Il mistero del collegio abbandonato Book Cover Il mistero del collegio abbandonato
Massimo Binarelli
giallo
Newton Compton Editori
30 maggio 2019
ebook, kindle, cartaceo
140

Il mistero del collegio abbandonato
Vincitore del premio Ilmioesordio
Un cadavere ritrovato in un pozzo fa riemergere antichi segreti…
Roma. Quartiere Garbatella, 1959. Antonio Piccillo, un brigadiere in pensione, assiste al ritrovamento di un corpo dentro al pozzo di un convitto abbandonato. Il cadavere è mummificato e avvolto in un lenzuolo. I capelli rossi spiccano sul panno bianco. Di fronte a quell’immagine, la memoria di Piccillo torna indietro nel tempo, a un caso irrisolto che lo ha personalmente coinvolto: Marta Vincenzi, una ragazzina di tredici anni, scomparsa nel 1943 dal collegio che la ospitava. All’epoca l’ipotesi più accreditata era stata la fuga d’amore, ma Piccillo non ne era mai stato convinto. Gli interrogatori delle compagne di Marta e della direttrice del convitto erano stati condotti senza il rigore necessario. Per la polizia, il caso della mummia riemersa dal pozzo è un bel grattacapo ed è per questo che il commissario che segue le indagini chiede aiuto al vecchio Piccillo: lui conosce tutto del quartiere, ricorda fatti, storie e volti di persone legati agli anni in cui la ragazzina sparì. Muovendosi in una Roma piena di misteri, scavando negli anni in cui il regime fascista era in pieno declino, il giovane commissario e il brigadiere in pensione scopriranno una verità a lungo occultata…
Un convitto nel quartiere romano della Garbatella
Una ragazza improvvisamente scomparsa
Una verità che dopo anni torna a galla
«Ho apprezzato la ricerca linguistica, l’inserimento del dialetto nei dialoghi. Ho goduto di molte pagine intense e drammatiche. Si segue con pena e partecipazione il fluire dei ricordi di un personaggio di cui speriamo di sentire ancora parlare: il brigadiere in pensione Piccillo e il suo bassotto vorace. Davvero una sorpresa, mi è piaciuto moltissimo.»

Il mistero del collegio abbandonato

Segreti da non svelare mai

Leggendo questo romanzo mi sono vista trasportare nel passato e mi è sembrato di far parte di quell’ambiente. L’autore ha uno stile semplice, accattivante e  molte volte scrive in dialetto romano, che rende la lettura ancor più piacevole, in un certo modo, confidenziale. L’uso del dialetto romano, in quanto il romanzo è ambientato a Roma e precisamente alla Garbatella nel 1959,  avvicina il lettore ancor di più alla storia, ai personaggi e ai luoghi; e forse l’intento dell’autore è proprio quello di non farlo sentire lontano dal mondo che descrive.

Tutto inizia con il ritrovamento del corpo di una giovane ragazza dietro cui si nasconde tutto un mistero da svelare e tanti segreti da svelare.

“Il fagotto di stracci, sporco di fango, giaceva per terra. Il medico legale, accucciato davanti, lo esaminava con attenzione, toccandolo con i guanti.

Un giallo che non vi farà annoiare anzi vi porterà a leggerlo tutto d’un fiato , curiosi di scoprire cosa è successo a quella ragazza e non solo.

“Così quel passato ingombrante s’andava dissolvendo rapidamente sotto palazzine anonime e ville sontuose.”

Molto efficaci ed essenziali sono le varie descrizioni dei luoghi e dei personaggi. Ed ho trovato anche molta sensibilità nel trattare argomenti di cui ancora oggi si parla ma che, forse, in quegli anni si tenevano nascosti. L’autore è riuscito a trattarli con garbo e senza morbosità, senza avere il bisogno di andare nel dettaglio ma fornendo al lettore comunque le giuste informazioni per capirne la gravità. e’ stato capace di non giudicare ma li ha raccontati semplicemente lasciando libero il lettore di farsi un’opinione su ogni vicenda e su ogni personaggio.

“La donna lo ignorò e continuò a scrivere assorta. L’indifferenza era una delle sue armi più sperimentate e stabiliva subito una gerarchia precisa con l’interlocutore.”

Gli svariati personaggi, positivi o negativi, si alternano e raccontano ognuno la storia secondo il proprio punto di vista. Ad esempio il commissario Trevi e il brigadiere Piccillo, due uomini di età diverse  che si uniscono e insieme riescono a risolvere il caso spinti dallo stesso senso del dovere e della giustizia anche se mossi da motivi diversi. Entrambi appassionati del loro lavoro e bramosi di scoprire la verità, fanno di tutto per arrivare a fondo di quella storia. E mentre indagano incontrano altri personaggi che, in altro modo, anche essi sono interessanti e centrati nella storia.

“La ragazza restava sul vago, opponeva, alle domande stizzose della direttrice e a quelle banali del commissario, una reticenza ostile e sofferta, intervallata da «non so», «non ricordo», «non ne ho mai sentito parlare».”

Quindi, secondo me, la bravura di Massimo Binarelli è stata quella di aver saputo mettere su carta una classica indagine poliziesca, di quelle che si facevano prima che la tecnologia prendesse il posto dell’intuizione e dell’investigazione. Un’indagine con colpi di scena che vengono raccontati con linearità e senza tanti fronzoli. Un giallo, questo, che potrebbe benissimo diventare un film.

“…era scappata, di sicuro una fuga d’amore, e chissà, magari a guerra finita l’avrebbero ritrovata in qualche casa di tolleranza.”

L’autore, nonostante venga da un altro mondo e che questo sia il suo primo libro, ha centrato il suo obiettivo al primo colpo, tanto da vincere l’ottava edizione de “ilmioesordio”, concorso letterario per scrittori organizzato da “ilmiolibro”.

Il mio consiglio è per gli appassionati di gialli ma anche per i nostalgici dei vecchi tempi: leggete “Il mistero del collegio abbandonato” vi riporterà indietro nel tempo.

Buona lettura

 

 

Massimo Binarelli è nato a Roma nel 1944. È architetto e ha lavorato in ambito pubblico e privato. Oggi scrive, dipinge e s’interessa attivamente di arte contemporanea. Il mistero del collegio abbandonato, suo romanzo d’esordio, è vincitore del concorso Ilmioesordio 2018.

Scritto da:

Barbara Recupito

Sono sposata dal 2002 ed ho 2 figli. Sono una casalinga con la passione della lettura. Leggo di tutto ma adoro i thriller e i libri che raccontano la vita.