Il tailleur grigio
romanzo
Mondadori
1 febbraio 2008
Cartaceo
142
Protagonisti del romanzo sono due vedovi. Lui è un alto funzionario di banca andato in pensione. Lei, Adele, è una donna «elegantissima e vaporosa», tanto da sembrare «finta»: è «l’esatta copia di una delle dive americane del bianco e nero». Lui è un «vedovo di cinquantacinque anni», lei «una vedovella di trenta». Adele è più che sensuosa: è indipendente «da ogni sentimento» ed è «una macchina perfetta» che si mette «in moto appena» viene premuto il «pulsante» e non la smette più di «funzionare». Il marito «con la lucidità che sempre lo aveva governato seppe che, inevitabilmente, sarebbe arrivato un giorno in cui Adele non avrebbe potuto fare altro che tradirlo». Superata una iniziale «fitta di gelosia», il marito si convinse che era più che legittimo che il tradimento della moglie rientrasse «nell’ordine delle cose ineluttabili». La spiò. E quando Adele, in un albergo malfamato, si concesse al pivot di colore di una squadra di basket, il marito le fece capire che era più opportuno scegliere un posto più adatto alla sua comprovata suscettibilità. Entrò in scena anche Daniele: un atletico e biondo studente diciannovenne. L’ex funzionario di banca portò l’orecchio alla porta e registrò l’«ansimare armalisco» degli amanti.
Nel romanzo circola però un vago sentore funerario. Una normale scrivania nera, di mogano, viene apprezzata come un «catafalco», e i quotidiani vanno in lettura preferibilmente per le loro pagine di necrologi. Sopravvissuto a un brutto incidente di macchina, il marito di Adele alla fine crollò gravemente. Era sconsolato. Esausto. Moribondo. Si ritrovò davanti al letto la moglie «in perfetto ordine». Indossava il «tailleur grigio». Quel tailleur era un vestito da «doppo lutto stritto o come pre lutto». Ma era anche una divisa «da donna d’affari».
La morte di Ivan Il’ič di Tolstoj aveva insegnato che il momento estremo, la morte incalzante, poteva rivelare brutalmente che tutto era stato una menzogna, un fallimento nella vita familiare e nel lavoro. Il marito aveva avvertito una «malcelata ambiguità» nell’«arida» moglie.
“Il tailleur grigio”, pubblicato la prima volta nel 2008 da Mondadori, versione che vado a recensire, è il romanzo di Andrea Camilleri che apre la strada al filone di ambientazione borghese.
Vi dico la verità, non avevo mai letto libri di questo genere di Camilleri, mentre conosco i suoi gialli. Beh, non mi ha sorpreso la bellezza della scrittura in una trama abbastanza semplice e lineare.
La storia si svolge in Sicilia: tra Montelusa e Palermo. Due vedovi, bella e giovane lei, padre di famiglia più avanti con gli anni lui, si trovano e si sposano. Il matrimonio andrà avanti tra tradimenti più o meno nascosti e vita pubblica invidiabile, finchè con la pensione arriveranno altri problemi più o meno grandi.
Febo e Adele
Il romanzo ruota attorno a una coppia, marito e moglie per la società ma tre loro? Il rapporto difficile è ciò che passa per tutto il libro e ci fa conoscere questo uomo che vive al fianco di una donna forse triste?
Il pensionato alto funzionario di banca è un uomo alla ricerca di una nuova stabilità che in soli due giorni scopre tutto quello che si cui non avrebbe mai voluto la conferma. Vissuto per anni accanto a una donna forte che in qualche modo lo ha amato, di cui non voleva vedere le debolezze, e la salute che lo prende in contropiede fanno si che la vita di Febo cambi. Andrea Camilleri ci mostra tutte le sfumature della personalità del neo pensionato, i rapporti con la moglie e con pochi altri personaggi con cui si atteggia in maniera differente.
Adele è bella, passionale e libera. libera di essere se stessa, di agire come crede e di contornarsi di uomini giovani e prestanti. Conscia della
sua personalità non si fa scrupolo di utilizzare la bellezza e l’astuzia per arrivare dove vuole. E quando è il caso… indossa il tailleur grigio.
Descrizione e linguaggio
“Un sabato, verso le tre di notte, si susì, andò nello studio e pigliò la chiave che teneva nel primo cascione della scrivania. Ma la chiave non trasiva interamente nella serratura della della porta di comunicazione, urtava contro un ostacolo.”
Ho scelto queste poche righe per mostrarvi il tipo di scrittura di Andrea Camilleri per questo romanzo. Non un dialetto stretto, ma l’utilizzo di alcune parole ad ambientare il testo. Non serve sapere quel particolare dialetto siciliano, basta capire il contesto e tutto diventa semplice e lineare. Le descrizione sono così precise che anche se per un attimo una parola non è chiara lo diviene subito dopo.

Di una lettura mi colpisce sia una bella trama che una scrittura ricercata. Un romanzo rosa, un romanzo storico, della narrativa contemporanea non importa basta che non sia… fantasy!