La badante
Romanzo
Altano
25 novembre 2024
cartaceo e-book
170
Ulker è una donna che ha sopportato anni di violenze domestiche senza avere un luogo dove rifugiarsi. Ma quando decide di lasciare il suo passato alle spalle e cercare un nuovo spazio vitale, la sua strada la conduce in un ospedale, dove trova una nuova possibilità di ricominciare come badante. Il motto che l'accompagna, "Chi piange ha un problema, chi ride ne ha mille", diventa il suo strumento per affrontare le difficoltà con sorprendente ironia.
“Ridere è una forma di autodifesa. Pensate davvero che ridiamo perché siamo di buon umore?” da “La badante” di Seray Sahiner
“La badante” è la storia di una donna in fuga dalla violenza del marito. E’ scappata senza bagagli, soldi e cibo. Deve sopravvivere ai pericoli della strada, trovare un rifugio e il sostentamento quotidiano. Come fare senza farsi trovare da quel mostro che ha sposato? La soluzione è nell’edificio davanti a lei, l’ospedale. Si occuperà dei pazienti come badante, quelli abbandonati a loro stessi. In cambio riceverà il vitto e una poltrona per la notte. Nessuno la cercherà mai lì, se terrà un profilo basso e non pesterà i piedi a nessuno. Ma davvero le sarà possibile scomparire, rendersi invisibile nella stessa città dove vive il suo aguzzino?
“Sapete, a volte la gente dice – stavo sognando, però sapevo che si trattava di un sogno – Io mi trovo in un incubo, ma so che è la mia vita”
Ulker è una donna con un forte istinto di sopravvivenza. L’ha sviluppato negli anni poiché costretta da sempre a convivere con uomini violenti. Prima il padre e poi il marito. E’ una moglie sottomessa, costretta a subire percosse e umiliazioni. Non ha lavoro né istruzione, se decidesse di lasciare il marito finirebbe in mezzo alla strada con il suo bambino. E’ una donna rassegnata e infelice. L’unica sua gioia è proprio il figlio che, fortunatamente, non somiglia al padre. Una volta cresciuto, il ragazzo trova la forza sufficiente per difenderla opponendosi al padre. Ma poi, quando parte per il servizio militare, le violenze ricominciano. Ulker non è una donna colta, è una persona semplice e a volte impulsiva. Non è una sciocca, è un’attenta osservatrice e questo le permette di conoscere molti aspetti del genere umano. Poiché la necessità aguzza l’ingegno, si riscoprirà più astuta di quel che pensava di essere. Pur trovandosi in una situazione disperata, non diventerà mai ipocrita o gretta. Sarà semplicemente una sopravvissuta.
“Per me avere speranza somiglia a rispolverare i miei sogni di gioventù” da “La badante”
Durante la sua fuga incontrerà molte persone.
L’infermiera Serap, una professionista competente e seria, ma anche comprensiva. Poiché ha intuito la natura dei problemi di Ulker, cerca di aiutarla mantenendo il suo piglio autoritario per non perdere credibilità.
Poi c’è il mendicante del quale non conosce il nome ma che è un gran furbacchione. Un opportunista che si approfitta della compassione altrui per spillare soldi.
Hanife invece è una ex vicina di casa di Ulker, a quei tempi era in difficoltà economica e lei faceva il possibile per aiutarla come poteva. Hanife e suo marito sono riusciti, miracolosamente, a risparmiare e a comprare un appartamento per loro e per il figlio maggiore. Una donna cortese, caritatevole, ma non proprio disinteressata.
Poi c’è la piccola Cigdem, che non è piccola ma è giovane e innocente come una bambina. Una ragazza i cui sogni si sono infranti con il matrimonio che si è rivelato una prigione. E’ dolce e spaventata, ma fiduciosa.
“Fatto sta che ai maschi piacciono molto le donne disperate. Succede anche nelle fiabe, no? Arriva il principe e libera la principessa prigioniera nella torre”
Questo è un romanzo incredibile! Uso questo termine non quale sinonimo di inverosimile, al contrario! E’ una storia realistica proprio nel suo essere straordinaria come solo la vita vera, a volte, può essere! Quando si parla di sopravvivenza tutto è possibile. Come si suol dire “la necessità aguzza l’ingegno”, mai frase fu più azzeccata come nella fattispecie. La trama è ingegnosa, su questo non ci sono dubbi.
L’ambientazione si sviluppa nella Istanbul contemporanea. Una città bellissima, ma piena di contraddizioni che fanno parte del suo fascino. L’autrice le evidenzia attraverso le vicende e gli occhi della protagonista che ce la racconta in prima persona poiché la vive.
Le tematiche sono drammatiche, ma il linguaggio ironico ne alleggerisce i toni senza nulla togliere alla loro gravità. Si narra della difficoltà di essere donna quando si nasce in un contesto violento e anaffettivo che non ne cura la crescita e lo sviluppo. La conseguente scappatoia del matrimonio che si rivela un’ulteriore trappola. La solitudine, la disperazione nascosta dietro un finto sorriso per eccesso di pudore, quasi come fosse una colpa l’essere vittima di violenza.
“Ho visto gente ricorrere a Dio per angoscia, per disperazione, per amore. Ma è la prima volta che vedo qualcuno usare Dio come scusa per la tirchieria” da “La badante”
Gli spunti di riflessione sono molti, ci arrivano attraverso ragionamenti raccontati con semplicità, poiché la protagonista è una donna semplice, ma non per questo stolta, infatti non mancano di profondità. Non troviamo la solidarietà femminile tipica di questi racconti, o meglio, non del tutto. Le donne con le quali Ulker interagisce non sono tutte sinceramente generose. I personaggi sono così realistici da sembrare tratti dal vero, proprio perché l’autrice non bada a nasconderne i difetti. Non sono dei mostri, come il marito di Ulker, ma persone nelle quali l’individualismo ha la meglio sulla generosità gratuita.
Lo stile è fluido, non si perde in digressioni, non vi sono salti temporali. E’ tutto molto lineare e il ritmo rapido. Sfido chiunque a non farsi prendere dalla curiosità in merito alla sorte di Ulker! Ho apprezzato la genialità delle soluzioni da lei adottate, la singolarità della trama e la sua coerenza, l’ironia del linguaggio e il tacito invito a guardare oltre i confini del nostro mondo. Quest’ultimo è l’aspetto che più apprezzo della letteratura.
“Se in mezzo alla folla una si mette a leggere, significa che si è costruita attorno una muraglia e sta dicendo – Io non vi guardo, voi non mi vedete – “
Siete d’accordo con questa riflessione di Ulker?