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Recensione: Il segreto del faraone nero di Marco Buticchi. Longanesi

Il segreto del faraone nero Book Cover Il segreto del faraone nero
Le avventure di Oswald Breil e Sara Terracini
Marco Buticchi
Narrativa Contemporanea
Longanesi
27 settembre 2018
Cartaceo, eBook
546

Egitto, 1798. Claude de Duras, archeologo inviato in Egitto al seguito dell'esercito napoleonico, nel corso degli scavi compie una scoperta eccezionale. La Campagna d'Egitto sembra procedere senza intoppi fino alla disfatta di Abu Qir. A quel punto, messo alle strette dal successo di Nelson, il diplomatico e segretario personale di Bonaparte, Louis Antoine de Fauvelet de Bourrienne, stringe un accordo con Robert Goldmeiner, giovane rampollo di una ricca dinastia dalle antiche origini. Goldmeiner propone prestiti che potrebbero risollevare le sorti della spedizione e delle avide casse della Francia rivoluzionaria. In cambio Bourrienne promette a Goldmeiner tutto l'oro che de Duras troverà durante gli scavi. Nessuno di loro, però, può immaginare le conseguenze delle scoperte dell'archeologo francese: una scia di morte perseguiterà chi, da quel momento, verrà a conoscenza degli incredibili ritrovamenti di De Duras... Tel Aviv, giorni nostri. La madre adottiva di Oswald Breil, Lilith Habar, ormai in fin di vita, confida a Breil la verità sulla drammatica fine dei suoi genitori, una morte che sembra essere collegata alle spregiudicate trame di una potentissima dinastia familiare, le cui radici affondano in un'epoca remota. Un'avventura che attraversa i secoli, dalla leggenda del Faraone Nero alle guerre napoleoniche, dalla guerra d'indipendenza americana alle atrocità naziste del secondo conflitto mondiale... A unire epoche così distanti è un unico filo rosso, il rosso del sangue di una stirpe di spietati affaristi e cospiratori, i banchieri Goldmeiner, che, in nome della ricchezza e del potere sono disposti a tutto...

 

È dimostrato che, senza finanziamenti, nessun conflitto riuscirebbe a sopravvivere che poche ore. Quindi è il vorticare di denari maledetti che fa soffiare i gelidi venti di morte di ogni guerra mentre, in trincea, c’è chi imbraccia un moschetto per gli ideali o chi, nei campi di sterminio, viene condotto alle camere a gas perché appartiene a una razza diversa.

RECENSIONE

Ho deciso di iniziare questa recensione dalla coda, ovvero da una delle note che Buticchi scrive in calce al romanzo. Sono un suo lettore abituale e leggere le sue note è uno dei miei momenti che preferisco, perché nonostante la storia sia romanzata e piena di colpi di scena e i personaggi complessi e inventati, il sottofondo storico è sempre verosimile e, grazie a lui, ho scoperto antri della storia che mi erano sconosciuti. Uno di questi anfratti storici è quello con cui inizia il romanzo, ovvero con Shebitqo, il misterioso faraone nubiano della XXV dinastia, capace in pochi anni di riunire l’alto e il basso Egitto e di sconfiggere in maniera inspiegabile i suoi potenti nemici grazie al suo scettro magico. Non dedico altre parole al faraone nero perché in realtà, nonostante il titolo, non lo ha fatto neanche Marco Buticchi, relegando la storia del faraone ad appena una decina di pagine, i veri protagonisti del romanzo sono in realtà gli appartenenti alla famiglia di banchieri Goldminer a cui si riferisce la nota con cui ho aperto questa recensione.

L’autore ci presenta questa saga familiare in rigoroso ordine cronologico, cosa che per i fan della prima ora del romanziere di Lerici come il sottoscritto (vedi foto!), è un po’ difficile da digerire, ma le vicende sono raccontate in maniera così meravigliosa che ci ritroviamo a cavalcare quasi 260 anni di storia vivendola insieme a loro e nei luoghi che la storia l’hanno fatta davvero, come la Boston prima dei Tea party o l’Egitto della campagna Napoleonica o il campo di sterminio di Birkenau durante la seconda guerra mondiale. Fattore comune di queste storie, oltre alla già citata dinastia Goldminer, è il denaro che muove il mondo, perché non ci sono conquiste senza oro, non ci sono armi senza finanziatori, non c’è bianco senza il nero.

