Il giardino dei sogni splendenti
Libreria pienogiorno
11 febbraio 2026
cartaceo e-book
432
Tutto, nel piccolo villaggio indiano di Irumi, appartiene alla nobile famiglia dei Deshmukh: la terra, l’acqua, gli animali, le piante. Persino l’aria. Più ancora che delle divinità del tempio, è di loro, di uno sguardo che può decidere della vita e della morte, che gli abitanti hanno timore. Benché bambini, anche Krishna e Ranga, figli di una lavandaia, sanno che i Deshmukh sono onnipotenti e intoccabili. E che le figlie del padrone, Vijaya e Sree, lo sono più di tutti, tanto che non potrebbero rivolgere loro nemmeno la parola. Eppure, con l’ingenuo coraggio dell’infanzia, i quattro bambini stringono un legame molto forte, e altrettanto pericoloso. Quando insieme si troveranno coinvolti in un devastante incidente, le conseguenze saranno dirompenti e si propagheranno nelle loro vite, esiliando ciascuno in modi diversi ai quattro angoli del Paese. Anni dopo, mentre la società è lacerata da violente sommosse, Vijaya e Krishna si ritrovano irresistibilmente attratti l’una dall’altro. Ma ormai il Paese sta bruciando e nessun posto è più sicuro. Il passato esige un prezzo, e loro non sanno se il legame che avevano da piccoli saprà reggere alla furia del cambiamento.
“Potevano essere orfani insieme. E non era questo che significava amare? La capacità di essere orfani insieme in un luogo dove sarebbero stati liberi di crearsi un’unione”
“Il giardino dei sogni splendenti” di Ruthvika Rao (Pienogiorno editore) è una storia d’amicizia, d’amore, di segreti di famiglia in un’India piena di sommosse e rivolte. Il figlio di una lavandaia, Krishna e Vijaya, la figlia maggiore dei signori del villaggio, si osservano da lontano poiché non è permesso alcun contatto tra loro. Lei appartiene ad una casta importante e lui è un povero bambino la cui madre lavora proprio in quella casa. I ragazzini iniziano a frequentarsi segretamente, a loro si uniscono anche il fratello di lui e la sorella di lei. Sarà un gravissimo incidente che li coinvolgerà a cambiare il corso delle loro vite. Quindici anni dopo, Krishna e Vijaya si ritrovano, il Paese è in tumulto, e il peso del loro passato rischia di travolgerli.
“Qualunque cosa è difficile se pensi che lo sia”
E’ un romanzo ambientato in un Paese del quale conosco ben poco ma che trovo affascinante. Si tratta dell’India tra il 1955 e il 1970. La prima parte del romanzo si ambienta in un villaggio. Una realtà piccolissima e misera dove tutti dipendono dai signori del posto che vivono in una grande casa circondati dagli agi. La maggior parte della gente lavora per loro per miseri compensi. I signori si comportano come padroni prepotenti e a volte crudeli. Le persone di umile estrazione non possono permettersi di rivolgere la parola a chi appartiene ad una gerarchia sociale superiore, devono solo tenere lo sguardo rivolto verso il basso e obbedire. Ovviamente questo porterà, qualche anno dopo, ad una sanguinosa rivolta.
Inizialmente troviamo i nostri protagonisti in tale contesto. Un piccolo paese rurale molto povero, e lì crescono Ranga e Krishna. Sono fratelli e la loro madre è la lavandaia dei Deshmuk, una famiglia molto potente dal quale tutti dipendono. Ranga è il figlio maggiore ed è molto protettivo nei confronti del fratello, è un ragazzino apparentemente tranquillo che subisce le punizioni del più severo dei Deshmuk con dignità e grande sopportazione. Coverà dentro di lui una rabbia e una ribellione che esploderanno anni dopo. Krishna è un ragazzino sveglio, intelligente e curioso. E’ anche piuttosto temerario ed è la sua innocente incoscienza che lo porta verso la figlia dei signori, Vijaya.
Chi è quella bambina così graziosa che lo osserva? Vijaya è bella ma non sa di esserlo poiché la madre le ha sempre rinfacciato il colorito scuro e l’aspetto, a suo dire, poco raffinato. La ragazzina finisce per vedersi con quegli occhi, crescerà piena di insicurezze ma nello stesso tempo decisa a percorrere la propria strada, anche lontana dalla sua famiglia. Sree, la sua sorellina, è invece graziosa poiché ha un bell’incarnato chiaro e lineamenti delicati. E’ molto legata a Vijaya, per lei è una sorta di modello da seguire. Il loro è un rapporto affettuoso che neppure la preferenza della madre verso di lei ha rovinato.
“Non le piaccio perché non sono bella” disse Vijaya, con la sua voce incrinata. “Come Sree. Non è così?”
Il linguaggio narrativo è piuttosto dettagliato. Nella prima parte del romanzo è la caratteristica predominante, il ritmo è effettivamente lento, prende velocità successivamente. I personaggi esprimono la loro personalità che è coerente con i bambini che sono stati. Sono schizzi che prendono forma diventando dipinti con tutte le loro sfumature. L’autrice dimostra una certa conoscenza della storia contemporanea del suo Paese, ci mostra un panorama politico sociale complesso e di difficile risoluzione. Si evidenzia la rabbia di un popolo sfruttato che sfocia in violenza. Una situazione precaria di pericolo incombente.
Si narra inoltre di altrettanto difficili relazioni familiari compromesse da segreti e ipocrisie. Assisteremo a qualche colpo di scena che, considerata la mentalità di quei tempi, non sono poi così sorprendenti. Nella seconda parte la trama prenderà una piega via via più drammatica mentre la storia d’amore tra i due protagonisti sarà l’elemento più pulito e autentico di tutta la vicenda.
“Da che aveva memoria, Krishna era vissuto dentro di lei, come una melodia con cui era nata che che non riusciva a cantare né a dimenticare”
Pur trattandosi di una bella scrittura e di una storia interessante e intensa, a tratti l’ho trovata un po’ caotica. Il primo capitolo ci anticipa il finale senza rivelare troppo, ma si fatica a collegarlo con ciò che avverrà dopo. Non è semplice nemmeno ricordare i nomi dei numerosi personaggi secondari che arricchiranno la storia strada facendo. Per ciò che riguarda il finale, per quanto non mi abbia del tutto accontentata, mi rendo conto che non avrebbe potuto essere diverso. Non sarebbe stato coerente con i precedenti contenuti.
E’ sicuramente un buon romanzo ma dubito mi verrà desiderio di rileggerlo (cosa che comunque accade di rado). E’ così anche per voi o amate rileggere i romanzi che vi hanno emozionato?
“Potevano essere orfani insieme. E non era questo che significava amare? La capacità di essere orfani insieme in un luogo dove sarebbero stati liberi di crearsi un’unione”