Isabella Nagg e il vaso di basilico
Singolo
Cozy fantasy
Mercurio
11 luglio 2025
Cartaceo
312
A East Grasby, il sole è trainato da una parte all’altra del cielo da un maggiolino capriccioso e i morti hanno il vizio di svegliarsi spesso nelle loro tombe non tanto per miracolo, ma per l’ostinazione a risolvere questioni rimaste in sospeso. Ai margini del villaggio, in una piccola fattoria malconcia, vivono i coniugi Nagg, uniti, più che dal vincolo del matrimonio, da quello del sacro evitamento reciproco. Isabella Nagg conduce la sua esistenza nel modo ostinatamente ripetitivo di chi si limita a sopravvivere, dedicandosi soltanto alla preparazione di miseri pasti e alla cura di una pianta di basilico, capace di prosperare anche nelle condizioni più avverse. Così, quando il signor Nagg si presenta a casa con un libro di incantesimi rubato a Bagdemagus, lo stregone del villaggio, Isabella intravede la speranza di varcare una soglia fino ad allora inesplorata: non quella dell’eroismo, ma quella della disobbedienza. Una storia fatta di incantesimi mal riusciti, animali parlanti, frutti velenosi e goblin capitalisti.
“Il cielo sopra East Grasby cambiava colore a seconda del percorso del maggiolino del sole e andava dal verde smeraldo all’arancio possente. A volte virava verso il blu o il viola, e vecchi almanacchi riportavano perfino occorrenze di cieli color prugna o verde salvia.”
Benvenuti a East Grasby, un piccolo villaggio dove in ogni proprietà c’è qualcosa di strano. Qui vive lo stregone Badgemagus, custode del Gramaire per Tutti gli Usi. Un testo composto da più volumi contenente rimedi e sortilegi per ogni evenienza.
Così inizia il primo romanzo di Oliver Darkshire, dal titolo “Isabella Nagg e il vaso di basilico”, che con una scrittura pungente e ironica costruisce un cozy fantasy con i fiocchi.
“Era Isabella Nagg, faceva lo stufato, odiava la sua vita e questo era tutto.”
Tutto ruota intorno a Isabella, una donna intrappolata in una vita insoddisfacente che trova una possibilità nella stregoneria.
“Isabella era sempre stata una persona a cui le cose capitavano, non era una persona che capitava agli altri.”
Il vaso di basilico è il suo amico più fedele, l’unico compagno durante gli anni più soli della sua vita.
La forza del romanzo sono i personaggi, uno più strambo dell’altro, e le situazioni sempre più assurde in cui vengono coinvolti.
Troviamo goblin mercantilisti, un gatto eldritico (il Grimalkin), un lich senza testa, la cinica imprenditrice Gwendolyn Gooch, un asino parlante che decide di farsi chiamare “Culetto”, un pony e altre creature fuori dal comune.
Mi sono affezionata un sacco a Culetto. Come si fa a non amare un libro in cui trovi un asino che dopo pochi secondi dall’essere diventato senziente decide di darsi un nome del genere?
“Ci aveva messo ben poco a capire che essere senzienti non era poi tutto questo granché. Dopo cinque minuti aveva già un po’ d’ansia.”
Culetto è fantastico. Si preoccupa del prossimo, tanto che è in pensiero per la qualità di vita del suo compagno di recinto: un pony apatico e poco intelligente.
”Essere intelligenti non era tutto nella vita, il mondo aveva bisogno anche di gente che passava le giornate a camminare lentamente in cerchio. Servivano a far sentire più sicuri di sé tutti gli altri.”
Isabella Nagg e il vaso di basilico è una parodia della nostra vita. 
Darkshire si serve di un continuo gioco di battute per portare alla luce temi tutt’altro che leggeri. Anzi, mi permetto di dire che il romanzo si avvicina al dark horror, soprattutto nella seconda parte.
Le note a piè di pagina, inizialmente abbondanti e spassosissime, si riducono man mano che ci si addentra nella storia, quasi a non voler spezzare la suspense sempre più cupa che si crea. La narrazione si fa man mano più macabra, più inquietante.
Il risultato è un libro dinamico, ben strutturato e arguto. I capitoli brevi e le note tengono il lettore sempre attivo e coinvolto. Avviso però che le numerose annotazioni potrebbero disturbare alcuni lettori. Perché spesso sono veri e propri paragrafi. Io comunque ho gradito questa scelta dell’autore.
Il romanzo è stravagante tanto nell’ambientazione quanto nella caratterizzazione dei personaggi, senza mai scadere nel ridicolo.
Dovete sapere che Oliver Darkshire nella costruzione del romanzo prende spunto dalla novella di Lisetta da Messina che troviamo nel Decameron di Giovanni Boccaccio.
L’autore parte da un evento macabro della novella e lo rielabora in chiave moderna, servendosi di temi attuali, quali la disobbedienza, l’autodeterminazione e la ricerca della propria identità.
Il tutto è incorniciato da un’atmosfera fiabesca.
Nella fattoria dei Nagg, la cattiva sorte sembra essersi impegnata più che in altre.
Diciamolo apertamente: i coniugi Nagg sono gli sfigati del villaggio. Su di loro gravano ben due maledizioni: una pietra enorme sempre in mezzo ai piedi e il campo infestato dalle mandragore, la pianta urlatrice che se estratta significa morte certa.
Le anime infelici di Isabella e Henric Nagg gravitano l’una verso l’altra: lei lo trova spiacevole e lui la trova sgradevole. Una combo perfetta (si fa per dire) per una vita grigia, ordinaria, vuota.
Il signor Nagg, in particolare, è un codardo. Un emerito buono a nulla.
Tutto cambia quando Henric le porta a casa un volume del Gramaire per Tutti gli Usi rubato allo stregone.
Questo è l’evento scatenante, quello che genera la scintilla del cambiamento di Isabella. Una fiammella fatta di ribellione e coraggio.
Mai mangiare la frutta dei goblin. Eppure, che tentazione!
“Ahimè, l’umano ha l’attitudine all’auto-distruzione. Più la gente viene spinta a non mangiare il letale frutto dei goblin, più è probabile che lo mangi.”
Il goblin e il suo frutto sono una perfetta metafora dell’attrazione verso ciò che è proibito. Più qualcosa ci viene vietato e più diventa irresistibile.
Una traduzione non facile.
Non si può non citare l’egregio lavoro di Marta Olivi, che ha tradotto il romanzo. Una sfida non facile tradurre un’opera come questa mantenendo l’umorismo tragicomico e dark del libro. Bravissima!
In conclusione, “Isabella Nagg e il vaso di basilico“ è un romanzo che, fra una battuta e l’altra, porta il lettore a riflettere sulla vita, sulla libertà e sul coraggio.
Il 10 luglio è uscito il secondo libro “Il diavolo e Mrs. Gooch”, sarà una delle mie prossime letture. La storia continua!

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide ragazze. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.