Il giallo del gallo
Narrativa, giallo
Solferino
2021
Cartaceo
Al commissariato di Terrasini-Cinisi è in corso una guerra. Contro la malavita, visto che gli omicidi si susseguono? Niente affatto: contro la vile mano anonima che continua a disseminare di 800A i muri del paese, in barba a tutte le telecamere di sicurezza. È questo il cruccio principale del commissario Saverio Mineo (oltre a sua moglie, naturalmente). Ma se fosse tutto qui, forse gli resterebbe un po’ di tempo per la sua attività principale, leggere la «Gazzetta dello Sport». E invece, una nuova ondata di delitti sembra scatenarsi apposta per rovinargli le giornate: tre omicidi che richiedono indagini rischiose, con la comparsa sulla scena di un gallo da combattimento assai aggressivo e, in un altro caso, addirittura di un vampiro. Tra un imprescindibile acquisto di scamorze e una visita al bar per rievocare storie di eccentriche glorie del calcio, il commissario riesce comunque a inchiodare i colpevoli, grazie al suo udito prodigioso e all’ormai leggendaria distrazione creativa che gli fa trovare il bandolo della matassa mentre pensa ad altro. Ma questo imbrattatore di muri che lo perseguita lo fa sudare, e sembra sfuggirgli dalle mani. Saverio Mineo, che è stato definito «l’anti-Montalbano», è il più esilarante e umano antieroe del giallo italiano: svogliato, insofferente, iracondo e pavido, oltre che un po’ ipocondriaco, ma capace di capire le persone, le loro debolezze e i loro difetti, perché li condivide. È questo a fare di lui un investigatore migliore di quanto chiunque si aspetti. Ed è per questo che le sue avventure divertono, appassionano e restano nel cuore.
“L’omicidio è un problema secondario – sentenzia Mineo – tanto ormai quello è morto… c’è il problema più serio: le scritte… Da quando sono apparse queste scritte a Cinisi e Terrasini è successo di tutto… Omicidi e latitanti come se piovesse. Prima erano due paesi tranquilli, solo mafia e basta!”
È palpabile la tensione a Terrasini, dove il Commissario Saverio Mineo non è ancora riuscito a scoprire l’autore delle scritte offensive rivolte alla polizia. Soprattutto adesso che l’ignoto autore gli ha lanciato un vero e proprio guanto di sfida, riempiendo il paese di “800A” rivolti direttamente al nostro Commissario. Tra pause caffè, percezione di rumori assurdi, compulsioni varie e, naturalmente, l’immancabile Gazzetta dello Sport, Mineo si ritroverà invischiato nelle indagini per scoprire gli autori di efferati omicidi, affrontando situazioni surreali e, forse, soprannaturali.
Ho atteso davvero con trepidazione il secondo volume delle storie del Commissario Mineo e l’attesa è stata ampiamente ripagata. Ciccio Bozzi, autore e sceneggiatore televisivo, si conferma anche scrittore di prim’ordine. Non vedevo l’ora di tuffarmi ancora nel mondo surreale in cui si muove Saverio Mineo, di scoprire (forse compulsivamente pure io) di quali altre compulsioni si fosse impadronito il Commissario e in quali situazioni assurde si trovasse a indagare. La scrittura scorrevole, divertente, mai noiosa di Bozzi ci guida attraverso le vicissitudini non solo di Mineo, ma anche del suo entourage, primo fra tutti l’ispettore la Placa, che tratta sempre in maniera impietosa.
In questo secondo libro si evidenzia un’evoluzione stilistica davvero notevole, non tanto per la tecnica della scrittura, comunque eccellente, quanto per lo sviluppo nella caratterizzazione dei personaggi, nella capacità descrittiva dei luoghi e, tutto sommato, anche nelle capacità investigative di Mineo che, grazie soprattutto a un improvviso e inaspettato “flusso di pensieri” solo all’apparenza illogico, riesce a risolvere gli omicidi che si trova a indagare. Non dimentichiamo che Mineo ha anche un “super-potere”: un udito sensibilissimo che gli fa percepire dei rumori superflui e non necessari che i comuni mortali non riuscirebbero comunque a udire.
In questi tre nuovi racconti, “Il giallo del gallo”, “L’ultima soffiata” e “Mineo contro il vampiro”, riusciamo ancor di più ad assaporare quella “sicilianità” che, tra granite di gelsi, ‘nciurie, scirocco, detto e non detto, l’autore riesce a trasmettere anche a chi siciliano non è.
In Sicilia si possono fare discorsi di senso compiuto senza parlare, con il semplice movimento del viso. Mineo pensa alla traduttrice del linguaggio dei segni vista prima in tv.
“Se fosse stata siciliana, le sarebbero bastate due mosse per tradurre tutto quello che diceva il politico”.
Il ritmo narrativo incalzante e i tempi comici perfetti, rendono la lettura briosa, leggera e scorrevole. Si ride quasi senza soluzione di continuità attraversando anche situazioni davvero esilaranti, a volte sopra le righe ma, anche per questo, assolutamente irresistibili. E, forse, la forza di Bozzi è proprio questa: raccontare con semplicità, senza volgarità, con humour e con un innegabile senso di giustizia, storie che non si allontanano nemmeno troppo dalla realtà.
“Ma perchè avete continuato con ‘ste scritte anche dopo l’arretso di Maccaro?”
“Le posso dire la verità?”
“Deve…”
“Per vendetta all’inizio, poi ci ho preso gusto, è stato un gioco.”
“Pensi un po’, io pensavo perchè è uno stronzo.”
Leggete Bozzi, scoprirete che forse non esistono soltanto gli eroi ma anche gli antieroi che, a volte celati dietro un’apparenza superficiale e indolente, sono in realtà dei grandi investigatori che nulla hanno da invidiare a Philip Marlowe o Nero Wolfe.
L’autore
Francesco Bozzi è autore televisivo, radiofonico e sceneggiatore. Ma è molto più noto come “l’immortale creatore del commissario Mineo”. Per Solferino ha pubblicato “L’assassino scrive 800A” (2020).

Luca Martorana, siciliano classe ‘73, è un ex giocatore professionista di pallacanestro e grande appassionato di “Heavy Metal”. Appassionato lettore, divora libri fin da bambino. E’ un patito di cinema e serie tv, soprattutto se di fantascienza. Ama esplorare strade sempre nuove in sella alla sua Harley. Nel tempo libero lavora….ma niente di serio.