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Recensione: “Il complice” di Joseph Kanon, Newton Compton

Il complice Book Cover Il complice
Joseph Kanon
Thriller
Newton Compton
27 agosto 2020
cartaceo, ebook
320

È il 1962 e Max Weill, sopravvissuto all'Olocausto e diventato un cacciatore di nazisti (proprio come il celebre Simon Wiesenthal), è seduto al tavolino di un bar ad Amburgo. Non gli rimane molto da vivere e sta cercando di convincere suo nipote, un americano di nome Aaron Wiley, a entrare in affari con lui. Aaron è titubante. Ma mentre sono intenti a chiacchierare, Max si blocca: è sicuro di aver appena riconosciuto Otto Schramm, il medico nazista colpevole di aver inviato suo figlio alle camere a gas.

«È lui», riesce a dire con un filo di voce, prima di accasciarsi stroncato da un infarto. Ora Aaron non ha altra scelta che fare quello che la morte dello zio gli impone: andare nel Paese in cui si è rifugiato, rintracciare Schramm e consegnarlo alla giustizia. Una missione pericolosissima e capace di riportare a galla atroci segreti del passato.

“La stagione era ormai troppo inoltrata per mettere i tavoli all’esterno, ma un sole inatteso aveva attirato la folla verso l’Alsterpavillon e tutti chiedevano di stare in terrazza, così entro mezzogiorno il viale era diventato un unico, lungo bar all’aperto, con persone che sorseggiavano il caffè in sciarpa e cappotto per proteggersi dal vento proveniente dal lago, con il viso rivolto verso il sole. «Sembri una tartaruga», disse Aaron, guardando lo zio che se ne stava con il mento affondato nel soprabito, il grande naso che sporgeva come un becco.”

 

Joseph Kanon, uno dei maestri dello spionaggio, ci omaggia di un romanzo intriso dall’inizio alla fine di suspense psicologica. Ambientato  nel 1962, sulla scia della cattura di Eichman,  uno dei maggiori responsabili operativi dello sterminio degli ebrei nella Germania nazista, in Argentina ad opera del Mossad.  Fritz Bauer, l’allora pubblico ministero di Francoforte,  intendeva iniziare una serie di processi ai criminali nazisti per fare “pulizia” di coloro i quali si erano macchiati di indicibili crimini nei campi di concentramento. Per fare ciò  si dovevano trovare i fuggitivi delle Schutzstaffel (SS), che grazie a ODESSA (acronimo tedesco di Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, “Organizzazione degli ex membri delle SS”), organizzata verso la fine della seconda guerra mondiale da un gruppo di ex ufficiali delle SS con la collaborazione e l’aiuto di altri soggetti, tra cui alti prelati, consentì la fuga dei di ex gerarchi e criminali nazisti principalmente in America Latina.       

“L’avevano fatta franca. Aaron guardò di nuovo la foto di Auschwitz. Otto e il suo sorriso, l’infermiere che rideva, Mengele con una sigaretta. Magari si stavano rilassando dopo una selezione, o un esperimento. Senza anestesia.”

Il nostro racconto, ricostruisce un’ipotetica ricerca di uno di questi fuggiaschi.
Max Weill, un ebreo tedesco unico superstite della sua famiglia alla prigionia, alla fine della guerra, rinunciando alla professione di medico,  si  è totalmente dedicato alla ricerca di nazisti. Visto la sua precaria salute, cerca di convincere il nipote Arron Wiley, naturalizzato americano e agente analista della CIA, a prendere il suo  posto per rintracciare un fuggitivo, tra l’altro creduto morto, di nome Schramm e consegnarlo alla giustizia.

Aaron si troverà a partecipare  in prima persona in una frenetica caccia all’uomo che coinvolgerà diversi personaggi, alcuni dei quali ispirati da persone realmente esistite che hanno ricoperto dei ruoli importanti nella ricerca di Eichman: ad esempio Nathan, che riveste il ruolo di un agente del Mossad  oppure il coinvolgimento del Vaticano, che nel dopoguerra aiutò alcuni di questi ex nazisti a fuggire, introducendo l’ambiguo monsignor Luis Rosas.

Attraverso una minuziosa e coinvolgente ricostruzione storica, Kanon ci intrappola in una spasmodica ricerca di questo criminale. Numerosi personaggi si alterneranno e daranno vita a una continua “corsa” con innumerevoli colpi di scena e cambiamenti di fronte.

La scrittura è fluida, anche se alcuni passaggi, soprattutto nelle pagine iniziali, non sono di immediata comprensione.

Una trama ben congegnata anche se, sinceramente, non mi ha pienamente coinvolta. Gli orrori compiuti durante la guerra sono solo in parte accennati ma la loro crudeltà tocca l’animo umano profondamente. Una storia su cui riflettere e nonostante siano passati più di settant’anni sono ancora accadimenti molto vivi nella nostra memoria.

Ogni ulteriore parola, riferita a questi drammatici eventi, è superflua. Sicuramente è stata una pagina  angosciosa e sanguinaria di un recente passato che, magari indirettamente, ha colpito anche le nostre famiglie. I miei nonni non hanno mai voluto parlare degli orrori della guerra, pur non avendo vissuto il dramma dei campi di concentramento, soprattutto mio nonno paterno che si è trovato prigioniero di guerra in Albania si è sempre rifiutato di raccontare il dramma umano che ha vissuto.❤️ Lascio a Voi ogni altra riflessione.

È il 1962 e Max Weill, sopravvissuto all’Olocausto e diventato un cacciatore di nazisti (proprio come il celebre Simon Wiesenthal), è seduto al tavolino di un bar ad Amburgo. Non gli rimane molto da vivere e sta cercando di convincere suo nipote, un americano di nome Aaron Wiley, a entrare in affari con lui. Aaron è titubante. Ma mentre sono intenti a chiacchierare, Max si blocca: è sicuro di aver appena riconosciuto Otto Schramm, il medico nazista colpevole di aver inviato suo figlio alle camere a gas. «È lui», riesce a dire con un filo di voce, prima di accasciarsi stroncato da un infarto. Ora Aaron non ha altra scelta che fare quello che la morte dello zio gli impone: andare nel Paese in cui si è rifugiato, rintracciare Schramm e consegnarlo alla giustizia. Una missione pericolosissima e capace di riportare a galla atroci segreti del passato. “Le parole rimasero sospese tra loro per un secondo. «Sì», disse Aaron, pur di dire qualcosa, non una vera risposta, la mano sulla portiera aperta, la voce di lei nella mente, la testa verso l’alto quasi il suono fosse reale, lì fuori un’intima conversazione portata dal vento. Ma Nathan aveva ripreso a parlare, e la sua voce di ghiaia stava zittendo i sussurri, sempre più deboli, sempre più lontani, finché Aaron non riuscì più a sentirli.”

 

 

L’autore


Joseph Kanon
vive con la moglie e i due figli a New York, dove ha lavorato nel campo dell’editoria prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. È autore di cinque romanzi tra cui The Good German, da cui è stato tratto il film Intrigo a Berlino con George Clooney e Cate Blanchett. La Newton Compton ha pubblicato Omicidio a Istanbul, Omicidio a Berlino e Omicidio a Mosca, anche raccolti nel volume Le città dei delitti, e Il complice.

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.

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