La città dei serpenti
distopico, fantascienza, cyberpunk
Polidoro Editore
ottobre 2025
cartaceo
448
Nella città dei Serpenti stanno comparendo dei cadaveri con una macchia argentata sul petto. La macchia è fatta di una sostanza totalmente sconosciuta. L’Intelligenza Serpente che governa l’Equilibrio della Città è in allarme: sta arrivando una nuova Grande Accelerazione?
L’Agente Kajus è un assassino, un umano con il braccio destro squamato, il segno inconfondibile di chi prova la propria fedeltà ai Serpenti gettandosi nelle Vasche piene di Vipere, Cobra e Pitoni.
Kajus dovrà scoprire chi si nasconde dietro ai morti con la macchia argentata. La città dei Serpenti non concede un istante di tregua, scaraventa la lingua in una fuga in avanti inarrestabile, feroce, sovversiva.
Come se Céline e Miller fossero stati contaminati dal cyberpunk e dal biopunk. Come se Dick stesse correndo tra rettili di neon dopo aver assunto una tecno-droga senza nome. Come se David Peace avesse trasfuso nel romanzo di Monfregola la visionarietà elettrica del suo Tokyo città occupata.
Con “La città dei serpenti“ di Lorenzo Monfregola, edito Polidoro Editore, ho scoperto un sotto genere del romanzo distopico, a me sconosco sicuro sin d’ora, ossia il cyberpunk e biopunk. Sarebbe riduttivo relegare il testo al genere fantascientifico. Con Monfregola si tocca qualcosa di più estremo, aggressivo, rauco se dovessi definirlo con voce. La mia scoperta mi ha anche confermato che, ahimè, non sono fatta per questo genere di letture. Nonostante questo, il mio commento a “La città dei serpenti” sarà del tutto obiettivo e tecnico, per quanto la mia pochezza in merito mi consente.
L'”Intelligenza Serpente” controlla la città per mantenerne un “Equilibrio” tra Bianchi, Neri e Impuri. Quando compaiono quattro cadaveri segnati da una misteriosa macchia argentata sul petto, qualcosa inizia ad incrinarsi. La sostanza argentea è sconosciuta e non lascia presagire alcunché di buono. La “Grande Accelerazione” è alle porte.
L’indagine viene affidata a Kajus, il protagonista, un agente-assassino devoto al sistema.
Nel risolvere il mistero che si cela dietro a queste uccisioni, Kaius dovrà fare i conti con il suo credo ma anche con un sistema che inizia a sfaldarsi, a vantaggio di un qualcosa di inaspettatamente migliore che può sopraggiungere.
Il superamento di una civiltà che ormai è alla mercé della tecnologia, disumana e moralmente agli sgoccioli.
In linea con il genere distopico, Monfregola affronta temi quali il controllo della tecnologia sulle masse e la conseguente perdita dell’identità individuale, le divisioni sociali, la corruzione della società, sempre più violenta.
Ma quello che, a mio parere, è perfettamente in linea con questo genere di mia nuova scoperta, è l’atmosfera che l’autore fa respirare al lettore. Si sente tutta la pesantezza di un mondo sporco e cupo, divorato da un’entità suprema che trasmette anche al lettore il grigiore del sistema. Per tale motivo, credo che al lettore appassionato del genere la lettura di “La città dei serpenti” possa più che affascinare e magnetizzare.
Il linguaggio usato da Monfregola è coerente al resto: aggressivo, con un lessico ricercato e tecnico. Le descrizioni sono molto puntuali e, alle volte, danno spazio a vere e proprio digressioni, anche se il ritmo narrativo non rallenta, anzi. È rapido, incalzante, ricco di colpi di scena. Ancora rileva la coerenza con tutto il resto: anche la lettura diventa fuori controllo, come la Città-Teschio. E devo dire che, per me, è questa la nota dolente: la lettura, lunga, molto lunga, procede senza pause, affannosa e affannante.
“La città dei serpenti” di Lorenzo Monfregola è un romanzo che consiglio, pertanto, agli appassionati del genere. Diversamente, invito a desistere chi preferisce narrazioni più lineari o opere fantascientifiche più tradizionali.
4 stelle ⭐⭐⭐⭐☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
