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Recensione: “Il giardino dei colori” di Matteo Pieramanni, Capponi Editore

Il giardino dei colori Book Cover Il giardino dei colori
Matteo Pieramanni
Narrativa
Capponi Editore
14 novembre 2019
Cartaceo
121

"Un bambino che è arrivato stanotte dal mare".

Così canta Kristen nel giardino, fidato custode dei suoi segreti più nascosti, riportando alla memoria un frammento dei tanti ricordi che lo accompagnano nella sua nuova vita in Italia. È arrivato dal Congo da poco e si ritrova preso di mira da tre bulli il cui unico scopo sembra quello di volerlo far crollare. Per fortuna vicino a lui c'è sempre Luke, l'unico vero amico che ha saputo comprenderlo sin dal primo giorno in cui è arrivato in quella classe.

E poi c'è Valentina, la più bella della scuola, che sarà capace di dimostrare, non senza fatica, quanto sia necessario andare oltre l'ostacolo delle apparenze. Bullismo, razzismo, amicizia, amore e problemi adolescenziali saranno gli elementi essenziali di questo viaggio alla scoperta di ciò che è nascosto in Kristen, con le sue insicurezze e fragilità.

 

“Era un’immensa distesa di erba altissima, perché trascurata per moltissimo tempo, con degli alberi che si ergevano altissimi fino al cielo. Nascosti tra fili d’erba c’erano dei piccoli puntini verdi, sicuramente dei fiori che stavano per sbocciare, infondo la primavera non era poi così lontana, febbraio, seppur freddo, sarebbe passato in fretta”.

 

Il Giardino dei colori è il giardino che assiste alla nascita di un’amicizia che cambierà la vita di Kristen, Luca e Valentina.

È il giardino segreto dove Kristen, giovane studente di terza media, si rifugia quando viene attaccato dai bulli della scuola, deriso a causa del colore della sua pelle. In questo luogo segreto, dove solo i tre amici hanno accesso, Kristen racconta la sua storia; racconta i motivi che hanno portato lui e la sua famiglia a lasciare il Congo; racconta il lungo e penoso viaggio che lo ha portato in Italia. L’Italia, la sua nuova casa.

In Italia, Kristen riprende la vita da dove l’ha lasciata. Non è che un ragazzino e il suo dovere è quello di andare a scuola, studiare e trascorrere del tempo con i suoi nuovi amici. Dovrebbe essere questa la vita di Kristen. Non dovrebbe doversi difendere dai bulli. Non dovrebbe doversi rifugiare in un luogo segreto. Non dovrebbe sentirsi diverso.

Kristen conosce due lingue, ha visto le bombe distruggere la sua casa, ha affrontato un lungo e pericoloso viaggio per giungere dove è adesso, ha detto addio agli affetti più cari. Oggi, nella sua nuova vita, si alza ogni mattina e affronta la sua giornata con il sorriso sulle labbra vorrei dire, ma non è così: oggi i suoi nemici non sono le bombe, ma i bulli della scuola. Kristen però è un bambino fortunato, poiché al suo fianco ha Luca e Valentina che lo ascoltano e lo sostengono.

Sarà grazie ad uno dei racconti di Kristen che i bulli capiranno davvero chi è il compagno che ogni giorno deridono; e sarà grazie ad un loro compagno di classe che la preside della scuole e le insegnanti saranno finalmente al corrente di ciò che ogni giorno accade sotto i loro occhi.

NINNA NANNA DI PACE

“Ninna Nanna di pace che invento

Pensando a un bambino

Che è arrivato stanotte dal mare col freddo che fa

Trasportato sulle ali del vento

Da un paese lontano, fin qua

Con in tasca il ricordo più dolce di un’altra città”.

 

È una favola a lieto fine quella che ci racconta Matteo Pieramanni, il giovane scrittore de “Il giardino dei colori”. Un racconto scritto bene, adatto alla lettura dai 10 anni in su, che nella sua semplicità ci aiuta ad affrontare un argomento così delicato come quello del bullismo. Mi sono chiesta molte volte, durante la lettura, se il racconto sia tratto da un’esperienza personale vissuta in prima persona o anche solo da una vicenda di cui l’autore sia stato testimone. No, non per una morbosa curiosità di sapere, ma per le emozioni genuine che emergono dalla lettura.

