Jumbee. Zombi e altri orrori del Voodoo
Horror
Agenzia Alcatraz
17 ottobre 2025
Cartaceo
560
“La Biblioteca di Lovecraft” si arricchisce della raccolta Jumbee and Other Uncanny Tales, pubblicata per la prima volta dalla storica Arkham House nel 1944, finora mai presentata integralmente in italiano, e qui corredata dalle illustrazioni tratte dalle prime uscite di ciascun racconto, sulle riviste Weird Tales, Adventure e Strange Tales of Mystery and Terror. In questa antologia sono presenti dei veri e propri classici della letteratura weird e horror, tra cui Morte di un Dio, Cassius, La bestia nera e L’uomo dell’albero, tutti qui inclusi e più volte citati e lodati da H.P. Lovecraft, che di Whitehead fu corrispondente, amico e collaboratore.
“Nelle Indie occidentali un “jumbee” è uno spettro. La parola usata nelle isole francesi è “zombi”. I jumbee hanno diverse caratteristiche che non mi soffermerò ad elencare, ma una di queste è che sono sempre neri. I bianchi, a quanto pare, non “vagano” dopo la morte, nonostante io abbia conosciuto tre gentiluomini caucasici, proprietari di piantagioni, che si credeva fossero lupi mannari! “Jumbee” è un termine generico: indica praticamente qualunque tipo di spirito, apparizione o revenant.”
Da poco, è ricorso l’anniversario della morte di Henry S. Whitehead, autore ricordato per i suoi racconti weird, cioè macabri, soprannaturali e misteriosi, come quelli che ritroviamo in questa splendida raccolta, “Jumbee. Zombie e altri orrori del Voodoo”, presentata da Agenzia Alcatraz per La Biblioteca di Lovecraft: la prima volta in versione integrale italiana. Henry S.Whitehead, ci trasporta in un mondo fatto di folclore che affascina e intimorisce, dove il soprannaturale si mescola alla religione: i voodoo. Il termine jumbee può confonderci, poiché letteralmente significa “zombie”, ma nella tradizione caraibica rappresenta tutto ciò che è legato al mondo dei voodoo.
L’alter ego di Henry S.Whitehead

Gerard Canevin in “Jumbee. Zombie e altri orrori del Voodoo” è l’alter ego di Henry S.Whitehead, un uomo colto e quieto che nelle Isole Vergini, è immischiato in spaventosi episodi ultraterreni. Alcuni riesce a risolverli altri, invece, vengono lasciati al loro flusso naturale, senza perdere mai l’aspetto orripilante della storia. I racconti sono anticipati dalle illustrazioni originali tratte dalle prime pubblicazioni sulle riviste Weird Tales, Adventure e Strange Tales of Mystery and Terror.
I racconti
In questa antologia, troviamo più di dieci narrazioni che rispettano il genere weird: possessioni, rituali magici, voodoo, vendette di fantasmi, apparizioni, creature orrende. L’autore ci catapulta in un contesto che porta alla luce le nostre paure e fa vacillare le nostre convinzioni. Temi come la schiavitù, la religione, la vendetta, vengono amalgamati al terrore per una mano mozzata, a una bestia nera in casa o all’apparizione di uno spirito implacabile. In Le labbra, sulla nave Saul Taverner, si mette in atto la più atroce delle punizioni; in L’uomo dell’albero (uno dei miei preferiti), un albero “particolare” è il protagonista di una leggenda. Comune denominatore di ogni resoconto è la dottrina cristiana che trascende le credenze: è anche abbastanza scontato, vista l’epoca. Inoltre, Whitehead è un diacono passato alla fama come scrittore horror. La piacevole bizzarria della vita, direi.
Lo stile
Henry S. Whitehead scrive i suoi racconti in modo scorrevole, realistico, avvalendosi a volte della prima persona e altre della terza, quando non entra in scena il suo doppio. L’antologia si legge con facilità nonostante le 560 pagine; la capacità dell’autore è di proiettare il lettore accanto a sé: immaginavo Whitehead intento al suo scrittoio, a scrivere. Egli è molto attento a delineare i luoghi, e spesso nel suo linguaggio c’è uno spirito d’osservatore (restando in tema).
Abbiamo di certo altri autori simili, come l’amico e collaboratore H.P. Lovecraft, Robert E. Howard o Fritz Leiber, ma lo scrittore-diacono, è l’unico, a mio parere, a raccontare in maniera esemplare i jumbee. Unica pecca, pur avendo una grafica attraente, le illustrazioni in bianco e nero sono un po’ troppo scure, e perdono parte della loro bellezza. “Jumbee. Zombie e altri orrori del Voodoo” è comunque un capolavoro del suo genere, consigliato agli amanti dell’occulto e a chi, coraggioso, vuole avventurarsi in una lettura dell’horror classico.

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.