Il vento tra i salici
narrativa straniera
Burno
volume 21x29,7 cm
272
In una splendida mattina di primavera, Talpa decide di lasciare la sua casa sotterranea per scoprire il mondo là fuori, ignaro di ciò che potrebbe incontrare.
Tra il sinuoso fiume di Topo, la tana accogliente di Tasso e la fastosa Villa Rospo, prende vita un viaggio straordinario fatto di incontri, scoperte e piccole grandi avventure. Il vento tra i salici è un classico della letteratura, pubblicato per la prima volta nel 1908. Per la prima volta in Italia, l’elegante edizione con il testo integrale di Kenneth Grahame impreziosito dagli acquerelli di Chris Dunn, che regala una delle interpretazioni più affascinanti di una storia senza tempo, intrisa di avventura, amicizia e incanto.
E’ da poco uscito per Burno edizioni un grande classico che tutti noi abbiamo avuto nella libreria della nostra infanzia: “Il vento tra i salici” di Kenneth Grahame ritorna in libreria in grande formato, con la traduzione di Flavia Forestieri e le meravigliose illustrazioni a tutta pagina di Chris Dunn.
Il ritorno di un grande classico
Che senso ha riproporre nel 2026 un grande classico della letteratura per l’infanzia come Il vento tra i salici? Innanzitutto, essendo scaduti i diritti d’autore, è possibile ridonare freschezza al testo con una nuova traduzione; quella con cui tutti lo conosciamo di Beppe Fenoglio, seppur perfetta, potrebbe dare qualche problema ai piccoli lettori di oggi, abituati a un linguaggio meno forbito.
E poi una storia come quella di Topo, Talpa e Rospo merita proprio di essere corredata di splendide immagini che ci aiutano a immaginare lo sfondo boschivo che arricchisce le vicende degli animali protagonisti.
In cerca di avventure
Talpa è la vera protagonista di questo romanzo bucolico; è lei quella che rompe il muro della tradizione e si spinge oltre le mura di casa in cerca di nuove avventure. Ad accoglierla c’è il topo di fiume che vive in simbiosi con l’acqua e insegna alla talpa ad amare le navigazioni in barca e l’osservazione del fiume che scorre. Grazie a Topo, Talpa inizia a conoscere una vita alla luce del sole, lontana dalla tana sotterranea a cui è abituata. Abitando nella tana lungo il fiume del topo, Talpa fa amicizia con tutti gli abitanti del bosco, ciascuno con le sue caratteristiche e le sue peculiarità.
“Questa giornata fu solo la prima di molte altre simili per la Talpa emancipata, ognuna più lunga e ricca di meraviglie man mano che l’estate si avvicinava. Imparò a nuotare e a remare, scoprendo la gioia dell’acqua
corrente; e, con l’orecchio teso verso i canneti, colse di tanto in tanto qualche frammento di ciò che il vento sussurrava tra loro incessantemente.”
La talpa si emancipa dalla sua condizione di animale furtivo e sotterraneo in favore di una vita avventurosa; la voglia di scoperta e di novità è la spinta necessaria a chiudersi alle spalle la porta di casa per andare a scoprire il mondo. Certo, non si può tradire del tutto la propria natura: e quindi d’inverno è vietato fare azioni aldilà dell’ordinario perché, secondo il regolamento animale, durante il letargo si sonnecchia e si riposa.
“Secondo l’etichetta, da nessun animale ci si può aspettare nulla di eroico, o risolutivo, o semplicemente pratico durante il letargo invernale. Sono tutti insonnoliti, alcuni addirittura dormienti. Sono tutti, chi più chi meno, legati al tempo; e tutti si riposano dai faticosi giorni e notti, in cui ogni loro muscolo è stato duramente messo alla prova, e ogni energia è stata mantenuta al massimo della tensione.”
Vivere nel presente
Queste sono parole del più saggio fra gli animali, ma anche del più schivo: si tratta del Tasso, che ama vivere nella sua tana, non incontra spesso altri animali ed è fortemente legato allo scorrere del tempo e alle tradizioni. Quando si ha bisogno di aiuto o di un consiglio, è dal Tasso che bisogna andare e lui accoglie sempre tutti con le braccia aperte e la dispensa piena di cibo.
E’ al Tasso che spetta la spiegazione di come si sia creato il Bosco Selvaggio, cioè il mondo in cui i protagonisti vivono; c’è quindi una consapevolezza, negli animali di Kenneth Grahame, che può esistere uno scenario futuro in cui gli umani si riprenderanno il bosco, ma semplicemente non se ne preoccupano, perché la vita di chi abita il bosco è un perpetuo presente, un attimo cristallizzato nell’oggi e non c’è spazio per le preoccupazioni future. Si vive nell’attimo presente e, forse, proprio per questo, gli animali protagonisti possono godersi il bello nascosto in ciascuna giornata.
“Arrivarono gli animali, apprezzarono la plaga, si scelsero i territori, e vi si stabilirono, s’espansero e prosperarono. Non si preoccuparono per il passato, non se ne preoccupano mai; han troppe faccende. La plaga era un tantino ondulata e scoscesa, naturalmente, e sparsa di aperture; ma questo costituiva un pregio. E non si preoccuparono del futuro, il futuro in cui forse la gente tornerà, per qualche tempo, come può benissimo accadere. Il Bosco Selvaggio è molto abitato, adesso; da tutte le solite razze, buone, cattive, e indifferenti: non faccio distinzioni. Ci vogliono tutte, le razze, per fare un mondo.”
Il rospo dandy
Esiste, però, un personaggio del tutto fuori dall’ordinario e che desta un po’ di preoccupazione: il Rospo. Con la sua mania per la velocità e i suoi capricci da snob, il Rospo cambia passione ogni settimana e si mette sempre nei guai, trascinando talvolta con sé anche Topo e Talpa. Come riuscire ad arginare le sue scelleratezze? Si prova coinvolgendo il vecchio e saggio Tasso, ma solo quando esce dal letargo. E intanto il Rospo viene sbattuto in gattabuia dove perde un po’ dei suoi atteggiamenti viziati, tanto ché al ritorno a casa non riesce più a vivere nella sua bella villa ma sceglie di mettere il suo giaciglio nel cavo di un albero. Del resto non dimentichiamoci che la prima edizione di Il vento tra i salici esce nel 1908, proprio nell’epoca del movimento, della velocità, degli uomini con il mito dei motori e del dandismo.
Ascoltando il fruscio del vento
E il vento che genera i fruscii tra le foglie degli alberi è sì il dolce suono che fa da sfondo alle giornate degli animali del bosco ma è anche la dolce melodia che sentiremmo noi umani se smettessimo di fare la guerra al bosco e alla natura. Il vento tra gli alberi sparisce, se gettiamo colate di cemento là dove dovrebbero esserci solo alberi. E, semmai ci renderemo conto dei nostri sbagli e sapremo rimediare, allora ci renderemo conto che il dolce suono del fruscio delle foglie nasconde anche la brulicante vita degli abitanti del bosco che, in barba a tutti, non smettono di andare in cerca di avventure.