilezza possibile. Si è focalizzata sui sentimenti della giovane protagonista e sulle difficoltà incontrate frutto di pregiudizi e della mancanza di comunicazione all’interno della famiglia. E’ anche una storia di rinascita e di cambiamento. Vi è un invito implicito a guardare meglio all’animo delle persone andando oltre ciò che si vede o si crede di vedere, si celebra l’amore verso l’essere umano attraverso la più nobile e difficile professione.
Quanto è difficile narrare di un argomento così difficile con delicatezza e semplicità rivolgendosi ad un pubblico di giovanissimi? Ho ammirato l’autrice soprattutto per questo, oltre che per la sua scrittura e talento narrativo!
“Oh no, non è possibile. Si sbagliava, doveva sbagliarsi per forza”