Il concorso
Romanzo
La nuova frontiera
12 settembre 2025
cartaceo e-book
224
Sara ha un impiego temporaneo in un ufficio pubblico e studia per un concorso che dovrebbe assicurarle stabilità e sicurezza. Dal primo istante, però, si trova immersa in un ambiente vagamente minaccioso, fatto di mansioni fumose, regole contraddittorie e direttive insensate. Cerca di adattarsi, ma la macchina burocratica inizia lentamente a soffocarla. Il disagio cresce in silenzio, tra momenti di sconforto e piccoli atti di resistenza: la scrittura, il disegno, la poesia, l’osservazione minuziosa diventano gli unici strumenti per non smarrirsi, finché un suo gesto inaspettato metterà in crisi l’intero sistema.
“Non succede niente se si sceglie un’altra strada, sai?” da “Il concorso” di Sara Mesa
“Il concorso” di Sara Mesa (La nuova frontiera editore) è una storia che potrebbe essere quella di tanti giovani laureati, se pur esasperata e satirica.
Una giovane trova un lavoro all’interno della pubblica amministrazione grazie alla buona parola di una sua ex insegnante. Si tratta di un posto vacante ma è un ottimo inizio e la ragazza ha bisogno di lavorare, guadagnare ma soprattutto di sentirsi attiva. E’ il suo ingresso nel mondo del lavoro, la strada verso l’indipendenza economica e il preludio di qualcosa di più stabile che la porterà a fare progetti. Non vede l’ora di sentirsi parte di una concreta realtà professionale. La delusione sarà quasi sconcertante. L’ambiente sarà tutt’altro che accogliente se non addirittura respingente e quasi minaccioso. Le cose non faranno che peggiorare giorno dopo giorno mentre lei inizierà a studiare per superare un concorso che le potrebbe dare il sospirato “posto fisso”. Questo sino alla famosa decisione che rischierà di metterla in un guaio
serissimo.
“A essere sincera, non mi ero mai sentita così dappoco”
Tornate indietro nel tempo. Siete giovani, pieni di aspettative poiché vi siete appena laureati brillantemente. Il mondo del lavoro si rivela difficile, le opportunità scarseggiano per chi non ha esperienza anche se qualificato. Nel frattempo i vostri sogni si infrangono contro le troppe porte chiuse, dipendete da vostra madre e l’inattività vi fa sentire inutile. Questo è ciò che accade alla protagonista, Sara. Poi, ecco che le viene offerta un’occasione. E da qui si sviluppa la trama.
Si tratta di una realtà spagnola, forse non troppo diversa dalla nostra. L’autrice esaspera e critica attraverso un linguaggio satirico e ironico, tutte le falle di un sistema fondato sulla burocrazia. Ci presenta situazioni al limite del tragicomico. Il tutto sarebbe ridicolo se non celasse il profondo disagio di una giovane che rappresenta una generazione priva di certezze e piena di confusione in merito al futuro. Il linguaggio è semplice poiché comprensibile ma lo stile non è sempre fluido in quanto molto particolareggiato. La giovane Sara, narratrice in prima persona, è abbandonata a se stessa senza sapere quale siano le sue mansioni, per giorni. E cosa può fare se non osservare minuziosamente ambienti e individui? Non fa che descriverci con precisione quasi chirurgica quello che vede e percepisce.
“Le idee che mi ero fatta sul lavoro d’ufficio si discostavano molto da quello che stavo scoprendo giorno dopo giorno”
La trama, a tratti appare ripetitiva. Anche questo ha un senso. Le giornate di Sara sono sempre uguali e la ripetitività serve per scandirle, darvi un ritmo monotono e trasmetterci il suo stesso disagio. L’autrice si mostra anche assai abile nel rimarcare le reazioni esterne di fronte al tentativo della giovane di esternare il proprio malcontento. La sua stessa madre le farà notare quanto sia assurdo lamentarsi di non far nulla quando sta svolgendo un lavoro che tutti le invidiano. Poi non c’è gente che si imbosca per evitare il lavoro? E lei che fa? Si lagna perché non ha abbastanza da fare! Ma per Sara è umiliante e ancor peggio è essere ignorata dai colleghi come fosse invisibile.
L’ambiente è descritto con dovizia di dettagli, così come le persone. La bella Sabina che ha un non so ché di chic, una ragazza carismatica e vivace, l’unica amica che Sara riuscirà a farsi e che la travolgerà con il suo fascino. Beni invece ha qualche anno più di lei, è rigida come il manico di una scopa ma poi si scoprirà che tale postura è la conseguenza di problemi alla colonna vertebrale. La poveretta porta un busto e quando lei non c’è, i colleghi che le sorridono ogni giorno, se ne fanno beffe. Beni però prende in simpatia Sara, si comporta come una sorella maggiore forse perché in lei vede se stessa. Teresa è la responsabile di servizio di Sara, una signora rotondetta e in là con gli anni. Inizialmente si mostra disponibile e gioviale, poi cambierà atteggiamento mostrando insofferenza e ambiguità.
“La mera formulazione del desiderio di sapere poteva essere interpretata come una polemica o una critica”
Il clima è decisamente claustrofobico e alienante. Alcuni personaggi sono caricaturali ma in linea con i toni della storia, l’evoluzione assolutamente originale ma anche logica. Ad un certo punto il ritmo prenderà il volo e ci ritroveremo all’interno dell’impossibile ma, paradossalmente, realistico e plausibile. La trama fa sorridere di tenerezza verso la protagonista la cui esasperazione le farà prendere una decisione per salvaguardare la propria dignità di lavoratrice. E’ così genuina da non rendersi conto di aver creato, da una crepa del sistema, una voragine.
Sorprendente! Simpatico ma anche amaro. Condivisibile e quasi geniale. Un’occasione per riflettere sul mondo del lavoro e sulle aspettative dei giovani, sulle falle di un sistema fondato sulla burocrazia (quando non c’è la si deve inventare) e su quanto sia facile metterlo in crisi.
Scelta difficile quella di Sara. Ribellarsi o adeguarsi? Accettare di esser parte di un sistema che trova assurdo o rinunciare all’opportunità della stabilità professionale e andarsene?
Secondo voi cos’avrebbe dovuto fare?