L'erede di Montecristo
Romanzo
Porto Seguro
13 novembre 2019
Cartaceo
668
Anno 1995, Michele è un giovane impiegato in un’azienda di spedizioni di Livorno. Una mattina gli viene ordinato di recarsi a Londra per acquisire dei documenti che serviranno a rilanciare la società per cui lavora. Senza saperlo Michele si trova coinvolto in un complotto di spionaggio industriale e per questo rimarrà vittima di un’atroce ingiustizia.
Dopo cinque anni, Michele trova la prima lettera dell’enigma del famigerato Conte di Montecristo.
L’uomo si metterà alla ricerca del tesoro che rivoluzionerà la sua vita e otterrà la sua vendetta.
Il giovane impiegato Michele D’Anteo viene inviato a Londra dall’agenzia di spedizioni per cui lavora per ritirare un misterioso plico.
Immediatamente dopo aver portato a termine il lavoro viene coinvolto in un incidente organizzato dalla società di spedizioni concorrente. Il ragazzo rimane in coma più di due anni e, al suo risveglio, prepara la vendetta nei confronti dei responsabili della sua disgrazia.
Naturalmente non può mancare il tesoro. Michele, durante il periodo riabilitativo in ospedale, conosce un vecchio colonnello della Legione Straniera francese che gli rivela l’esistenza di un immenso tesoro appartenuto nientemeno che al Conte di Montecristo. Michele, con grande fortuna trova il tesoro e diventa l’unico proprietario di una immensa ricchezza.
Oramai ricchissimo e fingendosi morto il ragazzo, utilizzando il nome fittizio di Duca di Montecristo, architetta la sua vendetta, rovinando tutti i suoi nemici senza rivelare la sua identità.
Confesso che ho scelto questo libro attirato dal nome del protagonista. Le vicende del Conte di Montecristo narrate da Alexandre Dumas mi hanno da sempre affascinato perché il grande scrittore francese è riuscito a sublimare in maniera egregia i peggiori e i migliori sentimenti umani in un racconto davvero eterno e sempre attuale.
Avidità, cupidigia, rancore, ira ma anche amore, altruismo e perdono attraversano il cuore e lo spirito di Edmond Dantes durante i tragici avvenimenti della sua vita, insegnandoci che non esistono né il male assoluto né il bene assoluto.
Anche per questi motivi ho voluto leggere questo libro di Emanuele Ciacchi, curioso di scoprire la fantasia e il messaggio di questo scrittore livornese.
Già dalle prime pagine però ho intuito che di originale questo libro aveva ben poco. In pratica è una trasposizione temporale del racconto originale, la trama è pressoché identica.
È vero, cambiano le ambientazioni ma la struttura della storia non è altro che una copia del romanzo di Dumas, quindi ben poca fantasia è stata donata alla nostra storia. Lo scrittore si dilunga troppo nei dialoghi, troppo formali per il periodo di ambientazione (gli anni ’90 del secolo scorso), frasi troppo lunghe e con troppe incidentali e con incidentali di incidentali.
Andando avanti, con non poca fatica, nella lettura, ci si rende conto di come l’autore, a parte i risvolti che riguardano la logistica portuale, le spedizioni di merci via mare ecc. (è il suo lavoro), non si sia dedicato con particolare cura agli altri aspetti del racconto.
Ad esempio non si è debitamente informato su Amnesty International che si occupa dei diritti dell’uomo e non della distribuzione di aiuti umanitari.
O come, cosa molto grave, non abbia approfondito la struttura sull’Arma dei Carabinieri, chiamati a intervenire nel corso di un sequestro di persona, confondendo capitani con commissari e tenenti con agenti, mescolando i gradi dell’Arma con quelli della Polizia di Stato.
Altra grave lacuna anche l’impreparazione sulle procedure in caso di rapimento: mai le forze dell’ordine avrebbero chiesto alla famiglia quanto avrebbero potuto pagare per la liberazione dell’ostaggio, semmai l’Autorità Giudiziaria avrebbe disposto immediatamente il blocco dei beni.
Evidenti sono le incongruenze nella storia. Passi che è un racconto di fantasia, ma come può essere possibile trasportare un tesoro immenso (l’autore lo quantifica in millecinquecento milioni di euro) da Livorno a Montecarlo sopra un furgoncino, superare la frontiera quando ancora le frontiere erano chiuse e vendere tutti i gioielli e i beni in una settimana. Chi li ha comprati? Chi può avere la disponibilità di tanto denaro in contanti?
Inoltre tante sono le imprecisioni temporali e spaziali su cui, evidentemente, l’autore non ha ritenuto opportuno prestare attenzione. Solo per citarne un paio: il romanzo è ambientato negli anni che vanno dal gennaio 1995 all’aprile 2002, e Ciacchi utilizza fin dall’inizio come valuta non la lira ma l’euro (entrato in vigore dal gennaio del 2002): inoltre, secondo lui, la distanza tra Milano e Montecarlo è di soli 100 chilometri.
La caratterizzazione dei personaggi è praticamente inesistente, la soggettività dei protagonisti cambia, senza evolversi e senza alcun senso logico, durante la storia.
Dimostra di avere più personalità la nave porta container del protagonista che il protagonista stesso. Michele organizza vendette del tutto sproporzionate verso chi, a suo giudizio, gli aveva rovinato la vita e non si ribella nemmeno per un attimo alla sua famiglia che lo ha letteralmente abbandonato in coma per oltre due anni in un ospedale a Londra, limitandosi a fare una telefonata alla settimana “per sapere se c’erano novità”.
Nel racconto sono presenti molti refusi e tantissimi errori grammaticali non imputabili a refusi, tanto sono ripetuti. Tra i tanti l’erroneo utilizzo di “apposto” (participio passato del verbo apporre) anziché la locuzione “a posto”, la parola (inesistente nella lingua italiana) “celebrale” anziché “cerebrale”, l’utilizzo del verbo “bisbigliare” (parlare sottovoce) al posto di “origliare” (ascoltare di nascosto).
Insomma, se proprio vi siete lasciati affascinare dalla figura del Conte di Montecristo, andate a leggere o a rileggere il romanzo di Dumas: lì il messaggio che lo scrittore vuole divulgare è molto chiaro: è la sofferenza che conduce alla felicità, bisogna rinascere dal fondo del mare per trasfigurarsi in un altro “Io”, ma senza perdere di vista il proprio cuore e i propri principi.
La valutazione è di una stella solo perché il sistema non mi consente di darne zero.
Emanuele Ciacchi, nato a Livorno nel 1974, è un esperto di logistica portuale e commercio internazionale. Il segreto di Montecristo è il suo primo romanzo.

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino. E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.