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Recensione: IL RAGAZZO DI AUSCHWITZ di Steve Ross, Newton Compton Editore

IL RAGAZZO DI AUSCHWITZ Book Cover IL RAGAZZO DI AUSCHWITZ
Steve Ross
romanzo
Newton Compton
10 gennaio 2019
ebook e cartaceo
284

Il 29 ottobre 1939 la vita di Szmulek Rozental cambia per sempre. I nazisti marciano sul villaggio dove abita, in polonia, distruggendo le sinagoghe e cacciando i rabbini. Due persone muoiono durante quel primo giorno di saccheggio, ma il peggio deve ancora arrivare. Molto presto tutta la sua famiglia sarà uccisa, e Szmulek, a soli otto anni, è costretto ad affrontare l’incubo dell’Olocausto. Con tenacia e determinazione e grazie all’aiuto di altri prigionieri, sopravvive ad alcuni tra i più letali campi di concentramento, tra cui Dachau, Auschwitz, Bergen Belsen. Stuprato, picchiato, sottoposto per sei anni a ogni genere di privazione, vede la sua famiglia e i suoi amici morire. Ma essere riuscito a sopravvivere a questo inferno lo ha spinto a combattere per raccontare alle generazioni future gli errori che non dovranno mai più essere commessi. Dopo la liberazione da parte degli americani, si è trasferito a Boston dove, sotto il nome di Steve Ross, ha cominciato una nuova vita, lavorando costantemente per tenere viva la memoria degli orrori delle persecuzioni. Questo libro è la sua incredibile testimonianza.

 

Erano passati quasi cinquant’anni da quando ero uscito da Dachau: era un tempo abbastanza lungo per dimenticare, per impacchettare con ordine il trauma subito e poterlo depositare da qualche parte dentro di me, come avevo sperato di fare all’inizio, appena arrivato in America”

Si può veramente mettere da parte un dolore così grande? Per un bambino di pochi anni cresciuto in campi di concentramento con l’orrore negli occhi e la morte nel cuore. Un sopruso incancellabile, violenze, abusi, vessazioni di ogni genere, incubi. Un bambino che non potrà mai capire come gli adulti possano arrivare a tanto odio.

Si chiama Steve Ross e vive a Boston, laureato in psicologia  lavora alla Russell School nei pressi di Columbia Point. Il preside gli consegna un’elenco di ragazzi “oggi quasi il trenta per cento degli studenti risulta assente”: ragazzi ai margini di una società fuori controllo, bande di criminali, casi di prostituzione.

Steve Ross deve utilizzare un approccio non tradizionale, ma più moderno, diretto a riportare quei giovani a scuola “la loro esistenza non è misera come lo era stata la mia, ma dopo la fine dell’Olocausto io avevo avuto ancore di salvezza che a loro non vengono concesse”.

Comincia così a raccontare la sua storia: “Un tempo mi chiamavo Szmulek Rozental e sono nato nel momento sbagliato, nel posto sbagliato, nel paese sbagliato. Sono diventato uomo prima ancora di essere un ragazzo”.

I ragazzi  ascoltano, rapiti,  quest’uomo che con estrema sincerità racconta degli orrori, delle violenze,  della fame, della sete e di tutto ciò che un bambino prima e un ragazzo poi ha dovuto sopportare e che nessuno dovrebbe mai affrontare.

E’ la storia del ragazzo di Auschwitz: “avevo solo 8 anni quando sono entrato in un campo di concentramento”.

Szmulek Rozental “148127” – Steve Ross “una bandierina americana a stelle e strisce”

Steve ha deciso di trascorrere il resto della sua vita facendo del bene, ma  voleva di più, voleva qualcosa di speciale per la sopravvivenza della sua anima, per il ricordo della sua famiglia e di tante altre ancora: voleva che gli americani ricordassero le lezioni impartite dall’atroce flagello chiamato Olocausto.

E quel qualcosa di speciale lo ottenne: il “New England Holocaust Memorial” un monumento in ricordo di tutte le vittime.

Si potrebbe parlare dell’ennesimo libro sull’olocausto ma non saranno mai troppe le storie raccontate. Una tragedia  che colpì una popolazione in particolare, ma che  in realtà colpì tutto il genere umano.  Potremmo parlare dei  colpevoli di  tutti quelli che non capirono per inettitudine o superficialità, quelli che capirono e voltarono la testa da un’altra parte e chi si rese complice di tanta malvagità consapevole che tutti i deportati non sarebbero più tornati indietro. Potremmo ancora parlare, ma si sa le parole vanno via con il vento, quello che contano sono i fatti e se dopo tanto tempo un libro cosi duro, spietato, accurato nelle varie descrizioni violente, scritto in modo semplice, fa ancora breccia nel nostro cuore e soprattutto nella nostra anima significa che abbiamo ancora bisogno di sapere per evitare che tutto questo possa accadere di nuovo.

Steve Ross il cui vero nome è Szmulek Rozental, è sopravvissuto a dieci campi di concentramento nazisti, tra cui Dachau, dove era incaricato di trasportare i corpi ai forni crematori. Ha lavorato come psicologo a Boston per oltre quarant’anni ed è il fondatore dell’Holocaust Memorial del New England.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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