"Il destino di Sofonisba"
Biografia romanzata
Neri Pozza Editore
7 novembre 2026
Cartaceo, ebook
352
Cremona, 1546. È poco più di una bambina Sofonisba Anguissola quando riconosce l’unica cosa che possa renderla davvero felice: dipingere. La sua non è solo un’inclinazione, è una passione dirompente; lei non vuole riempirsi gli occhi con l’arte, vuole crearla. Sebbene la sua epoca non sia affatto generosa con le donne intraprendenti, il nobile Amilcare Anguissola decide di non frustrare le aspirazioni della figlia consentendole di prendere lezioni private, a patto che non vada a bottega, non venga a contatto con gli altri apprendisti, e che le vengano precluse geometria, prospettiva e anatomia. Sofonisba può dunque spingere l’ambizione oltre ciò che mai avrebbe creduto possibile. Nonostante le molte limitazioni, fin da subito dimostra di riuscire a fermare sulla tela le emozioni e i moti dell’anima più profondi di coloro che ritrae. È qualcosa che non si può insegnare, un talento naturale che si unisce al dominio quasi assoluto del mondo inafferrabile di pigmenti, oli, resine. Il suo dono straordinario la porta lontano dalla sua Cremona, a Milano e poi fino alla Spagna degli Asburgo, dove diventa, per quanto non ufficialmente, pittrice di corte. Ma ogni successo lascia un segno, come lo lascia ogni battaglia combattuta per vedere riconosciuto un ruolo appannaggio dei soli uomini. Una sorte avversa costringe Sofonisba a rinunciare al grande amore della vita e il monarca spagnolo Filippo II la obbliga a un matrimonio di convenienza. Nulla invece, nella sua lunga esistenza, la distoglierà mai dalla sua più grande opera d’arte: la costruzione del suo destino di artista libera, che lo scorrere dei secoli non ha scalfito.
“Il destino di Sofonisba” è il nuovo romanzo storico di Chiara Montani, edito da Neri Pozza Editore.
Un romanzo dedicato ad una straordinaria pittrice del Rinascimento: Sofonisba Anguissola. La forza e la bellezza narrativa di questa storia risiede nell’alternanza dei capitoli dedicati ai diversi momenti di vita della pittrice.
La narrazione inizia a Cremona, città natale di Sofonisba, nel 1546, quando, lei e la sorella Elena, incominciarono a prendere lezione di pittura da Bernardino Campi. Impararono a preparare la carta tinta “con colla e polvere d’osso” e restarono incantate per la magica illusione ottica della prospettiva.
Ma quando sarebbero state pronte “a ritrarre dal naturale?”
Nel momento in cui fossero riuscite a “a rubare l’anima a madre natura.”
“Quello che fa la grandezza di un pittore (…) è saper catturare il mondo con occhi sempre nuovi (…) Saper cogliere i moti dell’animo in uno sguardo e in ogni impercettibile sfumatura espressiva; questa è la vera magia, che dona all’artista facoltà quasi divine.”
Elena, in realtà, non mostrava grande predisposizione per la pittura. Partecipava alle lezioni di Bernardino per compiacere la sorella che, altrimenti, secondo quanto sentenziato dalla madre – “o entrambe o nessuna” – non avrebbe più potuto imparare.
Le sorelle, con solo un anno di differenza, avevano carattere e indole opposte. Quanto Elena era timida e arrendevole, tanto Sofonisba era anticonformista e temeraria. Lei voleva imparare. Voleva diventare una pittrice. Sapeva di non poterlo diventare senza i “fondamenti di geometria, prospettiva e anatomia.”
Avrebbe imparato da sola quello che Bernardino non era intenzionato ad insegnarle.
“Era attenta al sorriso schietto del fornaio, diverso da quello un po’ servile del vecchio parroco (…) al viso acceso della ragazza in attesa del suo innamorato, al pianto dei bambini, che distorceva i lineamenti accartocciandoli su loro stessi in un modo profondamente diverso dal riso. Tentavo di imprimerli bene nella mente e, per timore di perderne la memoria, appena a casa li trasferivo su carta.”
