Il testamento del sig. Napumoceno da Silva Araujo
narrativa straniera
Tulemond
18 settembre 2020
ebook, cartaceo
192
Chiunque sull’isola di S. Vicente avrebbe saputo dire con esattezza chi fosse il sig. Napumoceno da Silva Araújo, della ditta Araújo srl Import-Export. Nessuno poté più affermare di averlo realmente conosciuto dopo la lettura delle trecentottantasette pagine del suo testamento, le prime trecentosettantanove scritte a macchina e le rimanenti scritte con penna a inchiostro indelebile.
“In fine, la lettura del voluminoso testamento del sig. Napumoceno da Silva Araujo prese un pomeriggio intero. Giunto alla centocinquantesima pagina il notaio si confessava ormai stanco e addirittura si interruppe per chiedere che gli portassero un bicchiere d’acqua. E mentre beveva a piccoli sorsi, sbottò che in realtà il deceduto, credendo di fare un testamento, aveva piuttosto scritto un libro di memorie”.
Poche volte ho trovato incipit più accattivante di quello che dà avvio al romanzo di Germano Almeida “Il testamento del sig. Napumoceno da Silva Araujo” edito da Tulemond che, difatti, dovrebbe essere solo un testamento per affidare i cospicui beni del defunto agli eredi ma, di fatto, con le sue trecentottantasette pagine, si trasforma per volontà dello scrivente nelle memorie complete della sua vita.

Un’esistenza tutt’altro che anonima
Germano Almeida mette in scena un esponente della media borghesia dell’isola di S. Vicente a Capo Verde che, arrivato sull’isola senza scarpe e avendo fatto fortuna dal niente, non solo avvia una florida ditta di import-export, ma viene anche eletto consigliere comunale e risulta gran benefattore dei poveri. In realtà del signor Napumoceno, prima di leggere questo infinito testamento, nessuno sa molto, nemmeno gli eredi. Per tutti è sempre stata una persona discreta, senza eccessi, totalmente dedita al lavoro, che ha lasciato poca traccia di sé su questo mondo. Eppure dalle pagine del testamento, un po’ battuto a macchina un po’ manoscritto, emerge un’esistenza tutt’altro che anonima.
Un romanzo dai molteplici punti di vista
Il romanzo non racconta le vicende in ordine cronologico, né ha un solo narratore. Nel racconto quasi epico delle imprese del Napumoceno si avvinghiano le voci di tutti i protagonisti e le comparse che, contemporaneamente nella stessa frase, mostrano i punti di vista personali. La composizione narrativa e la scrittura sono certamente punti forti del romanzo.
Un uomo qualunque
La verità è che il signor Napumoceno non è la persona tutta d’un pezzo che ci si aspettava. Dai racconti del testamento il lettore comprende che il protagonista non è altro che un uomo qualsiasi, fatto di piccole contraddizioni e ipocrisie come lo siamo tutti.
Si scopre che ha fatto fortuna all’inizio per puro caso, solo per un errore in un’ordinazione di ombrelli che è andata a coincidere con la prima vera alluvione sull’isola. Si svela che la ricchezza della sua impresa di import-export pone le fondamenta sul fallimento di un’altra solida azienda a cui Napumoceno ha fatto le scarpe. i viene a conoscenza che, dei diversi amori segreti avuti dal protagonista, uno ha avuto come frutto una figlia che ancora non sa chi sia davvero sua padre ma che, per questo motivo, è stata convocata all’apertura del testamento; e pare che l’amplesso sia avvenuto non per amore ma per l’ossessione per il colore verde.
Eppure, in tutto questo, il signor Napumoceno da Silva Araujo ne esce con una certa qual dignità, forse perché il testamento, scritto di suo pugno, non siamo certi che riporti sempre i fatti veritieri per filo e per segno. E se anche fossero in parte stati rimaneggiati e aggiustati con qualche licenza poetica, poco importa. Non siamo forse tutti legittimati a vedere e raccontare la nostra vita come l’impresa epica che ci pare di vivere?
Ogni vita è un mistero
La verità della vita di Napumoceno rimane un mistero, le trecentottantasette pagine non bastano a svelarne gli arcani. E non c’è da stupirsene. Perché ogni vita è un mistero che conosce soltanto chi la vive e, a volte, non basta neppure. Con una scrittura quasi corale Germano Almeida, attraverso il romanzo capoverdiano più tradotto al mondo, ci mostra come i fatti, gli accadimenti, gli eventi abbiano peso fino a un certo punto, perché nell’esistenza di ciascuno conta di più cosa abbiamo provato in ogni momento e, soprattutto, i nostri ricordi. Falsi o edulcorati, i ricordi sono quello che conta. Anche e soprattutto per chi vivrà dopo di noi.