"La danza delle streghe"
Saggio
Armando Editore
24 ottobre 2024
Cartaceo
308
In un’epoca di incantamento del mondo, dove gli scogli parlano, le creature sognate escono dai sogni ed entrano nella realtà, e le serpi compaiono con i capelli pettinati a treccia, a crocchia, a tuppo, si rivela che gli spiriti ritornano fra gli uomini in forma zoomorfa. Un immaginario in cui il fantastico, il meraviglioso e l’onirico s’intrecciano dando vita a emozionanti narrazioni dove anche la presenza delle streghe è marcata. Esibendo la loro arcaica nudità, le streghe in volo si palesano agli uomini. Il loro tratto più inquietante lo mostrano trasformandosi in nuvole e in vento per inseguire sul mare i naviganti o anche rubando le barche ai pescatori.
Oggi, alla sua terza edizione, il libro torna arricchito dalla suggestiva storia di una pescatrice. Una pescatrice dai lunghi capelli morta in un naufragio oppure, come alcuni raccontano, per l’agire malefico delle streghe. Racconti e credenze narrati, per la prima volta nella storia dell’arcipelago, dalla voce dei suoi abitanti durante un’etnografia che ha preso l’avvio oltre quarant’anni fa, sullo sfondo di una maestosa natura vulcanica.
“La danza delle streghe” di Macrina Marilena Maffei, edito da Armando Editore è alla seconda ristampa, a distanza di dieci anni dalla prima.
L’autrice si propone di analizzare i racconti sulle streghe dell’arcipelago eoliano.
Una memoria storica, quella degli abitanti e dei loro ricordi che riportano alla luce storie di donne, esperte pescatrici che sanno uscire in mare di notte.
L’ambientazione che fa da cornice a queste storie del folklore è suggestiva.
“La geografia delle isole (Eolie) vi appare non come sfondo ma come la trama assoluta che tesse vite difficili abitandole con creature dell’immaginario, incombenti, ineludibili, talvolta soccorrevoli, talaltra minacciose.”
Quella dell’autrice è una ricerca puntuale, svolta sul campo. Spinta dalla frenesia di conoscere e di documentare i racconti che si tramandano gli anziani.
Le Eolie sono terre vulcaniche:
“Nato dal fuoco questo paesaggio insulare genera uno dei miti più celebri nella storia dell’umanità, quello che in esso riconosce il varco di accesso per l’aldilà, ubicato nel cratere di Vulcano.”
Compito non facile quello di trascrivere e drammatizzare la tradizione orale. È una narrativa carica di tensione per gli elementi terrificanti che contengono.
Come classificare questi racconti?
L’autrice si domanda se siano semplici favole, invenzioni fantastiche, oppure se considerarli fatti accaduti veramente, ma arricchiti da elementi mitologici.
L’impressione che ho avuto, leggendo il libro, è che il confine tra il mondo reale e quello fantastico è sottile. È nel momento del sogno che l’individuo entra in contatto con l’aldilà e con l’esperienza di fatti surreali.
Una peculiarità di questi racconti è l’offerta di un pegno al fine di evitare gravi e sfortunate conseguenze.
Anche la chiave diventa un oggetto magico utilizzato per facilitare il parto o per far aprire la bocca a chi aveva perso l’uso della parola in seguito ad uno spavento.
Protagonista di questi racconti è la strega eoliana, la majara, la quale:
“Vive in stretta connessione con l’ambiente naturale, con il paesaggio, ma pur essendo nativa del luogo, è del tutto estranea alla comunità. La sua natura non può definirsi benevola o malefica nei confronti dell’umanità a cui è sostanzialmente indifferente perché appartiene a un altro universo: fa parte della sfera del meraviglioso. Tuttavia vive tra gli uomini.” – “La danza delle streghe”
Appartiene al folklore la storia di un gruppo di donne che sottrasse la barca a dei pescatori e con essa volarono via dalle Eolie. Forse questo racconto rappresenta il desiderio di libertà e di emancipazione da una vita legata ai mariti o ai padri pescatori. Donne che sapevano solcare il mare, come gli uomini, sembravano godere di una certa indipendenza che ha impressionato l’immaginario collettivo.
L’immagine della strega che vola è da associarsi al “sogno di librarsi nell’aria.”
“Fate e streghe potevano esercitare sia il bene che il male sebbene il danno da loro causato raramente era così grave da non potersi porre rimedio mediante un rituale di espiazione. È questo il motivo per cui la Sicilia ha presumibilmente conservato una forma particolarmente arcaica di credenza nella strega.”
La strega eoliana è una creatura sensuale che entra in una casa per danzare e mostrarsi agli occhi di un solo spettatore.
Il testo è arricchito da estratti di interviste agli abitanti del luogo.
Tutti e tre i capitoli del libro sono formati dai ricordi vividi dei narratori di Lipari, nel pieno rispetto del loro modo di raccontare e dell’utilizzo del dialetto. Oltre ad essere firmati, questi resoconti sono integrati dalle foto degli intervistati.
Nel primo capitolo, intitolato “Il tesoro nascosto”, l’elemento che caratterizza tutti i racconti è quello di un defunto che fa visita a un eoliano sollecitandolo a cercare una fortuna nascosta. Gravi le conseguenze per chi decide di non seguire i consigli dell’estinto.
Il secondo capitolo de “La danza delle streghe”, che si intitola proprio “Le streghe”, parla di donne che, di notte, volano via dal letto coniugale, senza abiti.
“Le majare si ungevano, capisci? Avevano la mistura e volavano, la notte volavano. Mentre il marito dormiva, loro andavano a divertirsi.”
In tutte le storie narrate, l’incantesimo funzionava se veniva accompagnato da una formula magica:
“Vento e sopravento,
portami a spartivento”
Sono tutti fatti che gli intervistati hanno sentito raccontare da loro parenti ormai defunti, i quali, spesso, ne erano venuti a conoscenza da altre persone.
Secondo l’opinione popolare, ad un certo punto, le streghe scomparvero perché diventarono anziane e le ragazze giovani erano maggiormente inclini a seguire i precetti della religione cattolica.
Il terzo capitolo tratta un argomento particolare: “Gli spiriti e le serpi con i capelli.”
“Qua ce ne sono diversi, ché gliel’ho sentito dire, che ci hanno una serpe, ci hanno una lucertola: quella è una fortuna e quella non si tocca.”
Secondo le dicerie popolari, sono anime condannate a vivere nel corpo di serpi.
Non sono pagine semplici da leggere in quanto, Macrina Marilena Maffei, antropologa del mare, ha trascritto le storie raccolte lasciandole fedeli ai racconti ascoltati.
Nell’Appendice 1 l’autrice parla proprio dell’origine dei modi dialettali utilizzati dagli isolani.
Consiglio il libro a chi è interessato ai racconti del folklore, quelli tramandati da nonni a nipoti. Quei racconti che appartengono a un’epoca lontana, affascinante, tutta da riscoprire che, ormai, non esiste più.

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.