Iran Invisibile
saggio
Infinito Edizioni
13 febbraio 2026
Cartaceo
122
Settembre 1980. Anis e Faezeh fuggono da Teheran con lo stretto necessario, ignari che non vi faranno mai più ritorno insieme. Tre giorni dopo, dall'Italia, apprendono che l'Iraq ha attaccato l'Iran e che il regime di Khomeini sta inasprendo la repressione, soprattutto contro i Bahá'í. Nel nostro paese, accolti dalla sorella di Faezeh, iniziano una nuova vita. Anis, in particolare, si reinventa operaio, poi fonda una comunità Bahá'í e apre un negozio di tappeti. Gli anni trascorrono, la famiglia cresce, il ricordo dell'Iran diventa per i bambini un'eco lontana. Ma, altrove, la storia non si ferma: la diaspora iraniana diventa il motore di un nuovo tipo di protesta, spostando la battaglia dai vicoli sorvegliati di Teheran alle piazze virtuali dei social. Le giovani donne della Generazione Z trasformano il corpo e il volto in atti di resistenza, opponendosi all'anonimato voluto dal regime. Un affresco potente e toccante sull'Iran e sulla diaspora iraniana, nel quale la storia personale si intreccia con i grandi eventi che nell'ultimo mezzo secolo hanno segnato un popolo. Prefazione di Simonetta Tassinari. Postfazione di Francesco Novelli.
“Iran Invisibile” di Ida Santilli, edito da Infinito Edizioni,
è un breve saggio che descrive la diaspora iraniana e approfondisce la minoranza non musulmana bahà’ì.
Il testo è strutturato in tre parti.
Nella prima parte, l’autrice presenta i bahà’ì attraverso la famiglia di Nur. I bahà’ì sono una minoranza religiosa non musulmana, non riconosciuta dal regime di Teheran. Secondo la loro visione “la Terra è un solo paese e l’umanità i suoi cittadini”.
La sezione poi prosegue con un capitolo che spiega la storia dell’Iran, per meglio inquadrare il contesto in cui ci muoviamo. Gli approfondimenti storici del libro, li ho trovati particolarmente impegnativi, perchè in pochissime pagine vengono concentrate molte informazioni molto dettagliate, che personalmente ho trovato difficili da assorbire.
Incontria
mo poi la storia della famiglia Farhadi, una famiglia bahà’ì emigrata in Italia appena prima dell’inizio delle persecuzioni, che ci racconta la loro storia di identità e fede. Qui conosciamo anche qualche profumo della cucina iraniana e qualche accenno alla cultura, come per esempio la cerimonia del taroof.
La seconda parte del libro si apre con un approfondimento sul Naw-Rùz (il rito della primavera) e poi si sposta invece ad approfondire il tema del velo, rappresentato come “simbolo di oppressione e imposizione” e le proteste delle donne moderne.
Qui troviamo anche una breve descrizione del viaggio che la scrittrice compie in Iran.
La terza e ultima parte del libro è composta principalmente da varie testimonianze sull’Iran: si toccano diversi temi come l’immagine che dall’esterno abbiamo del Paese, il futuro che gli iraniani si aspettano, la situazione delle minoranze e quella delle donne.
STILE
La scrittura è curata, rispecchia senz’altro la natura di Ida Santilli, giornalista e blogger di viaggi. I capitoli sono brevi e terminano tutti con una con una breve poesia di scrittori iraniani.
CONSIDERAZIONE PERSONALE
Personalmente, ho trovato il testo confusionario. Ho letto tantissime informazioni, ma senza che nessuna venisse approfondita. Si è parlato di tanti temi e persone che per natura sono ricchi e densi di significati e sfaccettature, senza però entrare mai nel cuore e nell’analisi del loro senso. Faccio fatica anche a trovare un filo conduttore.