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Recensione: “La casa maledetta” di Lucrezia Riberi, 0111 Edizioni

La casa maledetta Book Cover La casa maledetta
Lucrezia Riberi
Giallo
0111 Edizioni
17 dicembre 2020
cartaceo, ebook
156

Oggetti scomparsi, ritrovamenti insoliti e strani presentimenti.

Si tratta di una casa davvero maledetta oppure dietro a tutto questo si nasconde la mano di qualcuno?

L'investigatore privato Carlos Ruggieri dovrà far luce su questo mistero.

“Poi, quando tutti se ne fossero andati, Beatrice rimase sola a guardare la villetta dei vicini e pensò che, molto probabilmente, sarebbe rimasta invenduta ancora per un lungo periodo. ”Magari in quella casa non vive nessun fantasma ma, dopo questa tragedia, è veramente maledetta!” considerò, prima di chiudere le persiane.”

 

Avvincente e vincente – è infatti opera finalista della terza edizione del Premio 1 Giallo x 1.000 – La casa maledetta di Lucrezia Ribera è un Giallo con la G maiuscola, dove la scrittura lineare e allo stesso tempo incisiva avvolge il lettore sin dalle prime pagin,e per accompagnarlo fino alla sorprendente soluzione del mistero.

La vicenda inizia con la repentina decisione di Rebecca, dopo aver passato in esame molti immobili, di acquistare a prezzo stracciato una casa dall’aspetto un po’ lugubre e dimesso, in fondo ad una strada di villette a schiera, molto curate e in cui si respira un’atmosfera rilassante e pacifica, pur non trovandosi lontano dal centro di Savona. Fa eccezione all’armonia del posto solo la prima casa della via, che ha un aspetto particolare: quella abitata da Margherita, una sedicente e strana sensitiva che, già dal primo momento, intimorisce Rebecca con avvertimenti sulla presenza di uno spirito nella villetta da lei scelta.

Rebecca, però, si considera una donna che non si lascia spaventare da chiacchiere e superstizioni e, dopo i lavori di ristrutturazione, finalmente inizia per lei un nuovo capitolo della vita, dopo due matrimoni finiti, con un divorzio il primo e con la morte del marito il secondo. A vivere ora nella nuova casa, insieme a lei, c’è il suo compagno Francesco, un ragioniere molto impegnato con il lavoro, l’adorato figlioletto Pietro, nato dal primo matrimonio, un ragazzino dolce e premuroso, e Monica, figlia di Francesco e dell’ex-moglie Letizia, un’adolescente introversa che odia la nuova compagna del padre, incolpandola della rottura del matrimonio dei propri genitori. A rendere difficili i già precari equilibri, si inserisce nel ménage famigliare anche Gabriele, fratello di Francesco, che a causa della perdita del lavoro viene accolto da questi nonostante le riserve di Rebecca.

Sin dai primi giorni di vita nella nuova casa, però, iniziano ad accadere strani e inspiegabili fatti, dapprima considerati solo frutto di suggestione da parte di Rebecca, poi invece sempre più tangibili, tanto da indurre Francesco a rivolgersi, per venire a capo del mistero, al famoso e stimato investigatore privato Carlos Ruggieri, coadiuvato dalla sua assistente Sabrina. Ma le indagini, però, sono destinate a prendere una piega molto più complessa.

Durante la festa di Halloween, a cui partecipano ospiti inattesi e non molto graditi, quali Letizia e Roberto, il primo marito di Rebecca, Francesco si accascia al suolo, per poi morire alcune ore dopo in ospedale per avvelenamento. A mano a mano che Ruggieri si addentra nel caso, posizionando al giusto posto tutte le tessere del puzzle, viene trovato anche il cadavere di Margherita. Una morte che può essere collegata alla scomparsa di Francesco, o, come ritengono i Carabinieri, il risultato di una rapina finita male?

Non volendo svelare troppo della trama, che funziona come un perfetto meccanismo, dove tutti gli elementi lavorano in sincronia, proprio come nei classici del giallo, è innegabile che il motore della narrazione sia la figura di Ruggieri e il suo metodo di indagare, basato sulla riflessione e la scrupolosa attenzione ai minimi particolari; un detective che fa della glaciale assenza di emozioni e della lucidità di pensiero le sue armi migliori.

Ad affiancarlo nell’indagine c’è la giovane Sabrina, un personaggio riuscitissimo che, personalmente, mi è piaciuto ancor più del suo datore di lavoro, e che ricorda la funzione del dott. Watson nei confronti di Sherlock Holmes. Sabrina incarna, infatti, il Lettore nella storia: è lei che raccoglie e registra quanto man mano viene rivelato, vagliando le emozioni dei sospettati, mentre l’Autore si cela dietro al lavoro intellettuale dell’investigatore.

A rendere la narrazione più vivace ci pensano poi tre arzille e curiose vecchiette, vicine di casa di Rebecca e Francesco, che con il loro occhio indagatore e le fini orecchie che captano le discussioni dei vicini, sono una vera e propria fonte di informazioni per Ruggieri, mantenendo sempre una precisa funzione narrativa nella vicenda assimilabile a quella del coro nel teatro greco.

La casa maledetta è veramente una piccola gemma del genere, con chicche stilistiche, come ad esempio la scena iniziale dove l’agente immobiliare viene ritratto nello sforzo di accattivare l’interesse di Rebecca per le case che le presenta, con una gestualità e un “mestiere” che rendono l’immagine pari ad una sequenza di un film.

Inoltre Ruggieri, come tutti i detective più famosi della letteratura, non manca di un suo particolare tratto distintivo, quello di bere sempre una fumante tazza di tè; un vizio a cui non rinuncia mai, ma che è anche un viatico per destare l’attenzione e la ponderazione, condotta ad occhi chiusi, sui fatti oggettivi, rivedendo mentalmente tutti i più piccoli particolari del caso. In fondo, anche per un lettore, bere una tazza di tè è un ottimo stimolante per accompagnare i momenti di riflessione e la lettura di un buon libro, proprio come La casa maledetta.  Non siete d’accordo?

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