"Il silenzio che resta"
Thriller psicologico
Edizioni Piemme
5 febbraio 2026
Cartaceo, ebook
368
Una baracca oscura, oltre un ponte. Una figura minacciosa avvolta nell'ombra e un bambino addormentato sotto una coperta rossa. È così che Elena Dal Pozzo vede il figlio Mattia, scomparso da quasi un anno, durante una seduta di ipnoterapia che dovrebbe servire a farle rivivere un momento orrendo per accettarne l'esistenza senza ricorrere al torpore farmacologico in cui si rifugia sempre più spesso. Un tempo è stata una giornalista di valore e prospettiva, era brava. Quando è arrivato Mattia, però, ha dovuto occuparsi della famiglia. Adesso lavora per una piccola emittente locale, ascolta in loop Comfortably Numb dei Pink Floyd per anestetizzare il dolore e tutte le sere cerca di farsi del male. Finché il suo mondo crolla di nuovo. Una telefonata inattesa: una conferenza stampa urgente in questura sembra preludere a qualcosa di grave. Nonostante lo stato alterato, è costretta a muoversi. Viene annunciata la scomparsa di un altro bambino. Nell'anniversario della sparizione di suo figlio. Nello stesso punto. Il passato è pronto a trascinarla di nuovo nell'abisso. Anche perché a guidare le indagini è sempre Santo Mixielutzi, noto in questura come "Sfinge". Un uomo dallo sguardo cupo e dalle poche parole, che sembra non cedere nemmeno davanti al dolore. Un vero professionista che nasconde però un segreto, sepolto sull'isola dove è nato. Giuliano Pasini, maestro del genere, torna con un grande thriller che scava nella psiche dei personaggi coniugando pathos e rigore di trama. Una vorticosa discesa agli inferi. Un page-turner impossibile da posare.
“Il silenzio che resta” è il nuovo sorprendente thriller di Giuliano Pasini, edito da Edizioni Piemme.
La protagonista è Elena Dal Pozzo. Lei soffre di afefobia, non tollera essere toccata. Eppure aspetta un bambino. Una nuova vita, forse per dimenticare il figlio che le era stato sottratto.
Per una madre è impossibile scordare un figlio che non c’è più. Tuttavia è necessario provare ad andare avanti.
Il romanzo è suddiviso nelle cinque fasi dell’elaborazione del lutto: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione.
Due sono i piani temporali nei quali si svolge la vicenda. Nel presente, ambientato nel 2018, i fatti narrati avvengono in prossimità delle feste natalizie: dal 20 dicembre al primo gennaio. Questi capitoli sono alternati ad altri che raccontano quanto era avvenuto un anno prima.
“Che ne sanno, loro, di come ci si sente quando è un anno che ti hanno portato via un figlio?”
L’inverno è appena iniziato ed è “l’anniversario del primo dei giorni più brutti”. Anche dodici mesi prima Elena si trovava in questura, ma non per una conferenza stampa. E oggi, come allora, c’è quell’albero di Natale spelacchiato in un angolo.
Lei è una giornalista per 31100TV. Arriva troppo tardi, la conferenza è appena terminata. Di cosa si è parlato? Della scomparsa di un altro bambino: Mattia, di sei anni. Come suo figlio.
“Proprio oggi che è l’anniversario della scomparsa di suo figlio (…) Il dolore allo stomaco si fa più forte. Un dolore che non è un dolore. È la scintilla di vita che sta crescendo dentro di lei.”
Oggi, come allora, a coordinare le indagini è il vicequestore Santo Mixielutzi, soprannominato affettuosamente da Elena, Mixie Mouse e ironicamente dai suoi colleghi, Sfinge.
Il giorno del solstizio d’inverno di un anno prima, il suo Mattia era sparito. Tutto era accaduto in pochi minuti. Il bambino che sfrecciava lungo il Sile. Una telefonata che distrasse la madre. Un lampione che si accese.
“È diventato buio, non se n’era accorta, quando è successo? Ed è sola. Non si era accorta nemmeno di questo. Niente monopattino rosso. Niente berretto rosso. Niente giubbotto rosso. Niente Mattia che chiacchiera, ride, chiama. Nemmeno il fiume fa rumore”
Elena si sente persa, vuole stare da sola. Ha bisogno di isolarsi e di perdersi nelle note di Comfortably Numb dei Pink Floyd. Per liberarsi dal dolore, per evitare di pensare, si sfinisce in esercizi di boxe.
Dopo la nascita del figlio, Sebastiano, il marito di Elena, decise che lei avrebbe dovuto lasciare il lavoro di giornalista per fare la mamma a tempo pieno. Quella decisione finì per provocare tensioni e malumori nella coppia.
L’autore affronta la tematica di come, spesso, le donne siano costrette a sacrificare la carriera per la famiglia.
A un anno di distanza, la cameretta di suo figlio è sempre in ordine. Nulla viene toccato. È costantemente immersa nel buio e in un silenzio assordante:
“La stanza di Mattia senza Mattia”.
Il bambino che è scomparso ha ancora possibilità di essere ritrovato. I suoi genitori nutrono la speranza di rivederlo. Ma lei …
“Per lei non esiste più quella dimensione. Non ha più la possibilità di sperare. Il peggio è già arrivato. E non va più via.”
Il salto temporale tra presente e passato è solo di un anno ma, in entrambi i periodi, è sparito un bambino. Inoltre, anche questa seconda sparizione è avvenuta nei pressi della baracca di Braccio di Ferro, un uomo solitario che si veste da marinaio.
Forse questa seconda scomparsa è la grande occasione per Elena di riabilitarsi come giornalista d’inchiesta. Quel poliziotto, dal nome impronunciabile, sembrava capirla. Fu proprio lui a consigliarle di entrare in terapia dalla dottoressa Riccarda Fontanesi. Da un anno Elena ha intrapreso un percorso psicologico e, durante le sedute di ipnosi, rivive e rivede frammenti di ricordi.
È straziante leggere del dolore di una madre che non sa cosa sia accaduto al suo bambino. Una madre che lo cerca nelle foto e nei video che aveva salvato sul cellulare. E poi, negli odori dei suoi abiti.
Con un ritmo incalzante, Giuliano Pasini, fa rivivere a Elena il ricordo più doloroso e atroce che può accadere a una madre. Lo stile dell’autore si distingue per la sensibilità con cui riesce a descrivere gli stati d’animo della protagonista.
È una storia che narra delle dinamiche, a volte tossiche, dei rapporti interpersonali. Attraverso le sedute di psicoanalisi, ci addentriamo nelle emozioni, alcune sopite, della protagonista.
“Poi si ferma ad ascoltare tutto il silenzio che resta.”
Una volta che si sono smorzate le chiacchiere e le risate di un bambino, che si è perso tutto e si è rimasti soli, non rimane più nulla, se non il silenzio.
Dopo lo splendido thriller “L’estate dei morti”, Giuliano Pasini ci sorprende con un nuovo romanzo in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. È tutto perfetto in questo thriller dalla scrittura totalizzante.
“Sopravvivere, a volte, è peggio che morire perché quando perdi tutto, la vita non conta più niente. E l’unico modo per non sprofondare nell’abisso è andarsene. Solo che per andarsene ci sono tanti modi.”
Ringrazio la CE, Edizioni Piemme, per la copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.