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Recensione: “Il giardino dei frangipani” di Laila Wadia, Oligo Editore

Il giardino dei frangipani Book Cover Il giardino dei frangipani
Laila Wadia
Narrativa
Oligo Editore
5 novembre 2020
cartaceo
269

"Il giardino dei frangipani" racconta la vita di Kumari, giovane orfana indiana immigrata in Italia. In un susseguirsi di traversie, la protagonista arriverà a domandarsi, sulle orme di James Joyce: «Torneresti mai a vivere nella tua città d'origine?» La risposta è una domanda aperta al lettore: «L'ho mai veramente lasciata?».

Con questo romanzo post-coloniale, l'autrice scava nella "doppia assenza" e nella "doppia appartenenza" in cui vivono tanti cittadini del mondo d'oggi, sospesi tra una madrepatria lontana, e forse neanche mai vista, e una nuova identità.

“Due visioni, due mondi. I problemi nascevano quando questi valori entravano in conflitto o, peggio, giocavano al tiro alla fune in persone come me, persone che avevano imparato che oltre al mondo della sopravvivenza del più adatto ce n’è uno in cui i bambini vengono spolverati di talco e coccolati, un mondo in cui anche le figlie illegittime vengono considerate un dono del cielo”

 

Ci sono romanzi che veicolano molto di più di una storia, mentre, pagina dopo pagina, si osserva, come da uno spioncino, vite che sono molto diverse dalle nostre sia per cultura che per gli eventi determinati dal destino. Sono storie che si percepiscono e si condividono con il cuore, proprio come accade leggendo “Il giardino dei frangipani” di Laila Waida, dove sin dalle prime righe la voce narrante della protagonista si fa sentire con tutta la sua rabbia, che è anche una più profonda richiesta d’amore, affermando che:

il cuore è un organo votato all’insubordinazione

Incontriamo Kumari in una calda giornata di Bombay, quando è in visita alla sezione italiana del cimitero cristiano di Sewri. E’ questo il luogo da cui si dirama tutta la storia, del passato e delle giornate a venire della protagonista, una storia che è un’introspezione su quanto accadutole di doloroso nella sua infanzia di orfana in contrasto con ciò che è diventata ora, grazie alla sua vita in Italia, come stilista con una boutique e un brand personale.

Tra questi due vertici gli eventi narrati si sviluppano e si intrecciano. Da una parte c’è la Kumari bambina, un’orfana chiamata la Principessa dei sogni perché amava immaginare per sé un’origine fantastica, condividendo le sue storie con gli altri orfani. Sogni che si misuravano con il suo bisogno dell’abbraccio di una madre vera e che si scontravano con la sordida storia di abusi da parte di un italiano, Franco Girardi. Dall’altra invece c’è la donna che è diventata: una giovane ricca che vive in Italia, tornata in India per vedere la tomba di chi ha abusato di lei e controllare che sia veramente morto e sepolto, un modo per cercare così di curare le vecchie ferite e riscopre il paese e la cultura che le ha dato i natali.

Kumari ne ha fatta di strada dall’orfanatrofio racchiuso tra gli alberi dei frangipani e i fiori che i bambini curavano, l’istituto che ha lasciato a sedici anni per lavorare in una fabbrica di indumenti, dove grazie alla sua abilità manuale e ai suoi lavori precisi, viene notata da Giorgio il dirigente di una nota maison romana che rimane incantato dalle sue opere di sartoria tanto da portarla con sé a Roma. È qui che Kumari rinasce diventando una donna, una stilista ricercata per le sue creazioni che fondono due mondi quello orientale e quello occidentale. Con Giorgio, che Kumari sposerà e da cui anche divorzierà rimanendo legata a lui da un profondo affetto e sentimento di complicità, di amicizia e di riconoscenza, la vita le offre una nuova possibilità.

Ma è il viaggio a Bombay, in realtà, che le dà l’opportunità di rivedere con gli occhi della farfalla il suo passato di crisalide, grazie all’incontro con personaggi che aveva conosciuto nel Giardino dei Frangipani, il nome dell’orfanotrofio, come Armin, il bambino che Franco Girardi aveva preso ad abusare dopo di lei, e con altri conosciuti nel presente tra una visita al cimitero e l’altra, come Kitty una giovane e disinibita indiana e, soprattutto, Aziz, un uomo saggio e dignitoso che sarà la chiave di volta per la risposta a tutti i suoi dubbi.

La forza della storia è la stessa forza della protagonista: il passato, che rappresenta un mondo diverso da quello in cui Kumar vive ora e la “vendetta” nei confronti dell’uomo che l’ha segnata da bambina si trasformano in una ricerca interiore non solo personale ma anche culturale.

Il giardino dei frangipani è un romanzo che racconta di un innesto, ovvero di un ramo nuovo su un tronco vecchio, da cui nasce, per la protagonista, un modo diverso di percepire la propria vita, una vera e propria mescolanza di due mondi, quello italiano e quello indiano, per scoprire sì una parte di sé, ma anche un venire a patti con il proprio drammatico e difficile passato.

Il fatto che il romanzo sia stato scritto in inglese dall’autrice che ora vive in Italia, suggerisce quanto sia personale il percorso di assimilazione di due culture che il romanzo rappresenta. Tra le pieghe della personalità della protagonista è facile immaginare che si nasconda anche l’esperienza di Laila Wadia, soprattutto quando Kumar è impegnata a chiarirsi le idee su chi ella sia ovvero quel voler “sentirmi a casa in entrambi i mondi” che si traduce in “avere molte identità”.

Il giardino dei frangipani, dunque, si rivela essere una scrittura e una storia originale che trae forza dall’uso di immagini inconsuete e non scontate, grazie ad un linguaggio personale che veicola la magia e l’attitudine orientale alla vita e, allo stesso tempo, il senso di appartenenza al mondo occidentale, dove su tutto regna il profumo dei fiori, soprattutto dei frangipani, che sembra pervadere ogni pagina del romanzo.

L’autrice

   Laila Wadia si definisce una narrastorie plurilingue e brez meja. Nata a Bombay (India), vive e lavora a Trieste. Scrive, in inglese da sempre e in italiano da qualche anno, per bisogno atavico e perché crede fermamente che l’umanità sia un unico volume. Sensibile ai temi della migrazione, della lingua, della multiculturalità e della condizione femminile, ha pubblicato vari romanzi, racconti, poesie, articoli giornalistici, opere teatrali e sceneggiature per film. Tra le opere più recenti, si ricordano: Amiche per la pelle (E/O) e Se tutte le donne (Barbera editore).

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