Narrativa,  Recensioni

Recensione: “Il filo dell’eterno ritorno” di Simone Del Fiore, Horti di Giano

Il filo dell'eterno ritorno Book Cover Il filo dell'eterno ritorno
Simone Del Fiore
Narrativa
Horti di Giano
6 aprile 2021
cartaceo
184

A seguito di un incidente in moto Abel finisce in coma per poco più di tre ore, durante le quali sogna sedici anni di un'altra vita. Nonostante abbia vissuto ogni singolo momento con la sua nuova famiglia, al risveglio si rende conto che nulla di ciò che aveva vissuto era reale. Ciò che lo sconvolge più di tutto è uno strano filo rosso legato al mignolo della sua mano, che solo lui vede e che non riesce a togliere. Questo sembra non avere fine ma ha paura di scoprire dove conduca.

Quando si convince di essere impazzito, dopo quasi un anno di terapia per liberarsi del ricordo di una moglie e due figli mai avuti, accade l'inatteso. A pochi giorni dal primo anniversario dell'incidente, incontra una ragazza identica alla donna che ha sposato nella vita parallela e l'assurdo gli sembra divenire possibile.

“«No, il tempo è lineare», mi rispose lei, mantenendo quel sorriso fastidioso disegnato in viso. «È una specie di filo che si allunga, una linea retta, che tu ci creda o no, non ha un inizio e non ha una fine. Non si può viaggiare liberamente da una parte all’altra. Si può tornare indietro, ma andare avanti è impossibile… il tempo si può solo riavvolgere»”

 

Il filo dell’eterno ritorno è un romanzo particolare che si assapora lentamente, riga dopo riga, pagina dopo pagina, soffermandosi, incuriositi, sulle lievi immagini che accompagnano il testo, di fili e farfalle, simboli del messaggio che la storia introduce sui legami umani che si dipanano nel tempo e sull’eterno rinascere dell’animo umano.

Una storia narrata con una scrittura fluida e diretta che riesce nell’intento di veicolare una vicenda fuori dall’ordinario, quasi aderisse ad uno strato filosofeggiante sulla dimensione temporale.

La vita del protagonista, Abel Navarro è stata segnata da un grave incidente stradale nelle trafficate vie di Madrid. Per un soffio, o forse per volere del destino, o forse per un piano ben determinato, Abel è rimasto in coma per alcune ore. È in quel lasso di tempo che egli rivive sedici anni di una vita che sente come sua, ma che non lo è, con una donna, che ha amato profondamente e con la quale ha avuto due figli. Una vita che al risveglio, però, scompare, lasciando, come memento, solo un filo rosso, legato al mignolo della sua mano sinistra, un filo luminoso che solo lui può vedere.

Nell’anno che segue quel particolare giorno di dicembre, che lo ha visto sfiorare la morte, il protagonista vive una sorta di straniamento che lo porta ad un’esistenza sdoppiata, suddivisa tra i momenti di due vite parallele, ma in due tempi diversi. I ricordi dell’uomo che ha amato la moglie e i figli e che finisce tragicamente con la morte di entrambi, per mano di un assassino, da una parte; e dall’altra, la vita di tutti i giorni, di giovane e dotato fotografo, alle prese con lo psicologo da cui è in cura, per venire a capo di questa strana esperienza fatta di fili invisibili, che cercano di ricondurlo a quella donna che ha amato nell’altra vita e che, nella realtà, è una giovane di nome Julia, al cui dito mignolo è appeso un filo rosso che solo lui può vedere.

Inizia così una vera e propria ricerca per dare una spiegazione a quanto gli sta accadendo, una risposta alle percezioni che lo portano a porsi una domanda ricorrente e umanamente universale su cosa sia e cosa significhi la “realtà”.

A mano a mano che il caso sembra porgli davanti alcuni indizi, le possibilità di cogliere il perché della sua situazione sembrano gli elementi di una teoria del caos temporale, dove il Tempo stesso, pagina dopo pagina, diventa il cardine sul quale si impernia tutta la vicenda.

Con l’aiuto di Paco Lonzano, l’amico fraterno di una vita, meccanico semplice ma con i piedi ben piantati per terra, tanto che il loro rapporto viene descritto come il simbolo dello yin e dello yang, Abel cerca, nei suoi ricordi dei sedici anni trascorsi nell’altra vita, il bandolo della matassa, non senza difficoltà, poiché, nella sua situazione, la razionalità degli eventi sembra venir meno. Il tempo, infatti, viene descritto non come valore assoluto, ma si avvicina invece al concetto di “ciò che è ora così, potrebbe invece allo stesso tempo esserlo diversamente”.

Il punto di volta nella vicenda si ha con l’introduzione di un personaggio particolare e difficile da inquadrare, il pittore Diego Ramos, che vive nello stesso palazzo di Abel e che, con i suoi quadri, veicola al protagonista concetti distopici e filosofici come la “teoria dell’eterno ritorno” di Nietzsche. Concetti che si materializzeranno nella presenta di una misteriosa donna, Lady Babushka, una presenza inquietante e senza eguali, che rimarrà fino alla fine un vero e proprio enigma.

Il filo dell’eterno ritorno è dunque una lettura che approda in una dimensione “diversa”, dove l’oltreuomo (l’uomo che diviene se stesso in una epoca futura) può influire sui blocchi temporali, una di quelle persone, come verrà spiegato ad Abel dalla misteriosa Lady Babushka, che sono errori del sistema e hanno il potere di arrestare il tempo, pur continuando a vivere. Non è un caso, infatti, che Abel sia un fotografo, un vero e proprio artista della macchina fotografica, in grado di cogliere l’attimo e di fermarlo per sempre, nel tentativo ultimo di salvare Julia da un destino che, in realtà, è un piano predeterminato.

Alla fine del romanzo, come lettore, mi sono ritrovata a riflettere sul significato di valori (tempo, amore, vita) che l’autore ha voluto veicolare; un esercizio che però richiede una condivisione di un pensiero non così diretto e scontato e che diventa per tale motivo molto individuale.

Al di là della vicenda narrata, il tempo ha un valore di esperienza soggettiva o è semplicemente un’illusione. Voi cosa ne pensate?

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