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Recensione: “Il mondo invisibile” di Liz Moore, NN Editore

Il mondo invisibile Book Cover Il mondo invisibile
Liz Moore
Narrativa contemporanea
NN Editore
15 aprile 2020
cartaceo
432

Ada Sibelius ha dodici anni, non ha mai conosciuto sua madre e vive con il padre David, un genio dell'informatica che dirige un importante laboratorio nella Boston degli anni Ottanta, dove si lavora su ELIXIR, un programma per replicare il linguaggio umano.

Per Ada David è tutto, la sua infanzia trascorre tra la casa e il laboratorio del padre, e la sua fantasia è affascinata dall'esattezza di formule e codici. Ma quando la mente di David inizia a vacillare, Ada viene affidata a una collega, Liston, che la cresce insieme ai suoi tre figli. Ada scopre così la vita normale da cui è stata protetta fino a quel momento, e cerca di adattarsi senza tradire quel padre eccentrico e sfuggente, sulla cui identità inizia a emergere più di un dubbio.

Anni dopo, ormai adulta e professionista insoddisfatta nella Silicon Valley, Ada riprende la ricerca della verità su di sé e sulla propria famiglia, una verità nascosta in un codice enigmatico che David le ha affidato.

“Alexa, che tempo fa oggi? Alexa, è pronto il caffè?”

Sappiamo tutti chi è Alexa e cosa fa, dunque non desta affatto stupore ma se facessimo un passo indietro, anzi riavvolgessimo il nastro agli anni 80 quando la tecnologia era antiquata e instabile, scopriremmo che esiste una preistoria dell’era digitale.

 

E proprio negli anni dei primi prototipi tecnologici, al Boston Institute Tecnology, un matematico tanto bizzarro quanto abitudinario, David, lavora ad un programma di intelligenza artificiale. E lo fa con la stramba caparbietà di un vecchio scienziato pazzo, completamente assorbito dai suoi congegni e codici da decrittare.

Liz Moore in questo suo romanzo abbandona ogni comodità tech per tuffarsi nell’era dei computer mastodontici, delle tastiere cigolanti e dei floppy disk. Mette in piedi una squadra di informatici e come ogni équipe che si rispetti ne sceglie la mascotte, Ada. Una ragazzina di dodici anni, figlia di David, nata da madre surrogata e palesemente un genio della matematica.

Viene cresciuta a pane e codici in una bolla familiare che si compone di due soli elementi: lei e il padre alle prese con la rivoluzione tecnologica. David è il Sole attorno al quale gravita il mondo di un’adolescente che non va a scuola – s’impara meglio al laboratorio –, non parla con i suoi coetanei – i ragazzini non capiscono la sua lingua – e non mangia le merendine – una mente lucida può vivere solo in un corpo sano. Un sistema immacolato, fino a che la bolla non si incrinerà allo scoppio di una malattia degenerante che colpirà David al suo punto vitale, il cervello.

“Poteva succedere anche a suo padre, Ada se ne rese conto: un giorno ci sei e quello dopo non ci sei più, vieni strappato al mondo con la rapidità di un tuffo in acqua”

Dove Ada troverà un appiglio per non sprofondare, ora che il suo unico universo possibile è stato fagocitato? Non di certo in un amico immaginario, bensì in una macchina. Si chiama ELIXIR ed è l’unica eredità che il padre le ha consegnato.

Viene naturale affezionarsi ad Ada, complice l’estrema maestria della Moore nel sondare le cavità emotive di anime complesse, tribolate da circostanze familiari del tutto anticonvenzionali. La delicatezza della scrittura nasce dall’esigenza narrativa di traghettare vite fragili; la storia di Ada emerge dall’archivio dei ricordi che nella narrazione seguono il filo temporale, interrotto da alcune incursioni del presente; quello della Ada adulta e professionista.

E scortati dal fraseggio monocorde tipico della scrittrice americana, si seguiranno con empatia le vicissitudini della protagonista in un racconto che è in forte assonanza col romanzo di formazione, ma non si esaurirà in un triste finale; il giro di boa si avrà con la scoperta che David è un’identità fittizia, creata ad hoc per celare un segreto.

“Per la prima volta si concesse di formulare un pensiero terribile: e se David fosse stato semplicemente un impostore? un truffatore, un imbroglione, un bugiardo? Se avesse ingannato tutti, le persone che gli erano state vicino, persino Ada, senza alcun rimorso? Improvvisamente si sentì molto stanca”.

Ecco che partono le indagini tra file criptici, indovinelli alfanumerici, vecchie fotografie e faldoni di documenti enigmatici. La verve da romanzo giallo incalza la lettura, incanalando la curiosità verso il dispiegamento della verità che è sempre stata lì dietro lo schermo di ELIXIR. La tecnologia, tra queste pagine, ha molteplici volti: è uno stile di vita, è una salvezza, è uno strumento per la verità, è un ponte che raggiunge un mondo invisibile.

E “Il mondo invisibile” è un romanzo che ha i suoi tempi; la scrittura di Liz Moore non travolge, non folgora, non acciglia, ma accompagna e non c’è nulla di più godibile – a mio parere – di una storia che non ha la pretesa di impressionare, ma intende serenamente essere una storia, una bella storia.

A chi non piacciono le belle storie?

 

L’autrice

LIZ MOORE è una scrittrice e musicista americana, e insegna Scrittura creativa alla Temple University di Philadelphia. Il suo romanzo Il peso (Neri Pozza 2012) è stato selezionato per l’International IMPAC Dublin Literary Award. Dopo aver vinto il Rome Prize nel 2014, l’autrice ha trascorso un anno all’American Academy di Roma; lì ha completato la stesura di The Unseen World.

Amo la lettura praticamente da sempre, amo i suoni che produce, le storie che crea e le emozioni che evoca. Non posso fare a meno di scrivere che è il mio pane quotidiano e adoro correre. Non faccio maratone ma mi deletto con lo squash e nel tempo libero sforno crostate. Che altro dire? La Bottega dei libri è una delle cose belle capitate negli ultimi tempi.

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