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Recensione: “La capanna. Quando i ghiaccioli costavano 20 lire” di Ortenzio Brunelli, Brè Edizioni

La capanna. Quando i ghiaccioli costavano 20 lire Book Cover La capanna. Quando i ghiaccioli costavano 20 lire
Ortenzio Brunelli
Narrativa
Brè Edizioni
3 ottobre 2020
cartaceo, ebook
53

Un racconto personale, intimo, che va a pescare nella memoria e riporta a galla, come uno scrigno del tesoro, una storia che potrebbe essere quella di tutti. Marco, il protagonista, vive le avventure e gli eventi della sua gioventù e incontra temi quali il primo amore, il valore della famiglia e dei propri cari, la speranza verso il futuro.

Questo libro è il memoriale di chi ha vissuto tempi passati, che oggi appaiono lontanissimi, e vuole darne testimonianza, per mettere nero su bianco le emozioni provate lungo il cammino della giovinezza e non dimenticarle mai.

“Nascere in un piccolo paese, crescere insieme fin dalla scuola, arrivare ai vent’anni sempre legati ha dell’incredibile. Il merito di tutto va certamente ai nostri genitori, che ci hanno cresciuto bene e hanno vegliato su di noi. Ci hanno trasmesso lealtà e moralità, facendo in modo che non conoscessimo l’egoismo e l’invidia”

 

Ne “La Capanna – Quando i ghiaccioli costavano 20 lire”, gli inizi degli anni ’50, un’epoca per noi lontana, ma che tanto ha contribuito a creare l’odierna società, tornano a rivivere attraverso i ricordi di Marco, un diciottenne che racconta, in modo lieve, come se con le parole dipingesse un acquarello, la sua vita e quella del paesino di montagna che gli ha dato i natali. Il risultato è un quadro che viene a delinearsi in modo semplice e sincero sia per quanto riguarda l’affacciarsi alla vita adulta della voce narrante, in particolare con la scoperta dell’amore, sia per l’attento sguardo ai cambiamenti sociali in atto.

Sono gli anni, infatti, in cui l’eco della guerra mondiale riverbera ancora nella vita del piccolo borgo, scandita dai lavori nei campi e da un’economia rurale, dove trovano posto il fabbro, il calzolaio, il forno e il medico arrivato da poco. Veniamo, così, a sapere che il negozio di proprietà dei genitori di Marco è l’unico punto vendita che serve tutto il circondario e che, alla sera, si trasforma in un bar, diventando così il luogo di incontro della comunità. La maggior parte delle strade, poi, non sono asfaltate e gli spostamenti più lunghi si fanno ancora con il treno o con la corriera perché di macchine se ne vedono circolare veramente poche.

Ma è anche un momento quando la comunità inizia, con fiducia, a scrollarsi di dosso le pastoie del passato, con un lento e graduale aprirsi alla modernità. Nell’arco del racconto si assiste, infatti, al fiorire e allo sbocciare di una ripresa economica e sociale che, tutto sommato, sembra avanzare in modo più veloce rispetto alle attitudini delle persone.

È proprio in questo periodo che arrivano in paese anche i primi sparuti villeggianti che vengono ospitati dalle famiglie del posto; tra queste, c’è anche quella di Laura, che trascorre le vacanze estive quale ospite nella casa di Marco. Durante le calde giornate, i giovani si incontrano e trascorrono il tempo insieme, organizzando piccole escursioni tra i boschi e le montagne; ed è proprio in una di queste gite che il gruppo, composto da ragazzi e ragazze che sono in vacanza ma anche da quelli del luogo, sarà costretto a trovare rifugio per la notte nella capanna del titolo. In questa occasione, Marco e Laura scopriranno di essere attratti l’uno dall’altra: un’attrazione destinata a mutare e crescere, diventando un rapporto solido e duraturo, nonostante le difficoltà che la vita fa incrociare nel loro cammino.

Infatti “La capanna” potrebbe definirsi anche una storia d’amore d’altri tempi. Un amore certo difficile da immaginare, se trasposto ai giorni nostri: le distanze che separano i due innamorati sono determinanti e pure le comunicazioni si rivelano molto più difficili di quanto potrebbe accadere adesso: allora ci si doveva affidare alle lettere, perché telefonare non era cosa di tutti i giorni (spesso per Marco è quasi un’impresa trovare un telefono pubblico per poter chiamare la casa di Laura). Come sono determinanti anche alcuni aspetti sociali che i giovani d’oggi non devono più affrontare: per Marco si tratta del periodo del servizio militare negli alpini, che costituisce una sorta di iniziazione, uno strappo dalla vita di giovane spensierato. Ai giovani era, inoltre, richiesto un coinvolgimento attivo nello sbrogliare i problemi di famiglia, che si affrontavano con forte determinazione e responsabilità morale. Il rapporto tra i sessi, poi, era regolato dalla possibilità o meno di socializzare e la figura femminile aveva un peso fondamentale all’interno della famiglia, sintomo di una certa differenza tra la sfera degli uomini e quella delle donne.

Una tra le figure del racconto che più mi hanno trasmesso la nostalgia di un mondo che non c’è più è Don Agostino, che, oltre ad essere il parroco del paese, è un vero e proprio punto di riferimento, non solo per Marco, ma anche per l’intera comunità; un sacerdote che, con la sua spiritualità e semplice filosofia cristiana, diventa una guida a cui rivolgersi per affrontare i problemi della quotidianità.

La tenerezza che la lettura di questo breve racconto genera nel lettore è la stessa che si prova ad ascoltare un nonno mentre racconta di quando era giovane. Mi è sembrato proprio di sentire il racconto dei nonni, con le stesse pause, la stessa disciplina nell’inanellare i fatti con semplicità e, forse, anche con qualche ripetizione di troppo, saltando magari episodi che potevano rilevarsi importanti per l’economia delle vicende. È questa, però, allo stesso tempo, la bellezza che ho trovato in questo scritto: scoprire il passato di un ragazzo di altri tempi, affinché nulla della sua esperienza vada perduto.

Perché non è pur vero che i ricordi dei nonni che tutti abbiamo ascoltato da bambini sono il collante tra il nostro passato e il nostro futuro?

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