Narrativa,  Recensioni

Recensione: “La donna dalla gonna viola” di Natsuko Imamura, Salani Editore

La donna dalla gonna viola Book Cover La donna dalla gonna viola
Natsuko Imamura
Narrativa
Salani Editore
18 marzo 2021
cartaceo, ebook
98

Tutti i pomeriggi la donna dalla gonna viola si siede sulla stessa panchina del parco di una grande e anonima città giapponese e mangia una brioche alla crema, mentre i ragazzini che giocano lì intorno fanno a gara per attirare la sua attenzione. La donna dalla gonna viola non lo sa, ma ogni suo movimento è seguito di nascosto dalla donna dal cardigan giallo, la voce narrante, sempre attenta a controllare che cosa mangia, dove va, con chi parla. La donna dalla gonna viola è single, abita in un piccolo appartamento di periferia e svolge lavori temporanei, proprio come la donna dal cardigan giallo, a cui nessuno, però, sembra prestare attenzione.

Chi sono davvero queste due donne, i cui unici tratti comuni sembrano essere la precarietà e la solitudine?

Con la scusa di voler diventare sua amica, la donna dal cardigan giallo riesce a far assumere la donna dalla gonna viola nella sua stessa agenzia di pulizie che lavora per un hotel. E qui le loro strade si intersecano in modo drammatico e imprevedibile…

Il racconto sottile e inquietante di un’ossessione, una storia che, in un crescendo di tensione, assume via via i toni del thriller, in una spirale di desideri inespressi, solitudine, dinamiche di potere e condizione femminile, disperato desiderio di rendersi visibili, di essere considerati e amati.

“Si è uniformata alla perfezione alle persone che la circondano: stessi capelli, stessa uniforme, stessa espressione e stesso suono metallico della chiave maestra che tintinna ogni vota che ride. Ma se la guardo con attenzione riesco a vedere quello che sente davvero. La donna dalla gonna viola non apprezza molto quei momenti. Le sue labbra saranno pure curvate in un sorriso, ma i suoi occhi non ridono affatto. Le altre sono allegre e vivaci, mentre lei sembra circondata da un’aura malinconica”

 

Con una scrittura lieve, ma chirurgicamente perfetta e precisa, Natsuko Imamura, autrice de La donna dalla gonna viola, riesce a trascinarci nel vortice delle riflessioni di una giovane donna, voce narrante del romanzo. Lei, vivendo in completa solitudine, sa di essere invisibile agli altri, ma che persiste con metodica ossessione nell’osservare la vita della donna dalla gonna viola che, come lei, abita nello stesso quartiere di una grande città giapponese.

Questa voce che si presenta come ‘la donna dal cardigan giallo’ è attratta dalla donna che ogni giorno veste sempre la stessa gonna viola; una presenza femminile isolata ed abitudinaria che nella zona è ben conosciuta da tutti, sia dai passanti che dai bambini del parco, sicuramente perché, a detta della narratrice, si nota per il suo incedere e per la sua presenza fisica mentre cammina tra la folla che transita nella galleria di negozi, centro della vita del quartiere, fluttuando come una pattinatrice sul ghiaccio.

Il motivo di questa ossessione nei confronti della ‘donna dalla gonna viola’ è molto semplice: la ‘donna dal cardigan giallo’ vorrebbe diventare sua amica e, per questo, cerca di avvicinarsi a lei, inventandosi sempre nuove occasioni, al solo scopo di poter parlarle. I metodi che utilizza, però, sono poco ortodossi e, causa la sua invisibilità agli altri, fallisce ogni tentativo. Sappiamo che per mesi si è annotata tutti i movimenti e i lavori saltuari della donna e tutte le speculazioni sulle sue scarse finanze, basandosi sull’aspetto, alle volte dimesso, della stessa. Nulla, in pratica, sfugge all’attenta osservatrice che, invisibile, fa tesoro delle sue scoperte e si ingegna per far sì che la ‘donna dalla gonna viola’ riesca a farsi assumere presso la stessa ditta di pulizie di un grande albergo, dove anche lei lavora.

Dal momento in cui la ‘donna dalla gonna viola’ inizia il nuovo lavoro, veniamo a conoscere anche il suo vero nome, in una scena che ricorda un rito iniziatico con l’assunzione di un’identità precisa. Inizierà, dunque, una trasformazione a livello sociale, con l’ascesa nel mondo del lavoro e, soprattutto, con l’avvio di una relazione con il direttore della ditta, sposato e padre di una bambina. Ma, nonostante questa trasformazione, la voce narrante non riuscirà comunque a farsi avanti e rimarrà sempre nell’ombra, palesandosi solo alla fine, quando, a seguito di un incidente che vede coinvolto il direttore della ditta, aiuterà la ‘donna dalla gonna viola’ con un gesto sì altruistico, ma alquanto avventato.

Alla fine, la mancata relazione amicale porterà ‘la donna dal cardigan giallo’ a completare un percorso circolare: dall’essere l’ombra della persona con la quale vuole stringere amicizia alla sostituzione della ‘donna dalla gonna viola’ con se stessa, rimanendo comunque, ancora una volta, chiusa nella sua solitudine.

In questo romanzo così particolare, e forse per questo così affascinante, emergono diversi tratti della vita in una grande città, che fanno porre alcune questioni sul tipo di esistenza che le donne sono costrette ad affrontare, non solo in Giappone. La difficoltà di sopravvivere economicamente, in particolare per la voce narrante, che costringe a lavorare per buona parte della giornata, non raggiungendo mai una sicurezza che permetta di pagare l’affitto e le spese, è sicuramente uno dei temi ricorrenti del romanzo; come pure il rapporto con le altre donne/colleghe, rapporti che sono intessuti di ataviche invide e ritrosie. Quando, infatti, la ‘donna dalla gonna viola’ diventa l’amante del direttore, i rapporti tra le colleghe si deteriorano, dando spazio a chiacchiere e pettegolezzi che distorcono la realtà in una versione dei fatti che, subito, tutto il gruppo accetta. Ma, soprattutto, quello che è particolarmente interessante è l’analisi che l’autrice fa della solitudine, proprio attraverso i tentativi della voce narrante di approcciarsi all’altra donna, e quanto questa impossibilità di iniziare un rapporto porti ad atteggiamenti non proprio felici, come il finale del libro sembra indicare.

L’unico universo che sembra sia dotato di capacità relazionale e che, in modo più naturale, riesca ad interagire con l’altro è rappresentato dal gruppo di bambini che frequentano il parco del quartiere. Sono loro che, con i loro giochi e la loro mancanza di sovrastrutture sociali, riescono a confrontarsi con la ‘donna dalla gonna viola’, fino a diventare loro amica; e, quando questa non sarà più vista perché fuggita dalla zona, a rapportarsi anche con la ‘donna dal cardigan giallo’.

La solitudine, dunque, è il motore del romanzo; un argomento complesso e non facile da inquadrare, soprattutto se consideriamo la mancanza di rapporti con l’altro come conseguenza del tipo di società e di cultura in cui si vive. Voi cosa ne pensate?

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