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Recensione: “La colpa delle madri” di Jane S. Doe, VMS Edizioni

La colpa delle madri Book Cover La colpa delle madri
Thriller Mood #1
Jane S. Doe
Thriller
VMS Edizioni
28 agosto 2020
cartaceo, ebook
222

Qualcuno rapisce i bambini di Brownsburg, in Indiana.

Rosita Esperanza Buenasuerte è chiamata a indagare su questi rapimenti.

Insieme a lei la sua squadra e il profiler albino Kurui.

Ben presto si rendono conto che hanno a che fare con un serial killer ma che la sua intenzione non è uccidere i bambini.

Può un criminale diventare un killer senza volerlo? Oppure dietro ai rapimenti si nasconde molto di più?

Ma può essere davvero solo un incidente la loro morte?

Chi si cela dietro queste morti e cosa porta il killer a tornare sempre su un lago che sembra un pezzo di paradiso?

Rosita si troverà di fronte a una storia senza precedenti, cercando di stabilire chi sia il fantasma inavvicinabile che toglie i figli alle cure delle proprie madri.

“La puntura era stata praticamente indolore. L’ago ipodermico usato era talmente sottile che dubitava arrivasse al diametro di un capello. Il bambino si era accasciato tra le sue braccia nel giro di qualche secondo. Lui lo aveva preso in braccio come un amorevole papà e poi lo aveva adagiato dentro il bagagliaio dell’auto!.

 

Primo thriller di Jane S. Doe e, sono certa, lo noterete tra le righe. Possiamo definire “La colpa delle madri” come un “classico”, con accenni di noir. La trama è ben concepita e strutturata e i personaggi sono “reali”.  I luoghi e gli eventi sono descritti in maniera minuziosa, ma, al contempo, non annoiano.

Come capita in ogni thriller, non mancano le “false piste”, che indirizzano le indagini e il pensiero del lettore ben lontano dal reale colpevole.

“Questa era l’essenza di una madre. La fondamentale differenza tra una donna che dà la vita e una donna che è madre davvero. La prima non è altro che una bestia, una fattrice, un corpo che crea un altro corpo. La seconda è fatta di anima, di carezze, di certezze”.

È un libro di poco più di 200 pagine, ma, nonostante la sua brevità, tratta un argomento per nulla leggero e facile, che porta il lettore a porsi diverse domande, una su tutte: cosa fa di una madre, una BUONA madre? Che colpa abbiamo noi mamme se, oltre a dedicarci alla prole, ci ritagliamo uno spazio come donne?
Ovviamente non ho saputo darmi alcuna risposta soddisfacente. Spero che voi ci riusciate meglio di me.

“Avrebbe dedicato le prossime ore solo a se stessa. Una gita in mezzo ai boschi nel silenzio della natura, un pranzo al sacco, un riposino, un libro. Sarebbe rientrata in serata. Forse Oliver sarebbe già stato addormentato al suo rientro e questo un po’ la faceva sentire colpevole, egoista, ma ne aveva davvero un estremo bisogno”.

Il finale è molto rapido e veloce: vengono svelati misteri nascosti da decenni che, pur essendo accennati durante tutto il libro, prenderanno forma, nella loro interezza, solamente in occasione della cattura del colpevole.

Una  piacevole e coinvolgente lettura e ribadisco che, nonostante l’“inesperienza” dell’autrice, il romanzo mi ha coinvolta e non poco, trasmettendomi tutta la passione di Jane S. Doe nel narrare la storia.

Non mi resta che consigliarvi di leggerlo e di cercare di dare una risposta alle domande che nascono spontanee durante la lettura. Un thriller perfetto per chi ama i classici del genere, ma anche per chi preferisce i romanzi noir psicologici.

“Le nuove generazioni avevano iniziato il loro declino quando avevano cominciato a essere abbandonate a se stesse, cresciute da baby-sitter, da asili, da sconosciuti insomma. Le madri lavoravano e spesso persino le nonne. La famiglia alle loro spalle non c’era più. Questo era il vero dramma! La tragedia che avrebbe portato il mondo verso il punto di non ritorno. Come poteva una baby-sitter avere le stesse cure e lo stesso interesse di una madre?”

 

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.

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