La colonia
narrativa straniera
e/o
giugno 2025
cartaceo, ebook
464
https://www.edizionieo.it/book/9788833579252/la-colonia
Emelie, una giornalista trentenne molto “metropolitana”, tipica rappresentante della sua generazione, dopo l’inevitabile burnout si rifugia in una sperduta località dell’estremo nord della Svezia per cercare di rimettere insieme i pezzi. Dalla sua tenda in cima a un’altura scorge un giorno una strana accozzaglia di persone che la incuriosiscono proprio perché sfuggono a qualsiasi catalogazione. Comincia a osservarle, e, da brava giornalista, a prendere appunti. Il gruppo (che si autodefinisce La Colonia) è composto da sette persone di età, estrazione, istruzione e provenienza diverse, che per vari motivi si sono a poco a poco ritrovate a convivere in un podere isolato, dove ora costituiscono una sorta di comune semi-autonoma. Per gli adulti del gruppo, che hanno tutti alle spalle esperienze pesanti, questo tipo di vita è una sorta di paradiso, ma per i due giovani (un trentenne e un tredicenne) a quella vita idilliaca manca comunque qualcosa di fondamentale: il contatto con gli altri, l’esperienza del mondo di fuori. L’arrivo di Emelie sarà la scossa che porterà a una presa di coscienza da parte di tutti.
La letteratura ha spesso il compito di mostrare agli uomini i temi importanti che l’umanità stessa vive: così fa Annika Norlin con il suo romanzo d’esordio edito da e/o, “La colonia”, che sottolinea il bisogno sempre più vivo e crescente di ritrovare la connessione con la natura; dall’ecocritica nasce un romanzo corale che mostra i due lati della medaglia: chi vuole davvero riavvicinarsi a un’esistenza più naturale e chi, invece, sceglie la natura come isolamento perché scappa da sé stesso.

Ritrovare sé stessi
Emelie, una millennial svedese di professione giornalista, vive una vita all’insegna del consumismo e della socialità estrema. Senonché, a seguito di un bornout, si ritrova a piangere ogni due per tre e interagire con le persone diventa per lei un’incombenza insormontabile. Andare a vivere in solitaria nel bosco sembra essere l’unica terapia possibile.
Piantata la tenda in mezzo a una splendida foresta di abeti, Emelie si rende conto di non essere la sola abitante di quella landa isolata. Un gruppo di persone dallo stile di vita molto aperto e liberale abita lì nei pressi, vivendo dei frutti della natura e dormendo sotto i folti rami di un grande abete. Emelie è affascinata dalle dinamiche del gruppo e inizia a studiarle come un’entomologa con la sua colonia di formiche. Quando il gruppo riconosce in Emelie le stesse caratteristiche, quest’ultima viene invitata a far parte della comunità.
“La colonia”
I falliti, coloro che sfuggono alle regole della socialità, finiscono solitamente isolati e vivono la loro esistenza costantemente umiliati e frustrati, convinti di essere gli scarti e di essere destinati all’infelicità. Eppure c’è un’altra strada per Aagny, Sara, Jozsef, Lake, Zackaria, Sagne, Ersmo, quella di riconoscersi come comunità e formare insieme una nuova società, che segua regole diverse.
“Forse fu grossomodo in quel periodo che cominciarono a definirsi la Colonia. Iniziò come uno scherzo, una volta che Sagne stava raccontando come di consueto delle formiche, di come coesistessero, e Zackaria disse: “Sono come noi. Una colonia!” Ed era così felice che nessuno poté fare a meno di ridere. Una colonia di individui, dove tutti lavoravano, dove tutti sapevano fare cose diverse. Era bello, da dire. Come se ci fosse un motivo. Come se fosse naturale. Cercarono di smettere di pensare a sé stessi come individui. Invece erano tutti delle parti. Parti della colonia.”
Emelie è affascinata dai legami liberi che si sono creati fra le strambe e eterogenee persone che formano la colonia. Vivono all’insegna della libertà, mangiando quando hanno fame, dormendo all’aperto o al chiuso seguendo le stagioni, praticando l’amore libero. Per la prima volta dopo tanto tempo, Emelie si sente accettata per quello che è. Le aspettative ipocrite della società non hanno più presa su di lei.
“Per un momento sono stati tutti in perfetto silenzio, e mi ha colpito il fatto di non sentire più l’esigenza di allontanare il silenzio parlando. Era da tempo che non mi sentivo più così rilassata. Mi rendevo conto che forse avevo sbagliato a credere di avere bisogno della solitudine per ritrovare la calma. Invece, capivo adesso, la presenza di altre persone era il presupposto stesso perché il corpo scendesse di giri. Ma non potevano essere persone qualsiasi, dovevano essere simili a queste, persone a cui in realtà non avevo alcun bisogno di piacere. Sembravano tutti strani, e falliti. Io non avevo bisogno di apparire normale, davanti a loro. E ho provato un senso di pace.”
Tuttavia l’arrivo di Emelie cambia le dinamiche del gruppo che si erano andate solidificando pian piano in vent’anni. Le incertezze, le frustrazioni, i conflitti sottesi emergono all’improvviso e tutto, nel giro di poche albe, si sgretola.
Società vs Natura
Annika Norlin riesce con un solo romanzo a fare la critica della società, che manipola i cervelli degli abitanti spingendoli a consumare sempre di più oggetti e tempo prezioso, ma anche a fare emergere le contraddizioni della comunità della “colonia” che fugge dal mondo, trincerandosi dietro ragioni apparentemente ecologiche.
Fuga dalla realtà
Quando l’uomo non riesce ad accettarsi, fugge. Così fa Emelie di fronte al suo esaurimento nervoso, perché non vuole accettare che ha sbagliato ritmo di vita, è diventata schiava del lavoro e ci vuole tempo e grinta per rimettersi in discussione. Anche i membri della colonia scappano ciascuno da qualcosa: chi dal passato, chi da un omicidio, chi dall’inadeguatezza.
Ma scappare, ci dice Annika Norlin, non è la soluzione. L’unica soluzione possibile, la sola che ci permette di guardarci ancora allo specchio, è quella di resistere, di stare, di andare incontro alla nostra essenza. In qualche modo poi tutto scorre.
“Prima che le cose siano successe, sembra sempre del tutto impossibile che possano succedere. Se all’inizio di qualcosa si fosse visto come poi sarebbe andata a finire, si sarebbe tirato il freno a mano già da subito. Ma un giorno si lega al successivo e senza che uno ci pensi ecco che si forma una vita.”