Fantascienza,  Recensioni

Recensione: “Il limite e l’illimitato” di Annamaria Pane, Self-publishing

Il limite e l'illimitato Book Cover Il limite e l'illimitato
Annamaria Pane
Fantascienza
Self-publishing
2019
cartaceo, ebook

Berlino, 2015.

Il dottor Hertz, a capo di una ricerca insolita, ingaggia un’equipe di quattro scienziati eterogenei. Segnati da una vita travagliata, i loro destini si intrecciano in una serie di eventi che condurranno loro a una visione ulteriore della realtà circostante. Pronti a immolare sè stessi pur di abbattere le colonne d’Ercole della conoscenza umana, affrontano un paradiso irto di ostacoli, talvolta fatali, ma necessari al raggiungimento di un nuovo grado di consapevolezza del mondo interiore e circostante del genere umano.

 

 

La storia inizia a Berlino dove un oscuro scienziato-imprenditore recluta 4 ragazzi specializzati in diversi campi della scienza.

Questi quattro giovani (2 ragazzi e 2 ragazze), una botanica, un’archeologa, un fisico e un geologo, dovranno trovare, per conto del misterioso Marco Hertz, un oggetto fatto di un materiale sconosciuto e potentissimo che sarebbe in grado di dominare la conoscenza e le capacità intellettive dell’uomo. Naturalmente i 4, affrontando una serie di avventure e disavventure, dovranno evitare che questo oggetto cada nelle mani sbagliate.

Amo la fantascienza. La amo fin da bambino e in tutte le sue forme: letteratura, cinema, serie tv. Ho divorato intere produzioni letterarie, Dick, Wells, Bradbury e soprattutto Asimov e Verne, passando anche da Evangelisti (che adoro) e Clarke. Ho visto serie tv come Star Trek, Il racconto dell’ancella e L’uomo nell’alto castello, film come Minority Report, Blade Runner e Interstellar. Se poi la fantascienza si unisce anche a visioni distopiche sono proprio nel mio mondo.

Quindi non ho visto l’ora di tuffarmi nella lettura de “Il limite e l’illimitato”, scritto da Annamaria Pane, giovane autrice campana, la cui sinossi mi ha davvero incuriosito.

Un aspetto che mi è piaciuto molto è che la narrazione non procede in prima o in terza persona ma varia con il punto di vista (POV) dei protagonisti, con i loro pensieri e le loro sensazioni.

Andando avanti nella lettura però quello della narrazione è rimasto l’unico aspetto degno di nota.

Intendiamoci, il libro è scritto grammaticalmente bene anche se è presente qualche frase mutuata direttamente dal dialetto campano e che andrebbe rivista (ringrazio la nostra Alice per la consulenza linguistico dialettale “madre-lingua”), e anche l’uso di alcune forme verbali come “sedei, sedè, credei, desistei” che, sebbene siano corrette in lingua italiana, sono desuete.

È opportuno segnalare anche un paio di imprecisioni, l’autrice infatti confonde capire con carpire e antiquario con antiquato, errori da non imputarsi a refusi.

La struttura della trama, benché tutto sommato semplice, non è costruita in maniera efficace e la coerenza temporale è tutt’altro che lineare. All’inizio sembra che tutto si svolga giorno dopo giorno e, a un certo punto, girata pagina, sono invece passati mesi dall’evento precedente. Inoltre si alternano eventi passati, presenti e futuri senza alcuna connessione logica solo per giustificare certi fatti o comportamenti oltre a  mancare finale coerente con la struttura del racconto.

I personaggi sono caratterizzati in maniera superficiale, nessuno di loro sembra avere una personalità di rilievo e anzi, sono individuati da cliché anche banali: il fisico nerd, asociale e bruttino, il palestrato e superficiale geologo, la ragazza ingenua e un po’ svampita, l’archeologa gelida e devota solo al lavoro. Non si riesce a immedesimarsi e a trovare empatia con nessuno di loro.

Per quanto riguarda l’aspetto puramente dedicato alla fantascienza, l’idea di base è senz’altro buona ma non basta inserire qualche elementare nozione di fisica o immaginarsi un’isola sottomarina. Per scrivere di fantascienza bisogna studiare, approfondire ed eventualmente chiedere qualche consulenza a chi è del mestiere per evitare di prendere cantonate: una nave che parte da Rostock in Germania e arriva in vista delle coste siciliane in 24 ore non è credibile. Uno dei personaggi che utilizza un taser (lo storditore elettrico) tenendo per il collo l’avversario non è plausibile perché rimarrebbe folgorato anche lui. Oppure, uno dei protagonisti che, dopo un tempo non ben specificato, lascia l’isola sottomarina dopo aver affrontato nemici e peripezie, acquista biglietti aerei e fa shopping non è verosimile (con quali soldi riesce a fare tutte queste cose?). Infine, in che modo i protagonisti riescono a tornare alle loro vite?

Manca la tensione narrativa, quel pathos che ti tiene incollato alla lettura e che ti fa venire voglia di girare le pagine.

Leggo nei ringraziamenti che la storia avrebbe anche connotazioni di carattere psicologico, il viaggio come ricerca di sé stessi, ma anche sotto questo aspetto si recepisce ben poco. Se l’autrice avesse analizzato più a fondo la personalità, il temperamento, l’indole dei protagonisti senza cadere negli stereotipi già citati prima, affinando i vari aspetti della psicologia dei personaggi, il risultato sarebbe stato senz’altro pregevole.

Un incoraggiamento va certamente alla giovane autrice, le basi di partenza ci sono di sicuro ma non deve mancare, come già accennato prima, una maggiore dedizione alla ricerca e all’approfondimento.

Vi lascio con una domanda…

“E se davvero qualcuno programmasse il nostro intelletto?”

 

 

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino.  E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.

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