Il sapore dell'albicocco
romanzo contemporaneo
Mondadori
7 novembre 2023
cartaceo, ebook
544
Chissà se vive ancora da qualche parte il sapore dell’albicocco che mi profumava le mani quando facevo finta di pescare, il cielo era azzurro e nulla ancora mi aveva davvero ferito.
È difficile ricordare i momenti belli, quelli che erano la felicità e non lo sapevamo ancora.
“Ci ho messo dieci anni per cominciare a raccontare alla donna che amavo i fattarielli della mia infanzia, o quelli che mi raccontava papà. Ci ho messo dieci anni perché mi sembravano cose sciocchine, piccole cose che non meritavano di essere dette ad alta voce. Finché ho capito che buona parte della mia anima risiedeva proprio lì” – Il sapore dell’albicocco.
Ciao amici delle Bottega. Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho “incontrato” per caso, mentre gironzolavo su Facebook. Si tratta di “Il sapore dell’albicocco” di Nicola Pesce, pubblicato dalla Mondadori nel novembre del 2023.
È un romanzo che merita di essere conosciuto, perché è meraviglioso. Ogni sua pagina riesce ad emozionare e conquistare il lettore senza alcuno sforzo. E, d’altronde, basta leggere le frasi che animano la quarta di copertina per capire la dolcezza che lo invade.
“Chissà se vive ancora da qualche parte il sapore dell’albicocco che mi profumava le mani quando facevo finta di pescare, il cielo era azzurro e nulla ancora mi aveva davvero ferito”
A me ha ispirato simpatia sin dal primo istante in cui l’ho visto, ancora prima di poterlo sfogliare. Il pacco che lo conteneva era troppo grande, ci potevano stare tranquillamente altri 10 libri dentro. Quando il postino me l’ha consegnato sono rimasta interdetta. Se non ci fosse stato scritto Mondadori sulla scatola, non avrei mai pensato potesse esserci dentro un romanzo. E, invece, c’era, rannicchiato in un angolo, circondato da un mare di plastica. Sembrava quasi avesse paura di mostrarsi.
Appena l’ho preso in mano, mi sono sentita invadere dalla tenerezza: era della misura del mio palmo e aveva il profumo delle piccole cose belle, di quelle che riescono a raddrizzare una giornata storta.
Mi sono ritrovata ad accarezzarlo, mi sentivo come una bambina con davanti il regalo che tanto desiderava. Nella delicatezza e nell’eleganza delle sfumature di colore della sua copertina io mi sono persa. Lo sfondo azzurro sembra accogliere e avvolgere in un abbraccio un albero in fiore. A rendere ancora più armonioso il tutto ci pensa l’arancione dorato del titolo e delle piccole albicocche che, con discrezione, vengono messe in risalto. So che è alquanto inusuale, ma vorrei fare un grosso complimento a Chiara Brambilla, la cover design di questo libro. Il più delle volte non si sottolinea l’importanza delle copertine, ma, molto spesso, sono proprio queste a spingerci a scegliere un determinato romanzo. Siete d’accordo con me?
Quando, finalmente, ho deciso di aprirlo, le prime parole in cui mi sono imbattuta mi hanno fatto capire che “Il sapore dell’albicocco” avrebbe lasciato un segno in me.
“Per me la felicità è amare una donna sola, girare con una busta di limoni profumati, per poi grattugiarceli e fare il nostro limoncello. E poi fare due passi nella natura seguendo con lo sguardo le lucertoline. È fermarmi a parlare con un gatto. Comprare un libro da un euro a una bancarella, trovare un po’ d’ombra e leggerlo”

Leggerlo non è stato facile. È riuscito a scavarmi dentro e a farmi riflettere con una facilità impressionabile. Quando l’ho terminato, non sono riuscita a metterlo via, tanto che, ancora oggi, ce l’ho a portata di mano, sulla mia scrivania.
Ma di cosa parla “Il sapore dell’albicocco“?
Si tratta, in sostanza, di un’accurata autobiografia che l’autore ha trasformato in uno squisito romanzo. Nicola Pesce si nasconde sotto le vesti di Lev, uno scrittore che sparisce improvvisamente dalla scena dopo aver conquistato i lettori con i suoi libri. Di lui non si sa più nulla ed Elinor, una settantenne che solo i libri mantengono ancora veramente viva, spronata dalla caporedattrice del giornale dove scrive, decide di scovarlo e intervistarlo. Lo troverà o, meglio, lui troverà lei mentre raccoglie i fiori di camomilla. Una volta scoperto di averla conosciuta in un passato ormai lontano, Lev le concederà quell’intervista che a tutti ha negato. Si aprirà totalmente con quella donna, che un po’ le ricorda sua madre. Non abbellirà o filtrerà nessun momento della sua vita.
“Parlarvi è come un innesto della mia anima. Cercherò di innestarla nella vostra e in quella di chi vi leggerà”.
Parlerà del suo rapporto col padre, con la madre, della sua infanzia segnata dalla malattia. Racconterà del suo amore infinito per i libri, per la sua bimba dai capelli rossi alla quale dedica il romanzo. E, parlando della sua vita, metterà in evidenza l’importanza che la gentilezza e la semplicità dovrebbero rivestire nella quotidianità. Farà capire che la vera serenità non risiede nell’essere ricchi e famosi, ma nell’essere sé stessi sempre e comunque.
E così Elinor, andata lì solamente per intervistarlo, scoprirà come combattere il suo malessere inespresso. Capirà che la vita non finisce finché non si smette di respirare. E che decidere di non viverla, e di non viversi, per paura o per mancanza di stimoli è il modo peggiore per morire da vivi.
In qualche modo, negli anni, aveva creato intorno a sé una finzione. Elinor fingeva di esistere… Le persone la guardavano. Lei sorrideva. Non potevano immaginare che la sua vita fosse un guscio vuoto – Il sapore dell’albicocco
È facile ritrovare parti di se stessi in queste pagine, che parlano di vita a 360 gradi. Per questo, consiglio a tutti di leggerlo. Il linguaggio è semplice, scorrevole, colloquiale. A volte il lessico viene colorato da parole inusuali, come “fattarielli”, che forse non troveremo mai nel vocabolario, ma che conferiscono al tutto un’intimità ancora più marcata.
Leggetelo perché è un libro che riesce a trasmettere un senso di pace profonda, nonostante vengano riportate le travagliate vicissitudini dell’autore. È un libro dove le emozioni sono protagoniste, dove il cuore parla al cuore e insegna ad ascoltare il silenzio liberandoci del troppo rumore che riempie le nostre giornate.
Grazie Nicola Pesce.
Sahira
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Sono emozione e di essa mi nutro
trovando scialbo ciò che non colora,
Sono emozione che con la penna divora
il bianco candido di un libro vissuto…

Ciao! Ho letto la recensione e devo dire che ho avuto la stessa sensazione in merito alla copertina! È quasi vellutata e il colore ambrato delle albicocche, peraltro leggermente in rilievo, sono davvero piacevoli al tatto….si torna un po’ bambini!