La capacità di Pieramanni di farci sentire la paura di Kristen e il senso di protezione di Luca nei suoi confronti è ammirabile. Luca è così giovane, eppure così fermo nella consapevolezza di voler aiutare il suo miglior amico, così maturo da capire quando è il momento di ascoltare, quando non c’è niente da dire, quando una persona ha solo bisogno che tu gli stia accanto e ascolti ciò che vuole raccontarti.

E poi i bulli della scuola che, ascoltando la storia di Kristen, si vergognano di ciò che hanno fatto… i messaggi che si ritrovano nel romanzo sono davvero forti!

“E sarà un canto di pace, di amicizia e fantasia”

 

In questa favola moderna, Matteo Pieramanni ci spiega con dolcezza e semplicità che la persona che tu chiami “diversa” ha qualcosa da raccontarti, ha dei sentimenti, ha una storia che tu non conosci, ha qualcosa da spiegarti e non è diverso da te: ha solo una storia diversa dalla tua.

L’autore, inoltre, ci da uno strumento per superare il dolore, la paura e l’odio: il dialogo. Bisognerebbe insegnare questo nelle scuole, oltre alla matematica, all’italiano e alla Storia: bisognerebbe insegnare il rispetto per l’altro, per ciò che è diverso da noi perché, sì, diverso lo è. La diversità esiste e non bisogna ignorarla, averne paura e tantomeno attaccarla. Bisogna accoglierla, capirla e imparare da essa, rispettarla perché diverso non è peggiore o migliore. Solo diverso.

Insegniamo il rispetto partendo dalle piccole cose.

Rispettiamo un’idea, rispettiamo un silenzio, rispettiamo un urlo, un viso felice o uno triste, rispettiamo un taglio di capelli strambo, un abbigliamento che non comprendiamo, rispettiamo chi ha la pelle dal colore diverso e chi ha gusti sessuali diversi dai nostri, rispettiamo chi crede in un Dio a cui noi non crediamo, chi segue un regime alimentare che noi non seguiamo.

Rispettiamo ciò che ci spaventa perché non comprendiamo, ma piuttosto impariamo a comprenderlo.

Il bullismo esiste ovunque, nelle scuole e nei luoghi di lavoro, nelle strade , assume forme diverse e denominazioni diverse, ma purtroppo fa parte della nostra società. Nasce dalla paura di ciò che è diverso, ma anche solo dall’istinto di superiorità di chi, per un motivo o per un altro, si sente più forte e quindi in diritto di fare del male.

Prima di educare i nostri figli, educhiamo noi adulti che oggi, nel 2021, ancora non abbiamo imparato ad accettare la diversità. Le cronache di questi giorni ne sono un esempio. Non voglio scadere nello scontato sottolineando l’età dell’autore, che ha scritto questo libro a soli 15 anni, trattando un argomento scomodo, con la maturità di chi sa che non bisogna ignorare questi atteggiamenti .

Un’inno all’amicizia e all’amore lo definisce lui. Un inno ai giovani lo definisco io, a questa generazione capace di vedere la diversità come un valore aggiunto, di non girare lo sguardo davanti alle violenze.

Non pensi anche tu che la nuova generazione sia migliore della nostra da questo punto di vista? Non pensi anche tu che la maggior parte dei nostri adolescenti non faccia caso al colore della pelle, alla religione e ai gusti sessuali di un individuo prima di sceglierlo come amico?

Il razzismo esiste ancora, questo è innegabile, e ancor di più il bullismo nelle scuole, ma vedo molta più apertura mentale tra i nostri adolescenti, più consapevolezza del fatto che siamo tutti esseri umani e tutti degni di essere accettati.

Consiglio la lettura di questo libro a grandi e piccini, per capire che colui che spaventa perché la sua pelle è diversa, perché ti “toglie il lavoro”, perché  “a scuola è irrequieto”, semplicemente ha avuto la sfortuna di nascere in un paese dove per svariati motivi non gli è possibile vivere.

Grazie Matteo, grazie di avermi dato la possibilità di riflettere e parlare di questo argomento, purtroppo sempre attuale.

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