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Recensione: “Il delitto di via Puccini. Il Confidente (Anonimo)” di Maria Pia Selvaggio, Edizioni 2000diciassette

Il delitto di via Puccini. Il Confidente (anonimo) Book Cover Il delitto di via Puccini. Il Confidente (anonimo)
Maria Pia Selvaggio
Narrativa contemporanea
Edizioni2000diciassette
10 agosto 2020
cartaceo
268

"Un romanzo che contiene una commedia all'italiana amara, che dice tantissimo riguardo il "morbo" manovratore delle fila del potere politico, sociale e sentimentale di un'epoca in tumulto. Gli anni '60 e '70 tirati per il collo." (T.G.)

 

 

“So bene quanto la mia pancia gridi il nome di Massimo e il cuore l’accompagna come una colonna sonora, ma sdraiata nel mio destino non voglio alzarmi da questi cuscini dorati e soffrire, mollando questo gioco fluido che mi regala Camillo”

 

Un conflitto interiore, non di poco conto, è quello che vive Anna, la protagonista del romanzo di Maria Pia Selvaggio; anche se, chiamarlo romanzo non è propriamente corretto sia a livello contenutistico che strutturale.

Delitto Casati Stampa: un omicidio-suicidio dai contorni torbidi e peccaminosi, la storia | UrbanPostPartiamo dal primo aspetto: il contenuto. La trama ripercorre la tragedia realmente accaduta in via Puccini: un doppio delitto, un duplice omicidio ed un successivo suicidio… o almeno è così che i fatti sono noti.

Il Marchese Casati-Stampa, volto noto della nobiltà degli anni ’60-’70 e implicato nella politica del tempo, uccide sua moglie, Anna Fallarino, e il suo giovanissimo amante, Massimo Minorenti, per poi uccidersi con una Browning Calibro 12. E ci limitiamo a questo per ora…

Il secondo aspetto attiene alla struttura, come dicevo: la narrazione procede con i connotati propri dell’inchiesta, non esaurendosi tuttavia in essa. La storia, presa nel suo complesso, è si romanzesca… ma i tratti misteriosi presenti, i dati storici di contesto, i flussi di coscienza che si susseguono e che fanno parlare i personaggi in prima persona, vanno bel oltre il genere del romanzo.

Delitto Casati Stampa - WikipediaFatta questa piccola premessa, più per mia mania di precisione che per altro, addentriamoci insieme nei meandri del “fattaccio”. Occorre, però, dire fin da subito che intento dell’autrice non è accusare, non è difendere, non è giudicare, né tantomeno additare il colpevole (o addirittura individuarlo).

Maria Pia Selvaggio vuole ripercorrere la storia da un aspetto che per i più è stato secondario: i sentimenti dei personaggi implicati nella vicenda, al di là di ogni gossip che ci fu a quei tempi. E vuole dare un input di stravolgimento all’epilogo: perché non sempre i fatti sono come appaiono.

E il contesto storico-politico lo confermerebbe: le tensioni sono all’ordine del giorno e non sono sempre evidenti. Anzi, organizzazioni politiche segrete che vogliono dare voce agli umili o vogliono accaparrarsi il potere non sono oggetto di pura fantasia.

Ma questo ve lo lascio scoprire leggendo il libro!

In questa sede, mi soffermerò su quello che, a mio parere, è il surplus che Maria Pia Selvaggio ci offre con il suo contributo: uno specchio sull’essere dei protagonisti della vicenda. Partiamo dal marchese Casati Stampa: un uomo d’un pezzo, che ama sua moglie sopra ogni cosa in modo ossessivo, possessivo e compulsivo. Un amore – lo definiremmo oggi “malato” – in cui la dominazione dimostra all’uomo di essere a tal punto padrone della propria donna da renderla strumento di un suo piacere, ma anche di piacere altrui, sempre sotto il suo controllo e la sua direzione. Un uomo che, nel momento in cui scopre che la moglie prova dei sentimento verso uno dei tanti di cui si servivano per appagarsi reciprocamente, impazzisce, ossessionato dall’idea di non essere più l’unico “padrone” dell’oggetto del suo amore.

