Il treno degli orfani
Romanzo storico
Newton Compton Editori
10 maggio 2024
cartaceo, ebook
320
Scozia 1939.
A causa di un terribile incidente, la quattordicenne Kristy è rimasta orfana e senza più un posto dove stare. Così, quando le viene offerta la possibilità di un lavoro con vitto e alloggio pagati, in una scuola per bambine di Budapest, non può che accettare.
Una volta arrivata in Ungheria, all'interno della scuola Kristy fa la conoscenza di Anna, una studentessa ebrea. Tra le due nasce subito una forte intesa e, negli anni, diventano inseparabili.
Ma nel 1943 la quotidianità che Kristy è riuscita faticosamente a ricostruire viene spazzata via dalla furia della guerra. Mentre le armate tedesche invadono Budapest e le squadriglie fasciste locali prendono il sopravvento, Kristy decide di rimanere al fianco di Anna e della sua famiglia, anche se sa che questo gesto potrebbe mettere a rischio la vita...
Tra le bombe, la sofferenza e la paura, le due ragazze dovranno aggrapparsi alla loro amicizia nel tentativo di sopravvivere.
“C’era una sorta di saggezza senza tempo in quel fiume e nei segreti che custodiva, alcuni felici, altri tragici”. “Il treno degli orfani” è la storia di due amiche, Kristy e Anna. Una giovanissima cuoca scozzese, giunta a Budapest, dopo la morte del padre, per lavorare in un collegio. Anna è una studentessa di quella scuola, una ragazza ebrea come la maggior parte delle allieve di quell’istituto. Il sogno di Kristy è quello di diventare istruttrice di nuoto e trasmette questa sua passione anche all’amica. Non sanno che il nuoto sarà la loro salvezza, il mezzo che le aiuterà a scampare alla morte durante l’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.
“Siete due donne coraggiose. Penso sia arrivato il momento di essere ancora più coraggiose”
Kristy ha solo quattordici anni quando rimane orfana. Aveva perso la madre quando era una bambina, viveva in Scozia con il padre, un minatore nuotatore appassionato. Un incidente sul lavoro glielo strappa all’improvviso, gettandola nello sconforto. È una ragazza dolce e piena di sogni. Uno di essi è diventare un’insegnante di nuoto, si allena nella piscina dove prestava servizio come donna delle pulizie. La stessa dove il padre faceva il bagnino nel tempo libero. Nuotare è un antidoto contro il dolore, una valvola di sfogo. Sarà l’incontro con Jean Matherson a farla crescere. Il suo esempio la renderà una giovane donna coraggiosa e ancor più generosa.
Jean è scozzese come lei. Si incontrano per la prima volta nella parrocchia del paese. Jean è una donna di mezza età, molto colta dalla gentile fermezza. È la direttrice di una scuola di Budapest dove studiano perlopiù ragazze ebree, fortemente discriminate al di fuori di essa. Le loro famiglie si fidano di lei e si sentono sollevate di sapere le figlie al sicuro tra le mura dell’istituto .
“Le mie allieve, in maggior parte ebree, sono spaventate perché vedono il terrore dei loro genitori” – Il treno degli orfani
La donna prende con sé Kristy poiché, oltre esser una nuotatrice d’eccellenza, è anche una brava cuoca. Potrà esser di grande aiuto nella cucina della scuola. Jean diventa come una madre per lei. Sa infonderle sicurezza e trasmetterle fiducia. È un punto di riferimento per tutti all’istituto.
Kristy stringe amicizia con una ragazza, Anna. Una creatura vivace, sempre pronta a rendersi utile, generosa e felice di condividere i suoi affetti con lei. Le presenta l’intera famiglia. L’elegante madre, il distinto ma gentile padre, e il suo affascinante fratello Endre. Un giovane educato e corretto, con un gran senso della giustizia, non esita a rischiare la propria incolumità per difendere chi è più debole. Sogna di diventare un orafo e ampliare l’attività di orologiaio del padre. Se tra Kristy e Anna è affinità immediata, con Endre è subito attrazione.
Nel frattempo, la guerra impazza e la posizione di neutralità dell’Ungheria è sempre più precaria, sino alla caduta e all’invasione.
“Fuori dalla finestra riecheggiava un fragole assordante, intervallato da scricchiolii e rumori metallici e dal minaccioso rimbombo di centinaia di stivali che marciavano sulla strada”
“Il treno degli orfani” è una storia di fantasia, ideata dall’autrice sulla base di fatti realmente accaduti. Inoltre, ha tratto ispirazioni da alcuni personaggi che vissero in quel periodo e che colpirono la sua attenzione. Si tratta di Eva Székely e Helen Gordon. Entrambe nuotatrici, fortemente discriminate. La prima perché ebrea, la seconda in quanto donna. Jean Mathison, si ispira a Jane Haining, direttrice di una scuola per ragazze cattoliche ed ebree in Ungheria, che rifiutò di lasciare Budapest durante il conflitto per restare accanto alle sue allieve.
Il linguaggio narrativo è semplice e agevole, lo stile fluido e il ritmo di lettura rapido. Questo in quanto la trama si presenta da subito assai dinamica, per poi diventare concitata con il precipitare degli eventi. L’ambientazione parte inizialmente da Hamilton, cittadina scozzese, abitata perlopiù da minatori, per poi spostarsi a Budapest, poco prima dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale.
“Se queste ragazze hanno bisogno di me nei giorni di sole, ne hanno ancora di più nei giorni cupi”
I personaggi sono ben caratterizzati e piuttosto verosimili. L’autrice si è dimostrata abile e attenta nel rappresentare eventi storici significativi. Per esigenze narrative, come da lei stessa dichiarato, ha dovuto cambiare qualche data, senza tuttavia inficiare sulla verosimiglianza della trama.
Il significato della storia, credo si possa riassumere in una breve frase: “le cose che ci salvano”. Ci salvano sentimenti come l’amore, l’amicizia e la speranza. Ci aiutano il coraggio e la resilienza e ci motiva il buon esempio. Ma in tutte le situazioni di pesante stress emotivo è indispensabile trovare uno spazio per noi. Qualcosa che ci permetta di tenere la mente sgombra, una sorta di intervallo per distaccarci dalla realtà, che ci consenta, poi, di affrontarla ricaricati. Ciò è possibile coltivando le nostre passioni, per le protagoniste si configurano nel nuoto e nella cucina. Il primo è una valvola di sfogo individuale e rinvigorente, il secondo è un gesto per se e per gli altri.
“Pensava che i loro spiriti fossero affini, ma forse la loro vicinanza era durata solo una stagione”
Questa è la vera particolarità de “Il treno degli orfani”, che mi ha appassionata dall’inizio. Ma non solo. Gill Thompson ci permette di conoscere un lato della guerra piuttosto trascurato. La posizione dell’Ungheria, inizialmente neutrale, poi simpatizzante nazista e, infine, occupata dai russi. E la drammatica condizione dei suoi abitanti, vessati dalla milizia e poi terrorizzati dall’avanzata russa.
La mia unica perplessità sta nel titolo. Non vi ho trovato grande attinenza con la trama. È vero che le giovani protagoniste sono orfane e si ritrovano a viaggiare in treno, tuttavia il titolo deporrebbe a favore di qualcosa di diverso. Una deportazione di bambini o una fuga in massa. Cosa del quale si parla in modo generale, ma non è al centro della trama. Per il resto, ritengo sia un libro avvincente e interessante, proprio per il suo approccio diverso all’argomento.
Quanta importanza attribuite al titolo di un romanzo?
4 stelle ⭐⭐⭐⭐✰