Nelle pagine del romanzo conosciamo da prima il contabile Hersh Schimdl, che capisce che per far funzionare le banche avrebbero dovuto sparigliare le carte in tavolo e suggerisce al suo datore di lavoro di iniziare a finanziare i paesi in guerra (quella dei 7 anni tra Francia e Inghilterra prima e quella d’indipendenza americana poi). Dopo un primo periodo di assestamento decide di mettersi in proprio ed inizia ad accumulare denaro fondando la propria banca. Nello stesso tempo decide di cambiare il proprio cognome in Goldminer. Dopo Hersh, conosciamo suo figlio Robert, impegnato a finanziare le campagne di Napoleone in Egitto e durante la quale acquisisce, a risarcimento degli interessi maturati, la locazione della piramide di Shebitqo scoperta dall’archeologo Claude de Duras. Poi è la volta di Joseph, attivo nel finanziare le campagna militare nazista durante la seconda guerra mondiale e ad organizzare le Ratline poco prima della disfatta dell’asse. Gli ultimi due personaggi della saga dei Goldminer sono Samuel e Cora, padre e figlia, la cui vita si intreccia con il nostro eroe Oswald Breil (che, per inciso, non considerando un breve prologo compare nel romanzo dopo la bellezza di 400 pagine). Conosceremo infatti le origini del piccolo grande uomo e insieme a lui la vita dei suoi genitori naturali, morti in circostanze misteriose e della famiglia che lo ha accolto subito dopo la loro morte.

Chi conosce Buticchi sa che non c’è avventura senza la presenza di una qualche organizzazione segreta pronta a turbare l’ordine mondiale, e quest’ultimo romanzo non fa eccezione; ci ritroveremo di fronte il Magén (nome che deriva dal simbolo della setta, la stessa di David privata della punta inferiore), la cui origine si perde nella notte dei tempi e che l’autore fa risalire alla conversione dei Casari alla religione ebraica ad opera del Kahn Bulan, re del Kazhar e del suo consiglio, da cui discenderebbero i Goldminer e gli altri adepti della setta segreta.

Lo stile del romanzo segue il trend iniziato già l’anno scorso con La luce dell’impero, in cui Buticchi aveva già accantonato parzialmente la trama parallela a cavallo dei secoli, per concentrarsi su uno svolgimento più lineare, ma non per questo meno avvincente ed emozionante. Ci sono poi alcuni passi del romanzo che ci aiutano a conoscere Oswald Breil più a fondo e ritroviamo anche un giovanissimo sergente Bernstein, collaborare con il padre di Oswald negli anni ’70 scontrandosi con la sete di potere di Samuel Goldminer.

Il segreto del faraone nero è un romanzo imperdibile per i fan del “piccolo” Oswald Breil e nello stesso tempo un’occasione ghiotta per i nuovi lettori per conoscere un eroe diverso da tutti gli altri, un eroe capace di sopperire alle mancanze fisiche (è affetto da nanismo) con una mente brillante e una forza d’animo eccezionale.
Come ogni anno ricomincia l’attesa. Buticchi ci ha spoilerato che il Williamsburg (la nave di Breil) sta facendo rotta verso le coste della Cina, e io sono curiosissimo di sapere contro quale altra organizzazione malefica si dovrà scontrare l’anno prossimo il nostro eroe.

AUTORE

Marco Buticchi, il maestro italiano dell’avventura, è nato alla Spezia e ha viaggiato moltissimo per lavoro, nutrendo così anche la sua curiosità, il suo gusto per l’avventura e la sua attenzione per la storia e il particolare fascino dei tanti luoghi che ha visitato. È il primo autore italiano pubblicato da Longanesi nella collana «I maestri dell’avventura » (accanto a Wilbur Smith, Clive Cussler e Patrick O’Brian), in cui sono apparsi con grande successo di pubblico e di critica Le Pietre della Luna (1997), Menorah (1998), Profezia (2000), La nave d’oro (2003), L’anello dei re (2005), Il vento dei demoni (2007), Il respiro del deserto (2009), La voce del destino (2011), La stella di pietra (2013) e Il segno dell’aquila (2015), disponibili anche in edizione TEA, oltre a Casa di mare (Longanesi 2016), un appassionato ritratto del padre, Albino Buticchi.
Nel dicembre 2008 Marco Buticchi è stato nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana anche all’estero.

 

Gianni Mazza è nato nel 1981 a Ragusa, dove vive e lavora attualmente. Nonostante la sua formazione prettamente scientifico/informatica, si è dedicato alla scrittura e alla recitazione teatrale. Autore di poesie, racconti e sceneggiature, ha pubblicato il suo primo romanzo, Luda, nell’estate del 2015. La bestia di Brixton è il suo secondo romanzo.

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