Il giardiniere e la morte
romanzo
Voland
16 marzo 2026
cartaceo, ebook
208
Un romanzo su quanto dobbiamo ai nostri padri, su cosa ci fa essere quelli che siamo e una dichiarazione d’amore struggente: un figlio assiste il padre durante una lunga e crudele malattia. Lo ricorda lavorare in giardino, curare le piante da frutto, i fiori… pian piano il campo visivo si allarga ai vicini, ai conoscenti, all’intera Bulgaria povera e dignitosa. Con l’abituale maestria Georgi Gospodinov ci racconta la vita di un uomo e le storie che compongono un’esistenza, ogni esistenza. Perché la fine dei nostri padri è la fine di un mondo.
“Mio padre era giardiniere. Ora è giardino.”
L’autore bulgaro Georgi Gospodinov, in “Il giardiniere e la morte” edizioni Voland, segue la botanica della malinconia e del ricordo per farci dono di un racconto intimo e toccante. È la sua voce che ci racconta il percorso del dolore di un figlio che sta per perdere suo padre, e lo fa alternando ricordi, dialoghi e pensieri a un presente che si fa, pian piano che la fine si avvicina, frangente da afferrare, respiro da serbare, parole da non dimenticare.
“Lasciatemi dire da subito che alla fine di questo libro l’eroe muore. Neppure alla fine, già a metà, ma poi è di nuovo vivo, in tutte le storie di prima che se ne andasse o anche dopo.”
L’assenza poi diventa presenza, viatico di ricordi a cui basta un sussurro per dispiegarsi e dar voce agli insegnamenti ricevuti, a luoghi e momenti condivisi. Si alternano presente e passato in cui il papà vive, sempre, anche quando di lui rimane solo il giardino. La scrittura si fa via via più intima, struggente, mentre il distacco si avvicina, e dopo la mancanza da cogliere in ogni gesto, soprattutto in quelli impossibili da
compiere.
“Lui e il giardino diventavano una cosa sola, lui non lo abbandonava e il giardino non l’avrebbe più lasciato andare. Li legava un destino particolare e una sorta di patto faustiano. Quel giardino poteva anche essere un pericolo mortale. Immaginavo come lentamente gli succhiasse le forze, come grazie a lui nutrisse i frutti e le rose, come diventassero più rosse le ciliegie, i tulipani e i pomodori, mentre lui diventava sempre più pallido.”
“Il giardiniere e la morte” è un romanzo che si legge come un fendente al cuore, con una lama avvolta nel velluto per diventare carezza. La prosa di Georgi Gospodinov è delicata, commovente, empatica, ti obbliga ad accogliere le parole a poco a poco, a soffermati per fare sì che le emozioni penetrino nella pelle e si incidano sul cuore. Siamo tutti figli, e quel dolore raccontato dal narratore bulgaro c’è chi l’ha vissuto e mai dimenticato e chi lo teme. L’autore si confida al lettore, in una sorta di dialogo intimo e diretto, lo rende partecipe non solo degli accadimenti, ma soprattutto delle emozioni, che sgorgano impetuose, come un fiume che rompe gli argini.
Non è un romanzo sulla morte ma sulla nostalgia di chi se ne va, di chi non puoi più telefonare, abbracciare, tenere accanto, vivere.
E il padre è vibrante di vita in ogni ricordo, in ogni pianta, in ciascun seme, insegnamento: è un’eredità fatta di germogli di parole pronte a sbocciare in ogni nuova primavera.
“Mio padre è morto e mio padre sta morendo – sono due frasi del tutto diverse. La prima è un fatto, una conclusione, l’altra un romanzo. Una storia lunga, con alternanza di speranza e di disperazione che si nutrono a vicenda e si ravvivano. L’ossigeno della prima alimenta in continuazione il fuoco della seconda.”
La scrittura è semplice ma ricca di poesia, i capitoli brevi sono istanti che oscillano nel calendario dell’amore più che in un ordinata cronistoria. La lettura è stata decisamente intensa per me, mi ha commossa e toccato profondamente, ho rivissuto tanti momenti come se fossero miei, e l’empatia con chi racconta una storia, la condivisione di certe emozioni, è una delle cose che più mi fa amare un romanzo. È il primo libro che leggo dell’ autore, ma non sarà sicuramente l’ultimo, mi ha conquistato la sua sensibilità e delicatezza, l’armonia che c’è tra il raccontare avvenimenti e fare trapelare le emozioni, la vena di poesia che ammanta i ricordi, senza renderli sdolcinati.
“Non saremo mai altrettanto sicuri come un tempo nelle braccia dei nostri padri.”

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.