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Recensione: “Il palazzo delle porte socchiuse” di Matteo Saleri, Tarantola Editore

Il palazzo delle porte socchiuse Book Cover Il palazzo delle porte socchiuse
Matteo Saleri
Racconti
Serra Tarantola Edizioni
30 agosto 2020
cartaceo
272

"Hei, tu! Sì, parlo proprio con te! Che pensi di fare là fuori sotto quel temporale? Entra, entra, prima di buscarti un malanno. Non ti preoccupare, non disturberai nessuno. Non siamo rimasti in molti qua".

Entriamo in un palazzo molto speciale, guidati da un portinaio che pare un moderno Virgilio. Accompagnati stanza per stanza, dove ogni stanza corrisponde a un racconto da gustare

“Non lo so con certezza se siano ancora lì dentro! Io sono il custode, hai mai sentito di custodi di palazzi che al primo dubbio entrano a curiosare negli appartamenti della gente? Anche perché in molti sinceramente, come hai visto non vorrai nemmeno entrare”.

 

E il portinaio rimane fuori. Come anche lo scrittore che tutto sa e tace, preferendo che siano le porte socchiuse a suggerisce una storia. Nel suo libro d’esordio, Matteo Saleri consegna al lettore una raccolta di racconti che è un palazzo ormai disabitato, sopravvissuto all’incuria inesorabile dell’abbandono, per tutte quelle storie che ogni appartamento non intende cedere a nessuno. Sono vite che troverebbero nuova linfa se condivise e il custode guida l’avventore su ogni piano, invitandolo a scegliere questa porta o l’altra a proprio piacimento, basta sbirciare dentro e scegliere chi andare a trovare.

Una coppia di giovani innamorati che sopravvissuti alle bombe della guerra sono sul punto di ritrovarsi? O piuttosto Glinda, la pazza costretta a condividere il letto con un marito che finge di essere tale e una figlia che non è la sua? O, peggio ancora, con Bethany e le sue bambole cariche di sentimento, le uniche amiche rimaste dopo che quel Momento aveva decimato l’intero paese? Preferiamo, invece, straziarci l’anima insieme a George che, all’indomani del Grande Scoppio sfibrato dalle radiazioni a cui l’America intera si espone, intraprende un disperato viaggio alla ricerca della famiglia perduta?

Insomma, come promesso dal custode, c’è l’imbarazzo della scelta. Per non parlare delle ambientazioni, le più disparate: dal fronte austriaco a una Dresda ormai rasa al suolo, da una Miami dissestata da scenari fantascientifici fino al grattacielo più alto di New York. E quando i confini degli spazi narrativi mancano, si individua immediatamente un’ambientazione emblematica pronta a distorcersi, ora un carcere, ora un orfanotrofio, passando da un negozio d’antiquariato. Alterate dalla piega distopica, apocalittica e noir che travolge l’intero tour del palazzo, le storie si susseguono nel solco di un tracciato comune: la percezione che tutto da un momento all’altro possa cambiare.

“Nulla è come sembra, mai. Un oggetto può essere diverso da come appare ad un primo sguardo, così come una persona può risultare opposta rispetto all’idea iniziale che ci creiamo al primo incontro”

Le scene non sono troppo dettagliate, ma restituiscono alla perfezione quel senso di inadeguatezza e incompiutezza che è proprio di tutti gli inquilini di questo palazzo, gremito di storie inattese e inattendibili. Una lettura che può essere affrontata tutta d’un fiato o centellinata racconto dopo racconto, purché si sia pronti a lasciarsi andare all’imprevedibile.

Si fa particolarmente apprezzare il tono scorrevole della scrittura che non rinuncia alla ricchezza lessicale e alla componente dialogica; interessanti sono gli intermezzi destinati alla voce del portinaio, che disegnano una cornice novellistica piuttosto originale: è un po’ come fronteggiare dei gironi danteschi del XXI secolo.

E l’elemento più sbalorditivo sta proprio nelle tracce profondamente attuali di una tela scrittoria che tratteggia la vuotezza delle piazze, la paura del disastro, la crudeltà della guerra, gli affetti lontani, le certezze che sprofondano. E quell’imprevedibile che abbiamo spesso confinato tra le pagine, in realtà non è poi così distante dal presente contingente, come anche quelle distorsioni sconvolgenti non sono poi così inammissibili.

Allora verrebbe da chiedersi: non è che l’imprevedibile ha fatto irruenza nel nostro mondo senza che ce ne accorgessimo? Voi cedereste alla tentazione di curiosare al di là delle porte socchiuse del palazzo?

Amo la lettura praticamente da sempre, amo i suoni che produce, le storie che crea e le emozioni che evoca. Non posso fare a meno di scrivere che è il mio pane quotidiano e adoro correre. Non faccio maratone ma mi deletto con lo squash e nel tempo libero sforno crostate. Che altro dire? La Bottega dei libri è una delle cose belle capitate negli ultimi tempi.

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