Il padre, Amilcare Anguissola, proveniva da una “annacquata nobiltà campagnola” che non aveva alcun senso per gli affari. La madre, Bianca Ponzoni, era di famiglia blasonata; dal carattere duro e rigoroso, non mostrava alcun affetto per le figlie.
Troppe figlie. Tutte femmine. Sarebbe servita una dote sia per maritarle che per mandarle in convento. E loro non possedevano alcun mezzo.
A vent’anni, per Sofonisba era giunto il momento di camminare da sola, senza la guida di un maestro. Avrebbe voluto aprire una bottega insieme alla sorella, ma entrambe stavano per essere chiamate dal loro destino. Elena in convento; invece, Sofonisba dama ed insegnante di pittura della Regina Elisabetta di Valois.
La sua fama di ritrattista si diffuse velocemente. Ella aveva un dono speciale: sapeva guardare.
“È possibile capire quale sia la posa migliore per cogliere appieno un altro essere umano solo osservandolo per qualche tempo, studiandone lo sguardo, le movenze consapevoli e quelle inconsapevoli, il modo in cui siede, il suono della sua voce… Ancor prima di impugnare il pennello talvolta mi capita di visualizzare l’immagine già completa di tutti i dettagli.”
Questa, oltre ad essere la biografia romanzata di un’artista, è anche una storia d’amore.
Alla corte spagnola di Filippo II, Chiara Montani narra della passione giovanile di Sofonisba per il conte Broccardo Persico. Tuttavia, metà dei capitoli del romanzo, sono dedicati al primo marito della pittrice: Fabrizio Moncada, “figlio cadetto di una delle più illustri famiglie siciliane”.
Un nobile sposo che era stato scelto per lei dal sovrano di Spagna.
Con un salto temporale, l’autrice ci porta a bordo dell’imbarcazione che stava raggiungendo Paternò. Era il 1573 e Sofonisba stava andando incontro al suo sposo di cui non sapeva nulla.
“Ci fu un momento di imbarazzato silenzio, durante il quale ci studiammo a vicenda. Sapevo che aveva qualche anno meno di me (…) il naso aquilino, la bocca sottile, i capelli nerissimi tagliati corti, baffi e barba che parevano tracciati a carboncino sulla carnagione pallida. Nulla sfuggì al mio sguardo e ciò che vidi non mi dispiacque.”
La sua nuovo dimora era elegante, ma con un aspetto greve. Inoltre, la famiglia dello sposo era piuttosto impegnativa.
Ben presto Sofonisba capì che il suo talento, che aveva conquistato la famiglia reale, e che, secondo lei, valeva di più “di una legittima discendenza”, non era sufficiente per essere all’altezza del principe di Paternò. Per Fabrizio la discendenza era tutto, mentre riteneva le abilità della sua sposa secondarie e inappropriate per “una dama di rango.” Tuttavia, Sofonisba, per indole, e per età, cominciò a rispondere a tono a suo marito; ben decisa a non subire alcuna umiliazione.
L’autrice ci fa entrare nella storia con un meccanismo a incastri. I sapienti passaggi temporali fanno conoscere al lettore i vari momenti della lunga vita di Sofonisba. La pittrice, infatti, morì a novantatré anni. Chiara Montani, tuttavia, focalizza l’attenzione su un lasso di tempo di trentatré anni: dal 1546 al 1579.
Un periodo segnato anche da due eventi funesti: la peste del 1575 in Sicilia e l’Inquisizione Spagnola della metà del sedicesimo secolo.
Con una prosa elegante e raffinata, Chiara Montani pone al centro del racconto una donna che seppe imporsi in un mondo maschile riuscendo a rivendicare il proprio ruolo e a cogliere le opportunità che la vita le diede.
“Vi sono proposte che non possono essere rifiutate.”
Ringrazio la CE, Neri Pozza Editore, per la gradita copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.