Narrativa,  Recensioni

Recensione: “Il coraggio di esprimersi” di Stefano Colagiacomo, Self-publishing

Il coraggio di esprimersi Book Cover Il coraggio di esprimersi
Stefano Colagiacomo
Narrativa
Self-publishing
21 novembre 2020
cartaceo, ebook
188

Decidere di raccontarsi attraverso le pagine di un diario. Raccontare parte della propria storia, un pezzo della propria anima, istanti della propria vita; attimi rubati al tempo. Un viaggio attraverso gli occhi di una liceale, Lyla, del suo modo di osservare e vedere il mondo. Un viaggio che non percorrerà da sola. Il racconto di una ragazza al suo ultimo anno di liceo e dei suoi amici, ognuno con il proprio carattere e la propria personalità. Una narrazione coinvolgente e dinamica, romantica ed introspettiva.

Non soltanto una descrizione di eventi, ma uno spazio in cui la narratrice invita il lettore a momenti di profonda riflessione su temi quali: il valore dell’amicizia, il coraggio di credere in sé stessi, l’uguaglianza, l’amore, e tanto altro.

È anche questo ciò che esprime una storia. Ed è anche questo Il coraggio di esprimersi.

“Iniziano con queste parole le pagine del mio diario. Sono una poetessa, una scrittrice, una romanziera? No, niente di tutto questo. Semplicemente una ragazza che, come tante altre, ha deciso di imprimere un po’ della propria vita in pagine e pagine che mai nessuno leggerà. Ma questo ha importanza?”

 

A Lyla, voce narrante (mi verrebbe da dire “scrivente”) del romanzo di Stefano Colagiacomo, Il coraggio di esprimersi, non manca proprio nulla. A diciassette anni, frequenta il quinto anno di liceo in una scuola pubblica in un paesino a Est di Londra; ha un gruppo di amiche e di amici con i quali è molto affiatata e condivide le sue esperienze, alcune gioiose, altre più dolorose, tra lo studio e la sua vita di adolescente. A differenza degli altri suoi coetanei è, però, capace di inseguire e realizzare, in particolare, una delle sue passioni: quella di scrivere di sé, per cogliere l’essenza del momento e produrre una sorta di diario, dove racconta di alcuni eventi della sua quotidianità nell’arco dell’anno scolastico. Ma, soprattutto, è capace di prendere spunto dalle emozioni del momento per esprimere le sue convinzioni e riflessioni su temi molto ampi e profondi, come il significato dell’amore, l’insegnamento e l’istruzione, ma anche aspetti etici di più ampio respiro, come dimostrano le citazioni di autori del calibro di Dostoevskij, Borges e Confucio.

Non si tratta tuttavia di un vero e proprio diario, visto che non ci sono suddivisioni per date temporali: è, piuttosto, un flusso narrativo continuo, suddiviso per capitoli. Seppur Lyla sia consapevole della stranezza,

Quando mai si è visto qualcuno che scrive un diario ordinandolo come se si trattasse di un libro, un romanzo o roba simile!”,

come lettrice, non sono stata capace di trovare la motivazione di questa scelta, se non nel desiderio di Lyla di diventare una scrittrice a tutto tondo e di misurarsi con la produzione di un vero e proprio libro.

Di Lyla ho apprezzato la vivacità della voce narrante, molto fresca e schietta, che intrattiene il lettore in una specie di dialogo diretto, giocando sul suo ruolo di narratore onnisciente, ponendo domande e interpretando le reazioni di chi legge. Un po’ come accadeva per l’autore onnisciente di tanta letteratura dell’Ottocento, dove la voce dell’autore era presente nel testo in modo esplicito e quando i commenti erano diretti proprio a chi leggeva, interpretando i sentimenti che lo scritto poteva produrre sul lettore.

Un gioco non facile da mantenere., ma che sicuramente segna un punto a favore dell’autore quale esempio di una tecnica che, devo dire, ho trovato molto simpatica, applicata ad una ragazza adolescente. Ho trovato meno convincente, al contrario, la sua voce quando filosofeggia. Si ravvisa, secondo me, dietro alle parole di Lyla, la voce dell’autore poiché non mi sembra che una ragazzina sia in grado di vantare un’esperienza di vita sufficiente ad impartire delle idee morali che appartengono, sicuramente, ad una voce più adulta. Sono proprio queste parti che definirei “moraleggianti” e che tolgono spazio alla narrazione degli eventi e del racconto con i quali una diciasettenne dovrebbe invece infarcire il proprio diario. Leggendo, infatti, mi è venuta voglia di saperne di più su come Lyla viva la sua crescita, ovvero i problemi di tutti i giorni che un’adolescente deve affrontare e tutti i sentimenti e le reazioni che questi comportano.

Il fatto poi di scrivere una narrazione personale non giustifica alcuni brani in cui Lyla inserisce dialoghi e incontri, a cui lei non ha partecipato, riportando fedelmente quanto è accaduto. Piccole sbavature che leggendo fanno esclamare “ma come fa a saperlo”? Particolarità della scrittura, poi, è la scelta di riportare i dialoghi come se si trattasse di un copione teatrale. Un modo diverso di narrare che, personalmente, non mi ha esaltato, ma che d’altro canto è indice di un modo personale di Lyla di porsi al suo pubblico.

Una cosa, infine, che mi piacerebbe scoprire è perché l’autore abbia deciso di ambientare la sua storia in Inghilterra, quando mi sono fatta l’idea che i personaggi, per carattere e per cultura, siano più attinenti alla nostra società. Forse per tutti questi motivi, ho trovato Il coraggio di esprimersi una scrittura un po’ acerba, ma decisamente molto promettente. Per tale motivo ho deciso di premiare l’autore con quattro stelle, perché, nonostante i difetti della struttura, il suo lavoro ha quella bellezza delle potenzialità che devono ancora maturare.

E poi è facile guardare con simpatia Lyla, visto che non è pur vero che la maggior parte di noi ha sentito la necessità, alla sua età, di affidare le proprie emozioni, le proprie idee alle pagine di un diario?

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