Il cielo degli invisibili
Giallo, Thriller
Feltrinelli
24 marzo 2026
ebook, cartaceo
236
A Roma di più sacro del Vaticano c’è solo il paninaro, anche detto lo “zozzone”: l’ultimo baluardo contro l’ipoglicemia e la solitudine, il titolare del chiosco che smercia salsiccia, wurstel, cotolette o hamburger, accompagnati da robusti condimenti ad alto apporto calorico. Il paninaro frigge, unge e sfama facendo le domande giuste. Ma la regola dello zozzone non vale solo a Roma: è un comandamento universale.
Otello De Bartolo è un paninaro diverso dagli altri, è un patito della narrativa al punto da aver dedicato il suo menu ai grandi capolavori della letteratura. Ai “Panini parlanti” si addentano prelibatezze che portano nomi unici – “Guerra e pace”, “Madame Bovary”, “Delitto e Castigo” – innaffiate da salse altrettanto uniche: “Edmond Dantès”, “Smaug”, “Padron ’Ntoni”. Il chiosco è un vecchio autobus Fiat anni cinquanta, parcheggiato davanti al Policlinico Umberto I: carrozzeria blu, interni rossi, lavagna luminosa, una piccola biblioteca alle spalle della piastra e un pappagallo cenerino, Virgilio, che urla i prezzi meglio di qualsiasi registratore di cassa. Di notte, tra zanzare e clienti affamati, diventa un avamposto di umanità in una metropoli che corre senza guardare. Poi, un giorno, De Bartolo si accorge che un cliente abituale, Joseph Koné, specializzando ventisettenne presso il Policlinico, non si fa vedere da un po’. E infatti è scomparso nel nulla. A complicare il tutto si aggiungono le morti di alcuni clochard della zona. Ce n’è abbastanza per cominciare a indagare.
Ad affiancare Otello nella ricerca della verità ci sono Alice Penna, la giovane aiutante che ha un talento per i social, la Marchesa Margherita, transessuale elegante e fatale, e Giuseppe, senzatetto gentile, tifosissimo del Milan. Il gruppo di detective per caso si ritroverà nei guai e finirà per scontrarsi con il maresciallo dei carabinieri Manlio Buzzini, uomo di cultura raffinata, dottore in filosofia, diverso in tutto da De Bartolo ma al tempo stesso molto simile, che rimarrà affascinato da quegli indagatori fragili e solidali.
“Il cielo degli invisibili non si contempla. Prima lo capisci e prima riuscirai a sopravvivere.”
Uscito il 24 marzo 2026 per Feltrinelli, “Il cielo degli invisibili” di François Morlupi è un romanzo che sceglie di accendere i riflettori sui “non visti”: non solo coloro che hanno perso casa, famiglia o lavoro, ma tutti quegli individui che si trascinano nella Città Eterna, senza che l’umanità presti loro attenzione
La penna di Morlupi ci restituisce una Roma sporca nell’aspetto e nella morale, che tuttavia conserva il suo fascino e una scintilla di ostinata umanità.
Ad accompagnarci lungo le 238 pagine è il paninaro più letterato di Italia: Otello De Bartolo.
Una figura quasi caricaturale, che serve panini avvolti nella Divina Commedia in un vecchio autobus trasformato in un chiosco. Al suo fianco troviamo il pennuto Viriglio che urla prezzi come fosse un venditore ambulante e Alice Penna una ragazza fragile, imperfetta e dolcissima di nome.
Questo piccolo chiosco è la stella attorno a cui ruotano tutti gli altri pianeti della storia: Giuseppe, il clochard che racconta le dipartite storiche più divertenti;
“Eschilo lasciò questo mondo per colpa di un rapace che, scambiando il suo capo calvo per una roccia, gli aveva lanciato contro una tartaruga nell’intento di distruggerne il duro carapace”
la marchesa Margherita transessuale elegante e attenta; e Alice.
Il romanzo presenta una ricca galleria di personaggi esasperati e talvolta poco realisti, spesso caricaturali ed esasperati, ma che mostrano attraverso le loro vite e le loro paure quanto la realtà sia deformata, corrotta.

“Immagini un rettangolo con un pavimento di ghiaia rastrellato. Dentro, ci sono quindici pietre di diversa grandezza isolate dal muschio. Nessuno conosce il significato di quella composizione, si sa solo che, da qualsiasi prospettiva una persona osservi, non potrà mai vedere tutte e quindici le pietre, ma solo quattordici… Ogni pietra è un individuo, connesso ma la tempo stesso isolato”
La narrazione mette in scena un improbabile gruppo di detective improvvisati che, spinti da un innato senso di giustizia, decidono di non voltarsi dall’altra parte e cercano il “loro” invisibile: lo specializzando Joseph Koné.
Otello non è un semplice venditore di panini, come dirà lui stesso:
“Prima di tutto siamo persone. Persone che non hanno perso la loro umanità. E che nel loro piccolo, aiutano chi è in difficoltà.”
Ma non è nemmeno un eroe. È una persona qualunque, che si muove ai margini con i suoi panini parlanti, è capace di dare attenzione ai più deboli e di farsi coinvolgere in una indagine che ci aiuta a riflettere sulla giustizia e sui suoi limiti.
La storia di Konè è il mezzo che utilizza Morlupi per raccontare i suoi invisibili, accompagnati da giorni senza sole, con il naso all’insù a fissare il cielo sporco e grigio.
L’indagine è coinvolgente, la scrittura è diretta e senza fronzoli, ma mai banale.
Il sodalizio forzato tra Otello e il maresciallo dei carabinieri Manlio Buzzini funziona perfettamente, creando un dinamismo che ricorda le migliori fiction televisive. Il primo appassionato autodidatta dei classici della letteratura, il secondo estimatore dei grandi filosofi e dello studio del cielo.
“Ora i pezzi del puzzle finalmente stavano componendo un’immagine”
I personaggi di Morlupi sono dei piccoli ripari dalle brutture del mondo, in loro vige una solidarietà che non respinge nessuno.
L’autore in una recente intervista ha dichiarato di aver scritto queste pagine ispirato dal proliferare di tendopoli nella sua città. In Italia ci sono centomila senza tetto, dieci anni fa erano la metà.
Le statistiche sono agghiaccianti. Eppure, Morlupi con ironia, leggerezza e qualche tocco caricaturale ci restituisce una trama avvincente, personaggi ben strutturati e il desiderio di scegliere uno dei panini di Otello al suo chioschetto, accolta dal suo:
“Dimmi che libro leggi e ti dirò che panino mangerai”
Magari un bell’Orgoglio e Pregiudizio: pancetta, formaggio e uova con salsa Edmond Dantes.