Anna… Anna era (ed è) una povera ragazza di campagna, cresciuta nella povertà e senza la presenza dei genitori. È una persona semplice, a tal punto da desiderare ardentemente di avere un figlio. Ma è anche una donna che ha sofferto e che porta seco i dolori di una intera fanciullezza. Non vuole più accontentarsi del poco: vuole il molto e il marchese è colui che questo molto può offrirglielo, in cambio di devozione.

“Sai che anche io vengo da un paese? Sono vissuta fra monti e fiume, amo gli odori forti di campagna e le mie orecchie percepiscono il canto di un grillo da lontanissimo.
Mi piaceva bagnare il corpo nell’acqua del fiume ed è tanto che ho desiderio di farmi un bagno nella corrente. La mia gente è semplice ma autentica, come te. La tua dolcezza mi ricorda l’imbarazzo del mio primo amore”

La particolarità del rapporto tra Anna e il marchese, che ha suscitato tanto scalpore, è che, seppur nella follia del loro rapporto, si amano… o credono di amarsi. LA MARCHESA CASATI, di Mariateresa Fumanò - Blog di omniavulnerantAnna lo ama! Vi assicuro, amici lettori, che lo ama. Si appaga nel procurargli piacere, seppure giacendo con uomini sconosciuti. Lo ama quando desidera avere un figlio da lui e continua ad amarlo quando questo desiderio le viene negato. E, forse, continua ad amarlo anche nel momento in cui la sua presenza le diviene intollerabile, a causa del nascere dentro di lei di nuovi e puri sentimenti. O almeno così lei credeva che questi fossero.

Massimo… cosa dire di Massimo. Un giovane che, non so perché, non mi è piaciuto fin dal primo momento in cui l’ho conosciuto nel corso della storia. Anche lui è una vittima del sistema sociale: vuole vincere contro la nobiltà e la borghesia e tenta di farlo avvicinandosi a persone che, come lui, vogliono sovvertire il sistema politico, complottando per avere un tornaconto personale. Chissà se Massimo lo avrà, poi, questo tornaconto… chissà se è stato sfortunato o, semplicemente, anche lui vittima dello stesso sistema che voleva sopraffare.

Il tempo della narrazione è veloce. In poche pagine si ripercorrono anni, ma non in modo cronologico. Lo stile narrativo non è organico: si parte da una situazione presente, per poi viaggiare indietro nel tempo di decenni, per poi soffermarsi sugli avvenimento degli anni ’60-’70, per poi ritornare al presente. E devo dire che, non so se per intenzione dell’autrice o per mia incapacità, è per me misteriosa l’identità delle persone che il lettore ritroverà nel presente. Così come sono misteriosi gli elementi che porterebbero a pensare che tutto l’accaduto sia stato studiato e che ha ripercussioni ancora oggi, nelle situazioni politiche esistenti.

Il focus sui personaggi è encomiabile: li conosciamo attraverso i loro vizi e le loro virtù (ebbene si, amici: ci sono anche virtù). Il messaggio è chiaro: non soffermarsi all’apparenza, non lasciarsi coinvolgere dal coro pubblico, ma scavare a fondo perché ogni cosa ha il suo perché. E l’ho apprezzato molto.

Il linguaggio, seppur nell’ambito di uno stile scorrevole, è alle volte aulico, con uso di termini colti, forse propri di quel ceto che negli anni Sessanta era si distingueva per ricchezza e cultura (parliamo del circolo in cui vi erano Pasolini, Schifano Festa e tanti altri).

Il mio lato estremamente critico (ma sempre a livello costruttivo e a fini di confronto) non mi permette di soprassedere, però, sulla citazione che si rinviene sulla quarta di copertina. Il V canto dell’Inferno, per gli amanti di Dante, è il cerchio dedicato ai lussuriosi, dove si ritrovano Paolo e Francesca, uccisi anch’essi dal marito tradito. Il parallelismo, proprio in virtù di tutto quello che ho detto sul rapporto tra i coniugi Casati Stampa, non credo regga. L’amore di Paolo e Francesca, seppur adultero, è stato puro… nel triangolo Camillo-Anna-Massimo, di puro c’è forse molto di meno.

 

Amici lettori, non vedo l’ora di leggere cosa pensate voi della vicenda, così come i giornali ce l’hanno raccontata!!!

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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