Il sole nelle pozzanghere
Singolo
Romanzo
Enaudi
23 giugno 2026
cartaceo
168
Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangere, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c'è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.
Delicato e struggente, Il sole nelle pozzanghere racconta il nostro bisogno di legami, il bisogno che ognuno di noi ha degli altri per restare vivo.
«Il signor Pi, in effetti, non aggiusta quasi nulla. Dice che sistemare tutto è un modo elegante per far tacere il passato. Al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce. Come si fa con i ricordi quando smettono di far male. La gente del quartiere lo chiama "il vecchio delle cose rotte". Ma sanno che lui, in realtà, ripara persone».
Il signor Pi apre sempre alle otto e dieci del mattino, mai alle otto in punto, perché dice che le cose importanti hanno bisogno di qualche minuto di ritardo per farsi desiderare. Il suo negozio sta in una via piccola, laterale, e sull'insegna c'è scritto solo «Rigattiere». Il mestiere del signor Pi è recuperare oggetti usati, rotti o difettosi, per rimetterli in circolo: e sí, per lui è una cosa importante. Perché sa che ciascuno di questi oggetti porta con sé un carico affettivo, la traccia delle famiglie, delle stanze in cui ha vissuto, delle relazioni cui ha partecipato, come dono, scenario, o come semplice testimone: cucine, orologi, cartelle, chitarre, orecchini... Sa che questi oggetti contengono sogni, desideri realizzati oppure no, amori finiti, parenti perduti, una memoria che non si può cancellare. Sa che, in fondo, tutti siamo «la storia abbandonata di qualcun altro». Quando tocca quelle cose, al signor Pi sembra di sentire la storia che racchiudono. Ed ecco che in questo romanzo fiabesco eppure pieno di vita vera - pieno di tutte le nostre vite, che leggendo riconosciamo - si dipana un universo variegato di voci e personaggi, che davanti al suo bancone si incrociano, intrecciandosi. Il negozio diventa cosí un luogo per le seconde occasioni. Non soltanto per gli oggetti, ma anche per coloro che, con i propri rimpianti e ferite, lo frequentano. Compreso il signor Pi.
Ma sulla base di cosa si decide l’inutilità di un oggetto? C’è chi dice che sono occasioni per fare pulizia. Ma come puoi far pulizia della tua vita? Soprattutto: in che modo si decide cosa va e cosa resta? Quali sono i parametri di giudizio?
Quando prestare attenzione diventa un atto dovuto al non trascurare le piccole cose, le persone, i sentimenti o anche semplici momenti quotidiani privati che diamo per scontati, ma sono ciò di cui abbiamo bisogno.
“Alle nuove occasioni, ai vecchi inizi.”
Con questa citazione Matteo Bussola inizia il suo ultimo libro “Il sole nelle pozzanghere”, edito da Einaudi. Un romanzo che invita a
concedere una seconda possibilità, alla speranza e all’andare oltre le apparenze.
Matteo lo spiega benissimo. Ci sono quelli che la vita la subiscono, che sono sempre concentrati su ciò che manca, verso un futuro o una svolta che arrivi per diritto e finiscono così per non vedere ciò che hanno accanto. Anzi, se ne disfano senza capire la ricchezza che possiedono.
E poi, invece, ci sono quelli che vogliono prendersi cura delle cose dimenticate, e credono nella manutenzione in una realtà abituata a gettare via, e sanno ascoltare le piccole voci impercettibili accanto a loro, e pensano che i sentimenti non siano mai davvero esauriti, ma che si tratti solo di rimetterli in sesto. Riaffidarli alle persone giuste, soprattutto quando si sentono sbagliate.
Una di queste persone è il Signor Pi.
Il Signor Pi ha sessantadue anni e da venti ha una bottega da rigattiere. La gente del quartiere lo chiama «il vecchio delle cose rotte». Ma tutti sanno che, in realtà, lui ripara le persone.
Il signor Pi, in effetti, non aggiusta quasi nulla. Dice che sistemare tutto è un modo elegante per far tacere il passato. Al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce. Come si fa con i ricordi quando smettono di far male.
“Lui sente le storie degli oggetti, ma non con le orecchie, le sente in un punto indefinito tra lo sterno e la gola.”
E quando si rintana nel retro bottega trascrive le loro storie sul quaderno arancione, un po’ sgualcito e pieno di post-it. Perché il Signor Pi pensa che gli oggetti abbiano più o meno un’anima, una propria vitalità e una capacità di entrare in relazione.
Lungo la storia si intrecciano molte storie di persone e oggetti. Matteo Bussola possiede la maestria di cesellare storie diverse con semplicità e farle convergere in un unico racconto. I libri che ha scelto di scrivere con questa struttura sono quelli che ho preferito di più.
Mi permetto di dire che “Il sole nelle pozzanghere” è un romanzo di cui un po’ tutti abbiamo bisogno. È delicato, le parole arrivano come sussurri che penetrano in profondità.
Dove e verso cosa dirigiamo la nostra attenzione è un atto d’amore.
«Ricordati di rallentare, ogni tanto, di prenderti il tempo. Le sto solo suggerendo di essere meno severa con sé stessa. E di avere più fiducia nella trama del suo tappeto. Quel nodo imperfetto serve a dare unicità al tappeto, a testimoniare che è stato annodato a mano e non da una macchina. E a ricordarci che ciò che dà valore alle nostre vite è appunto l’imperfezione, l’errore, ciò che non ci aspettiamo nonostante i nostri piani apparentemente impeccabili.»
Queste parole mi sono penetrate sotto pelle. Nulla avviene per caso, erano lì anche per me. Ne faccio tesoro.
La scrittura di Matteo è super riconoscibile: fruibile, immediata, chiara e che ti fa viaggiare nelle emozioni.
Questo libro poi è di una struggente tenerezza. Tocca con mano la vita di tutti i giorni. Infatti, i temi sono proprio quelli in cui ci si imbatte quotidianamente: demenza senile, primi amori, tradimenti, delusioni fraterne, malattia, perdita. Ho letto quasi tutti i suoi libri e credo che questo dopo “Il tempo di tornare a casa” sia il migliore.
È tutto quel che ho per te.
Fra le storie degli oggetti citati, una in particolare mi ha colpito e affondato: quella della bambola. La bambola compare quasi in ogni capitolo e ci si affeziona subito, così come al Signor Pi, e sul finale c’è un colpo di scena che ti centra in pieno petto. Per fortuna mi sono fatta anche delle belle risate con altri oggetti. Uno fra tutti la conchiglia porta caramelle (e campioncini di creme) del maestro Sgorlòn colore Caramel de la sable. Al solo pensiero mi viene ancora da ridere.

Le pozzanghere, dopo la pioggia, hai presente? Con il sole dentro.
“Metti che vuoi fotografare il sole.
Il sole non puoi fotografarlo direttamente, nove su dieci ti brucerebbe il sensore della fotocamera, oltre al fatto che ti bruci pure la vista.
Una buona idea è quella di fotografarlo riflesso in qualcosa. Tipo le pozzanghere.”
E infine, il titolo: è pura poesia. Mi ha fatto vibrare il cuore. È un inno alla rinascita. Le pozzanghere ci sono perché prima c’è stata la pioggia, un momento difficile fatto di fatiche. Una tempesta. Ma proprio lì si riflette il sole. Alla fine quando le cose non vanno per il verso giusto basta fare come si fa nella fotografia: cambiare l’inquadratura. E il sole lo trovi lì, riflesso, senza che possa fare male agli occhi. Anzi, scopri che lì dentro il sole è ancora più bello.
Grazie Matteo.

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide ragazze. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.